24 ottobre 2017

E che contratti!

Direttamente dai novissimi Ufer Studios di Berlino, grandissimo spazio dedicato alla danza contemporanea, parliamo di un articolo uscito su La Stampa riguardante i contratti integrativi dei lavoratori delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Contratti che sono affiancati ai Contratti Nazioni (CCNL) e che a volte agiscono in deroga ad essi, con condizioni davvero mica male…

Ecco l’articolo

Comments

  1. Che gola un luogo così solo per la danza contemporanea….come disse Nanni Moretti: continuiamo a farci del male!!! :-))
    Per quanto riguarda l’articolo della Stampa, io non sono d’accordo con questo punto di vista.
    Mi sembra che sia un pò troppo semplice dare una descrizione di mezza facciata su un’organizzazione che ha più di un secolo di storia, lotte, conquiste attraverso il lavoro.
    Mi pare fin troppo facile sostenere che i lavoratori delle fondazioni liriche sono tutti dei debosciati che appena possono non vanno a lavorare e che prendono stipendi faraonici.
    Credo anche che in questo paese molto spesso i diritti dei lavoratori diventino privilegi, mentre -viceversa- i privilegi dei potenti siano diventati qualcosa da accettare senza colpo ferire.
    Ci sono enormi sprechi nelle fondazioni, io di questo sono assolutamente consapevole, ma il pesce puzza sempre dalla testa, e io non capisco perchè ci debbano rimettere sempre i lavoratori.
    Vogliamo parlare del fatto che nel decreto è stato tolto il tetto massimo dei cachet degli artisti ospiti? ….giusto per fare un esempio.
    Ma crediamo davvero che la chiusura o i tagli alle fondazioni in qualche modo possano migliorare la situazione della cultura in Italia? Crediamo davvero che i soldi che vengono tagliati dalle fondazioni verranno in qualche modo redistribuiti alla cultura? Non pensate invece che questo governo voglia solo tagliare e basta?
    Io mi sento solo di sostenere la protesta dei lavoratori delle fondazioni, perchè vuol dire sostenere una parte di cultura importante, e secondo me dovremmo lottare per avere dei diritti anche noi, e non per toglierli a chi li ha conquistati.

  2. Ciao Lia! Quello della Stampa è semplicemente un’integrazione, appunto per farci tutti delle idee più chiare. Io non sapevo che cosa contenessero i contratti integrativi e leggevo ovunque che erano la ‘vera’ materia del contendere sindacale. Ora lo so e mi aiuta a relativizzare tutto.

    Non sostengo minimamente questo governo, ma ritengo anche che le nostre menti ‘di sinistra’ debbano andare incontro a una bella riformulazione di quali siano i veri punti da portare avanti in una politica culturale che sappia valorizzare e sostenere OGNI forma di cultura, non solo quella istituzionalizzata e sindacalizzata. Io personalmente sono contrario a qualsiasi privilegio di casta o corporazione, compresi i privilegi dei lavoratori della cultura, ove esistano, di qualsiasi ramo e genere. Le lotte sindacali dovrebbero portare a ben altre conquiste che l’indennità-arma o l’indennità-Caracalla. Credo che dobbiamo saper discernere, di uno stesso fenomeno, ciò che funziona e ciò che non funziona, in modo molto pragmatico, partendo ad esempio dal decreto Bondi e dalla Legge Carlucci-De Biasi. Credo anche che una buona riforma delle Fondazioni Lirico Sinfoniche l’avrebbe potuta-dovuta fare un governo di centro-sinistra (fu infatti avviata da Veltroni ma non fu mai portata a termine). Bersani osò, con le liberalizzazioni da lui avviate, andare incontro agli interessi di noi tutti, rimuovendo qualche privilegio a pochi. Fece una cosa di sinistra? Io credo di sì.

    La Cultura è ancora il regno incontaminato dove alberga l’anima della sinistra e chiunque la tocca è un bifolco fascista che non capisce un cazzo? Forse dobbiamo riconoscere di vivere in una nuova egemonia culturale. Dobbiamo fare i conti con essa ed elaborare qualcosa di nuovo.

  3. Ho infatti ribadito che gli sprechi nelle fondazioni ci sono eccome, proprio perchè penso anche io che non ci debbano essere caste di privilegiati.
    L’episodio delle comparse e dell’indennità-arma bisognerebbe capirlo meglio, magari facendolo raccontare da chi c’era veramente e sentendo le due campane. Le comparse non sono operatori culturali, ma spesso sono persone che con il teatro non hanno nulla a che fare. Le comparse si fanno anche delle estenuanti prove luci e, per chiudere, molte volte i capricciosi registi pretendono prestazioni pericolose o faticosissime. Io non so com’è andata quella volta precisamente, ma se una protesta è stata fatta sicuramente c’era un motivo.
    Non credo che si possa parlare di casta di privilegiati neanche riguardo l’orchestrale che dopo 35 anni guadagna 2mila euro netti.
    I “privilegiati” coprono altri ruoli all’interno delle fondazioni, almeno per quello che mi sembra aver capito bazzicando ogni tanto.
    Non ho mai pensato in vita mia che “la cultura è il regno incontaminato della sinistra e chiunque la tocca è un bifolco fascista che non capisce un cazzo”, e non lo penserò mai.

  4. Facciamo parlare la verita’: si puo’ sentire solidarieta’ quando viene ricambiata. Dato che lavoratori di fondazioni non si sono mai preoccupati delle mie condizioni, non vedo perche’ dovrei dimostrare loro il mio appoggio. A maggior ragione quando ci sono OGGETTIVI privilegi di cui questi lavoratori INGIUSTAMENTE godono alla faccia di tutti. Non me ne frega niente del loro essere prosciugati dal regista folle di turno, perche’ anch’io lavoro come un dannato, affrontando un sacco di muri istituzionali che ti prosciugano i neuroni. Ma questo non mi ha messo nella condizione di crearmi il privilegio di raddoppiarmi lo stipendio nella creazione di un festival ad esempio, azzerando il cachet degli artisti che invito a danzare.
    Bisogna essere etici: dal manager in alto al lavoratore piu’ in basso. Basta con la retorica del capo cattivo!
    Perche’ se e’ vero che il pesce puzza dalla testa, allora che si fa? Si approfitta della puzza generale per arraffare quel che si puo’: come suona italiana questa cosa! La colpa non e’ mai del lavoratore: troppo facile!

    Infine non mi interessa se quei soldi GIUSTAMENTE detratti ai privilegiati vengano o meno rindirizzati nella cultura in modo piu’ equo: questo e’ un altro capitolo.
    L’importante e’ eliminare privilegi INGIUSTI: bisogna prendere il coraggio di prenderne atto. Io mi sono stancato di ‘morir di fame’ per difendere loro che non si curano minimanente di noi.
    Andro’ a dimostrare la mia solidarieta’ a qualcun altro che ne ha piu’ bisogno.

  5. E’ una scelta il tipo di lavoro che faccio che mi costringe a un certo tipo di stress. Cosi come loro hanno scelto il loro di lavoro che include la possibilita’ di esser costretti a sopportare il regista capriccioso e torturatore.
    Inoltre, aprendo una rapida parentesi lavorativa, in ogni tipo di lavoro ci sono competitors. Che problema ci sarebbe’ sentirsi competitors con le fondazioni? Ma questo non sarebbe nemmeno immaginabile dato che non siamo allo stesso livello: infatti loro godono di piu’ privilegi conclamati!! Eppure lavoriamo tutti quanti come dannati, ma loro possono godere di privilegi, noi no!! Una logica che funziona solo in Italia: mi fa piacere leggere che ci sono colleghi che masochisticamente, li sostengono. :))
    Certo il problema e’ innanzitutto il governo che non ci considera nemmeno e non riconosce la nostra figura, e su questo SIAMO TUTTi D’ACCORDO! Pero’ non si puo’ dire che i ‘fondaazionari’ si preoccupino minimamente di noi, per ritornare al discorso sulla solidarieta’.
    Come pure non posso non prendere in considerazione un’etica che non si puo’ permettere il lusso di trasformare magicamente l’INGIUSTO in GIUSTO solo perche’ un tecnico resta appeso per ore sotto le direzioni del regista folle. E allora perche’ gli operai che lavorano tutti i giorni a piu’ di mille metri di altezza non godono di nessun privilegio? Dobbiamo allora parlare di lavoratori di seria A e di serie B? Spero proprio di no.

    Non fatemene una colpa se tenderei certamente a solidarizzare con un’eventuale lotta sollecitata da uno di noi, piuttosto che per quelle delle fondazioni liriche.
    Perche’ e’ anche questo il nodo della questione: come mai non riusciamo a solidarizzare tra di noi performer contemporanei?

  6. Caro Giuseppe, è chiaro che abbiamo punti di vista totalmente diversi. Io non vedo i privilegi di cui parli, e quindi credo che ogni discussione a riguardo sia inutile. La cosa certa è che io non sono dentro ad una fondazione, non so quali gerarchie e quali dinamiche esistano all’interno dei teatri – sebbene mi sia bastato stare lì dentro per pochi mesi per capire che la questione non sia proprio così lineare- e quindi non mi permetto neanche di giudicarli in modo così perentorio come fai tu.
    Non me ne frega una cippa che loro non si sono mai mossi verso di noi, non me ne importa nulla di metterci a fare le fazioni (performer contro ballerini classici o attori contro orchestrali)…siamo tutti iscritti all’enpals e tutti dovremmo avere un unico obiettivo. Dal mio punto di vista è la cultura ad essere attaccata, su tutti i fronti, e quindi io mi sento di schierarmi con le fondazioni, in questo momento. Ciò non vuol dire che io condivida al 100% la gestione, non so più in che lingua dirlo, ma sicuramente in questo triste periodo la mia personale priorità è andare contro questo attacco frontale ai luoghi di cultura. Le riforme vanno fatte, ma a mio parere con questo governo si può parlare solo di tagli. E non mi sento affatto masochista per questo pensiero.
    Il problema vero per cui noi performer non riusciamo a solidarizzare per pretendere quello che ci spetta è proprio questo continuo giudicare il pensiero degli altri, che divide anzichè avvicinare.
    Qualche lotta è stata mai sollevata da parte dei cani sciolti negli ultimi 20 anni? Mai. Questa protesta delle fondazioni poteva essere un volano per unire anche i nostri argomenti, per aggiungere contenuti alla loro lotta, visto che loro la lotta la sanno e la possono fare. Per me questa è stata un’occasione mancata, mentre mi sembra che altre persone quasi non vedono l’ora che le fondazioni chiudano i battenti.
    Non fatemene una colpa ma mi sembra che in questo modo si ragioni un pò troppo in piccolo.

  7. Una sola e breve risposta: proprio dal ‘piccolo’ si deve cominciare a cambiare. E questa webtv,alla quale stai partecipando anche tu, e’una forma di questo ‘piccolo’ sul quale si deve lavorare. Dunque non mi vergogno affatto di pensare in piccolo. Tuttavia ti lascio con un pensiero: non pensi che la tua chiosa del tuo ultimo commento non racchiuda quel tipo di giudizio che tu paventi come problema tra performer contemporanei?:))

  8. Ciao Lia, i contratti integrativi sono quello che sono, la loro origine storica conta fino a un certo punto, e comunque hanno ORA sull’economia delle Fondazioni e del finanziamento pubblico alla cultura un impatto economico che illo tempore, evidentemente, non avevano. Sta di fatto che al momento in cui ci troviamo oggi, non e’ evidentemente piu’ sostenibile pagare il doppio a tutti gli amministrativi quando c’e’ caracalla (cioe’ tre mesi su dodici) o dare delle indennita’ a tutti i tecnici, anche quelli che non lavorano. Capisco il caso delle comparse e delle prove luci e dei capricciosi registi, ma veramente vogliamo parlare dei casi umani? Potrei risponderti allora che conosco alcuni danzatori contemporanei che fanno i mimi alla scala perche’ e’ un lavoro semplice e ben pagato. Ma dove ci porta questo discorso? L’articolo in questione parla solo dei contratti integrativi, che e’ solo uno dei commi di uno degli articoli di uno dei decreti (l’ultimo) che regolano le Fondazioni.
    Comunque la tua risposta sollecita in me un’ulteriore domanda: chi siamo noi? Qual e’ la nostra identita’ lavorativa di “artisti/ lavoratori della contemporaneita’”? Esiste? E’ mai esistita? Vorremmo che esistesse? Mi piacerebbe che SITUASSIMO i nostri discorsi, definendo qual e’ la prospettiva da cui stiamo parlando. Per questo lancio una proposta, anche per interagire con il neonato forum: parliamo di noi e del nostro lavoro, di quanto puo’ essere bello e faticoso (anziche’ parlare delle fatiche altrui). Cerchiamo di costruire insieme una mappa, una conoscenza della nostra identita’ collettiva, di lavoratori del contemporaneo. Cosa ci caratterizza di piu’? Io non trovo che il problema dei performer sia che si giudicano tra di loro (questo mi sembra che pertiene piu’ alla sfera del gossip)… Piuttosto trovo una generale mancanza di professionalita’ – in parte causata dagli scarsi sostegni pubblici, in parte dal nostro scarso interesse verso alcune questioni che non attengono necessariamente alla creazione ma ad altri aspetti di contorno, come promozione, amministrazione, politica culturale, ecc. Quindi mi piacerebbe proprio partire dalla dimensione lavorativa (l’arte per noi e’ un lavoro!).
    C’e’ proprio una sezione apposta e si chiama ‘vita d’artista’. Provvedo al piu’ presto ad inserirmi io per primo come cavia.

  9. questa te la concedo, ma ho parafrasato proprio il tuo commento di prima.
    🙂
    Comunque io cerco di partecipare sempre in modo propositivo a qualsiasi iniziativa, così come avevo partecipato attivamente al coordinamento e ad altre attività che riguardano la vita culturale. Sono contenta di essere qui e di poter esprimere le mie opinioni . Sono felice di poter ascoltare persone di grande esperienza come Franca, e anche persone della mia generazione, ognuno con le sue esperienze e i suoi dubbi. Questo confluire di tutte queste diversità è interessante e prezioso, ma comunque penso davvero quello che ho scritto riguardo al giudizio, e lo penso da molto prima di partecipare a questa web tv.
    Per ora non è successo nulla che potesse smentire questa mia sensazione, ma spero davvero che non sia così per sempre!!!

  10. @Giovanni
    la tua proposta è interessantissima, sarebbe davvero una discussione succulenta e sono già curiosa di leggere i vari punti di vista. In questo modo si potrebbe anche chiarire cosa vuol dire “mancanza di professionalità”, e di conseguenza cosa vuol dire “professionalità”.
    Per quanto riguarda le comparse dell’Arena non è molto carino dire che sono dei “casi umani”, direi piuttosto che si tratta di persone che hanno voluto far valere i propri diritti in unambiente in cui nessuno li vuole far valere per paura di non lavorare più, quindi -mi spiace dirlo- ma hanno tutta la ia solidarietà.
    Per i mimi che fanno un lavoro “facile” e “ben pagato”….beh, evidentemente stiamo parlando di persone che non hanno capito bene cosa stanno facendo e che credono che si tratti di lavoro soltanto quando si torna a casa sudati e affaticati. Lavorare nelle opere come mimo non è “danzare”, ma è comunque un lavoro che può essere anche molto impegnativo,sia dal punto di vista fisico che scenico, e che ti da -nelle situazioni più fortunate- la possibilità di lavorare con grandi registi, di conoscere meglio la partitura musicale e di dare vita ad una grande macchina scenica, un maestoso e funambolico esercizio corale in cui ognuno da il suo piccolo contributo. Sono consapevole, però, che molte persone pensano semplicemente che sia un lavoro facile e ben pagato’….il mondo è bello perchè vario.
    Al via alla discussione, allora, attendiamo il tuo atto sacrificale come cavia.

  11. Giusto una precisazione: per “casi umani” non intendevo le comparse dell’Arena che hanno chiesto e ottenuto l’indennità-arma, ma dove tu Lia scrivevi che le comparse possono essere soggette a “estenuanti prove luci e, per chiudere, molte volte i capricciosi registi pretendono prestazioni pericolose o faticosissime”. Intendevo semplicemente ri-spostare la discussione da “casi umani” nel senso di casi estremi, a un discorso più generale di sistema.

    Ma in tutto questo nessuno dice niente sui 14 studio di danza contemporanea che aprono a Berlino per azione delle realtà stesse di danza? 😉

  12. cavolicchio Giovanni….più che dire qualcosa sui 14 studio vorrei riuscire a scrivere quello che provo quando sento cosa accade nel resto d’Europa, ma è un tale groviglio di emozioni che rischierei solo di fare una lamentazione inutile.
    La prima cosa che ho pensato è stato il post su Forte Marghera, perchè era venuto fuori proprio che se quella realtà si fosse trovata in un altro posto sicuramente le associazioni che operano in quegli spazi riceverebbero l’aiuto necessario per realizzare i propri progetti, e quel luogo sarebbe diventato un importante polo culturale.
    Bisognerebbe però capire qual’è il contesto per cui si è deciso di dedicare un’intero complesso di studio solamente alla danza contemporanea….cioè sono state alcune compagnie a sostenere e spingere affinchè questo spazio sorgesse, oppure si tratta di uno spazio aperto che non avrà assegnazioni?
    Ma soprattutto: pensate che in Italia sarà impossibile anelare a tanto?
    Con questa domanda vi auguro una buonanotte e una buona domenica.
    L

  13. Anch’io sono convinto che piu’ che nei giudizi, si indugia maggiormente nel facile gossip che, tra l’altro, si trova dappertutto, non solamente nel mondo della danza. Dunque mi vien da dire che e’ inutile cercare di spostar il problema. Non sono nemmeno d’accordo sul presunto fazionismo che mi si vuole accollare: non ho ne’ il tempo, ne’ la voglia di fare fazioni. Per me le fondazioni possono esistere ad libitum: l’importante e’ che non rubino!! Infatti quando certe notizie avviano inchieste giornalistiche da parte di accorti giornalisti, di giornali autorevoli, sinceramente si e’ di gia’ in un’altra sfera, quella della verita’ toste, di quelle difficili da accettare ma che purtroppo e’ cosi’.

  14. Ho creato un nuovo subforum, sotto Vite d’artista, chiamandolo “Mettiamoci la faccia”. La mia faccia c’è già! A voi la palla…
    P.S. La visibilità di quella sezione del forum è riservata a chi si registra.

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