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	<title>Commenti a: Una legge che aspetta da 9 anni</title>
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		<title>Di: cristine</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-161</link>
		<dc:creator>cristine</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 10:21:35 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ringrazio per la risposta e cerco di spiegare. SI privato sono tutti i soggetti economici.Un esempio.
Nel 2003,come valutazione finale del penultimo anno di studi,gli studenti devono organizzare un festival chiamato&quot;LUST AM RISIKO&quot;
(il gusto del rischio). Bisogna organizzarsi in tutto,non solo nel produrre gli spettacoli,ma organizzare tutto: ufficio stampa, tecniche,organizzazione performance e quindi soddisfare tutte le necessità tecniche, trovare i luoghi e quindi i permessi etc.
MA sopratutto bisogna trovare il modo di finanziare il tutto. Come abbiamo fatto?
Beh,abbiamo formato il gruppo di reperimento fondi,che calcolasse tutto e si occupasse della partre burocratica.E  ci siamo mossi chiendo a tutti: passanti per strada, tutte le attivita commerciali (negozi, ambulanti,imprese, società di qualsiasi tipo e ovviamente fabbriche,industrie)presenti in quel territorio (SAalisburgo e provincia). Così a parte la felice partecipazione,anche di micro donazioni di gente comune, le forniture di oggetti e servizi più disparati (ad es, i bicchieri per i party post performance,ce li ha imprestati una birreria,i fari una discoteca,gli impianti audio un negozio di hi-fi,la pubblicità i vari quotidiani,il cibo veniva dal surplus dei supermercati,sono stati ideate e vendute piccoli oggetti, performance,video,etc). Ma sopratutto ci siamo impegnati,nel progettare e sviluppare un bel marketing,non solo di pubblicità ma di attività correlate al festival: I party! QUindi sia chi era venuto a federe il festival, ma sopratutto molti giovani che abbiamo allettato grazie ad un prezzo imbattibile di consumazione e possibilità di divertimento, molto allettante con un biglietto di ingresso.LA più equa e non &quot;suicidante&quot; pressione fiscale austriaca e maggior sveltezza burocratica, di sicuro sono stati elementi determinanti del successo di quest&#039;operazione.
Così abbiamo catturato una bella fetta di pubblico, che poi ci si è affezionato,anche tra coloro che ben si guardavano dall&#039;avere un interesse nelle arti performative: sia da chi col pensiero:vi ho aiutato con una donazione e voglio proprio vedere cosa ne avete fatto e se mi piace,sia tutti quei giovani che cercando divertimento a buon mercato, si sono trovati nel bel mezzo di una manifestazione artistica, fatta da loro coetanei,che grazie a questi incontri ha pensato: mi diverto con loro,vediamo cosa combinano.Però oltre a bere e andare per locali, non è male anche vedere qualcosa del genere,mi sono divertito altrettanto.NOn sono noiosi come pensavo fossero le cose che riguardano i teatri.Anzi....

Spero di averti illuminato un pò su cosa intendo su Privato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per la risposta e cerco di spiegare. SI privato sono tutti i soggetti economici.Un esempio.<br />
Nel 2003,come valutazione finale del penultimo anno di studi,gli studenti devono organizzare un festival chiamato&#8221;LUST AM RISIKO&#8221;<br />
(il gusto del rischio). Bisogna organizzarsi in tutto,non solo nel produrre gli spettacoli,ma organizzare tutto: ufficio stampa, tecniche,organizzazione performance e quindi soddisfare tutte le necessità tecniche, trovare i luoghi e quindi i permessi etc.<br />
MA sopratutto bisogna trovare il modo di finanziare il tutto. Come abbiamo fatto?<br />
Beh,abbiamo formato il gruppo di reperimento fondi,che calcolasse tutto e si occupasse della partre burocratica.E  ci siamo mossi chiendo a tutti: passanti per strada, tutte le attivita commerciali (negozi, ambulanti,imprese, società di qualsiasi tipo e ovviamente fabbriche,industrie)presenti in quel territorio (SAalisburgo e provincia). Così a parte la felice partecipazione,anche di micro donazioni di gente comune, le forniture di oggetti e servizi più disparati (ad es, i bicchieri per i party post performance,ce li ha imprestati una birreria,i fari una discoteca,gli impianti audio un negozio di hi-fi,la pubblicità i vari quotidiani,il cibo veniva dal surplus dei supermercati,sono stati ideate e vendute piccoli oggetti, performance,video,etc). Ma sopratutto ci siamo impegnati,nel progettare e sviluppare un bel marketing,non solo di pubblicità ma di attività correlate al festival: I party! QUindi sia chi era venuto a federe il festival, ma sopratutto molti giovani che abbiamo allettato grazie ad un prezzo imbattibile di consumazione e possibilità di divertimento, molto allettante con un biglietto di ingresso.LA più equa e non &#8220;suicidante&#8221; pressione fiscale austriaca e maggior sveltezza burocratica, di sicuro sono stati elementi determinanti del successo di quest&#8217;operazione.<br />
Così abbiamo catturato una bella fetta di pubblico, che poi ci si è affezionato,anche tra coloro che ben si guardavano dall&#8217;avere un interesse nelle arti performative: sia da chi col pensiero:vi ho aiutato con una donazione e voglio proprio vedere cosa ne avete fatto e se mi piace,sia tutti quei giovani che cercando divertimento a buon mercato, si sono trovati nel bel mezzo di una manifestazione artistica, fatta da loro coetanei,che grazie a questi incontri ha pensato: mi diverto con loro,vediamo cosa combinano.Però oltre a bere e andare per locali, non è male anche vedere qualcosa del genere,mi sono divertito altrettanto.NOn sono noiosi come pensavo fossero le cose che riguardano i teatri.Anzi&#8230;.</p>
<p>Spero di averti illuminato un pò su cosa intendo su Privato.</p>
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		<title>Di: lia courrier</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-160</link>
		<dc:creator>lia courrier</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 22:34:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-160</guid>
		<description>Grazie Cristine ... la tua testimonianza completa un pò il quadro della situazione. E&#039; importante sentire più campane per capire il contesto nella sua interezza... ovviamente è ovvio che il sistema perfetto non esiste, ed è per questo che trovare il bandolo della matassa è un pò difficile. Il mio contatto, comunque,  non è un nome famoso, assolutamente. Tra l&#039;altro non è neanche austriaco. Ha cominciato con una sovvenzione a progetto 20 anni fa, e dopo tutto questo tempo è arrivato a prendere una cifra simile a quella che qui in Italia prendono -ad esempio- Abbondanza e Bertoni, quindi una cifra anche relativamente modesta, ma che lui si fa bastare per le produzioni e per le retribuzioni.
Per questo credo che la sovvenzione a progetto sia molto importante, e forse potrebbe essere davvero un&#039;idea da adottare, per chi vuole cominciare a produrre qualcosa, ma soprattutto per cominciare ad avere un pò di visibilità.

Io non vorrei che si pensasse che sono CONTRO il privato nelle arti. Io sono d&#039;accordo con qualsiasi risorsa possa aiutare la cultura a risollevarsi da questo vuoto cosmico che ci avvolge, ma penso che lo possa fare solo insieme al pubblico, ecco, tutto qui.
Per questo, visto che mi sembra che abbiate molto le idee chiare, mi piacerebbe sapere da qualcuno di voi esattamente cosa si intende per privato. Nel senso: da dove e da chi arrivano queste sovvenzioni? Sono aziende? Fondazioni? Vorrei capire meglio.

....sapete che vi dico? Secondo me sarebbe saggio trovare dei punti in comune, qualcosa nella quale crediamo fermamente, perchè sono convinta che un momento decisivo sarà la stesura della  legge regionale per lo spettacolo dal vivo, che reinterpreterà le linee guida di quella nazionale, e allora forse attraverso questa interessantissima discussione possiamo focalizzare l&#039;attenzione su qualcosa di irrinunciabile e necessaria, per poi provare a cercare un canale istituzionale ... parlo per la Lombardia, ma credo che sarà interesse anche di altre regioni!! 
La storia della sovvenzione a progetto fu messa avanti anche alla tavola rotonda della danza che fu fatta con il C-Dap (coordinamento regionale Lombardia) a palazzo Marino un paio d&#039;anni fa. Era una delle poche cose sulle quali ero assolutamente d&#039;accordo.
Che ne dite? Ci proviamo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Cristine &#8230; la tua testimonianza completa un pò il quadro della situazione. E&#8217; importante sentire più campane per capire il contesto nella sua interezza&#8230; ovviamente è ovvio che il sistema perfetto non esiste, ed è per questo che trovare il bandolo della matassa è un pò difficile. Il mio contatto, comunque,  non è un nome famoso, assolutamente. Tra l&#8217;altro non è neanche austriaco. Ha cominciato con una sovvenzione a progetto 20 anni fa, e dopo tutto questo tempo è arrivato a prendere una cifra simile a quella che qui in Italia prendono -ad esempio- Abbondanza e Bertoni, quindi una cifra anche relativamente modesta, ma che lui si fa bastare per le produzioni e per le retribuzioni.<br />
Per questo credo che la sovvenzione a progetto sia molto importante, e forse potrebbe essere davvero un&#8217;idea da adottare, per chi vuole cominciare a produrre qualcosa, ma soprattutto per cominciare ad avere un pò di visibilità.</p>
<p>Io non vorrei che si pensasse che sono CONTRO il privato nelle arti. Io sono d&#8217;accordo con qualsiasi risorsa possa aiutare la cultura a risollevarsi da questo vuoto cosmico che ci avvolge, ma penso che lo possa fare solo insieme al pubblico, ecco, tutto qui.<br />
Per questo, visto che mi sembra che abbiate molto le idee chiare, mi piacerebbe sapere da qualcuno di voi esattamente cosa si intende per privato. Nel senso: da dove e da chi arrivano queste sovvenzioni? Sono aziende? Fondazioni? Vorrei capire meglio.</p>
<p>&#8230;.sapete che vi dico? Secondo me sarebbe saggio trovare dei punti in comune, qualcosa nella quale crediamo fermamente, perchè sono convinta che un momento decisivo sarà la stesura della  legge regionale per lo spettacolo dal vivo, che reinterpreterà le linee guida di quella nazionale, e allora forse attraverso questa interessantissima discussione possiamo focalizzare l&#8217;attenzione su qualcosa di irrinunciabile e necessaria, per poi provare a cercare un canale istituzionale &#8230; parlo per la Lombardia, ma credo che sarà interesse anche di altre regioni!!<br />
La storia della sovvenzione a progetto fu messa avanti anche alla tavola rotonda della danza che fu fatta con il C-Dap (coordinamento regionale Lombardia) a palazzo Marino un paio d&#8217;anni fa. Era una delle poche cose sulle quali ero assolutamente d&#8217;accordo.<br />
Che ne dite? Ci proviamo?</p>
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		<title>Di: cristine</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-159</link>
		<dc:creator>cristine</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:17:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-159</guid>
		<description>Velocemente,e premetto non ho letto tutto,ma vorrei intervenire.
Io in austria ci ho vissuto, studiato e lavorato, cara Lia,e ti devo dire che si le tue info sono giustema parzialmente vere.
Nel senso che chi come il tuo contatto è stabile-famoso dispone di quelle cifre. E ti correggo molto è sostenuto in realtà dalle sponsorizzazioni e privati, e senza il loro supporto e lavorare ai fianchi coi risultati non si sarebbe creata questa situazione odierna, di investimenti. In generale la situzione danza è migliore,ma non è semplice o il paese dei balocchi.
Di sicuro c&#039;è una maggiore istituzionalizzazione nelle università e la mentalità americana è completamente assorbita (quel modo di fare di cui parla il post di MIlka).
SOno presupposti veramente importanti per valutare la situazione. Tieni conto che cio ha creato un grande indotto economico,e il metodo di tassazione è decisamente più semplice ed equo,altro fattore indispensabile,ed anche ti può aiutare,ma questo è un altro discorso.
L&#039;austria è piccola,ma ha razionalizzato meglio le risorse e gli investimenti.
Il gusto del pubblico e il tipo di danza che va per la maggiore è ben diverso da quello italiano.
Ma sopratutto sanno vendersi molto bene.
Però... l&#039;università è molto cara, sempre mentalità u.s.a.,non a quei costi, ma molto più alti di quella italiana.E te la devi pagare,non ci sono sconti.Anche se sei un morto di fame meritevole, devi sganciare moneta sonante.
LA burocrazia è quasi più allucinante di quella italiana (ti ricordo quanto tempo gli austro-ungarici sono rimasti in Italia ,e il nostro sistema è stato allora importato da loro...)
Ben diversa la Germania:ho vissuto anche li 2 anni.E mi associo a Giovanni: lì la vita costa meno in generale e ci sono più aiuti sociali dallo Stato.Non si può paragonare.
Pure  la Francia non è poi sto granchè.
Ovvio che se ti confronti col 12 mondo nel settore ,ovvero noi qui, beh tutto ciò che è fuori luccica.
Ma anche qui ci sono esmpi che ci invidiano.
IO Col comune di Padova,vivo un esperienza molto utile e positiva, che esiste da 15 anni, dove ti puoi affittare una saletta prove, del comune a 15 euro bimensili.SI riesce ad avere più omeno 8 ore alla settimana. NOn ci sono grandi dotazioni tecniche, ma se ti adatti , la spesa è ben inferiore a quella di Vienna, MIlano o Berlino o Parigi.
Perchè anche a Vienna, se non sei studente universitario, austriaco, con tantissimi requisiti che qui non elenco, ti scordi le sale prove a gratis.MInimo 50 euro l&#039;ora. Ti assicuro che in Austria se possono ti fanno pagare anche l&#039;aria che respiri al minuto.
GRues Got
(come ci si saluta lì, benedici DIO)

Essere un giovane autore squattrinato è difficile anche lì, e Vienna non esaurisce l&#039;austria, dove per lo più sono stanziati i fondi. A SAlisburgo, Linz e Graz, oltre ad esserci le università più grandi di danza, sono anche quelle più creativamente attive e interessanti. E tutte le maniferstazioni più importanti e piccole si trovano i fondi.Ed hanno successo. Dopo un pò eventualmente arrivi a Wien e riesci ad accedere alle agevolazioni.Forse. Ma molti evitano il pubblico, perchè nel privato hai più libertà.
Ma privato lì non è mai negativo o di parte,non si storce il naso. Io stessa invoco lo stesso privato in italia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Velocemente,e premetto non ho letto tutto,ma vorrei intervenire.<br />
Io in austria ci ho vissuto, studiato e lavorato, cara Lia,e ti devo dire che si le tue info sono giustema parzialmente vere.<br />
Nel senso che chi come il tuo contatto è stabile-famoso dispone di quelle cifre. E ti correggo molto è sostenuto in realtà dalle sponsorizzazioni e privati, e senza il loro supporto e lavorare ai fianchi coi risultati non si sarebbe creata questa situazione odierna, di investimenti. In generale la situzione danza è migliore,ma non è semplice o il paese dei balocchi.<br />
Di sicuro c&#8217;è una maggiore istituzionalizzazione nelle università e la mentalità americana è completamente assorbita (quel modo di fare di cui parla il post di MIlka).<br />
SOno presupposti veramente importanti per valutare la situazione. Tieni conto che cio ha creato un grande indotto economico,e il metodo di tassazione è decisamente più semplice ed equo,altro fattore indispensabile,ed anche ti può aiutare,ma questo è un altro discorso.<br />
L&#8217;austria è piccola,ma ha razionalizzato meglio le risorse e gli investimenti.<br />
Il gusto del pubblico e il tipo di danza che va per la maggiore è ben diverso da quello italiano.<br />
Ma sopratutto sanno vendersi molto bene.<br />
Però&#8230; l&#8217;università è molto cara, sempre mentalità u.s.a.,non a quei costi, ma molto più alti di quella italiana.E te la devi pagare,non ci sono sconti.Anche se sei un morto di fame meritevole, devi sganciare moneta sonante.<br />
LA burocrazia è quasi più allucinante di quella italiana (ti ricordo quanto tempo gli austro-ungarici sono rimasti in Italia ,e il nostro sistema è stato allora importato da loro&#8230;)<br />
Ben diversa la Germania:ho vissuto anche li 2 anni.E mi associo a Giovanni: lì la vita costa meno in generale e ci sono più aiuti sociali dallo Stato.Non si può paragonare.<br />
Pure  la Francia non è poi sto granchè.<br />
Ovvio che se ti confronti col 12 mondo nel settore ,ovvero noi qui, beh tutto ciò che è fuori luccica.<br />
Ma anche qui ci sono esmpi che ci invidiano.<br />
IO Col comune di Padova,vivo un esperienza molto utile e positiva, che esiste da 15 anni, dove ti puoi affittare una saletta prove, del comune a 15 euro bimensili.SI riesce ad avere più omeno 8 ore alla settimana. NOn ci sono grandi dotazioni tecniche, ma se ti adatti , la spesa è ben inferiore a quella di Vienna, MIlano o Berlino o Parigi.<br />
Perchè anche a Vienna, se non sei studente universitario, austriaco, con tantissimi requisiti che qui non elenco, ti scordi le sale prove a gratis.MInimo 50 euro l&#8217;ora. Ti assicuro che in Austria se possono ti fanno pagare anche l&#8217;aria che respiri al minuto.<br />
GRues Got<br />
(come ci si saluta lì, benedici DIO)</p>
<p>Essere un giovane autore squattrinato è difficile anche lì, e Vienna non esaurisce l&#8217;austria, dove per lo più sono stanziati i fondi. A SAlisburgo, Linz e Graz, oltre ad esserci le università più grandi di danza, sono anche quelle più creativamente attive e interessanti. E tutte le maniferstazioni più importanti e piccole si trovano i fondi.Ed hanno successo. Dopo un pò eventualmente arrivi a Wien e riesci ad accedere alle agevolazioni.Forse. Ma molti evitano il pubblico, perchè nel privato hai più libertà.<br />
Ma privato lì non è mai negativo o di parte,non si storce il naso. Io stessa invoco lo stesso privato in italia.</p>
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		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-158</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:37:41 +0000</pubDate>
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		<description>La Scala era un esempio: ho anche specificato che non ce l’ho con la Scala. Un esempio per spiegare il sistema di osteoporosi mentale che ha creato insieme ai clan affini.  Ovviamente non sto qui a sottolineare più di tanto come il corrispondente teatro dell’Opera austriaco, non ha intaccato nessun altro settore. Se poi devo difenderla perché dà lavoro, allora devo difendere anche il call center: ma vogliamo andare avanti con questo modo di ragionare? Non so…quando incitavo a vedere gli esempi di fuori come funzionanti anche perchè nutriti di un QUID in più, era appunto di iniziare a ragionare su un altro livello: esortazione ovviamente rivolta a tutti coloro che leggono e che partecipano al blog.

L’esempio austriaco è ottimo: grazie per averlo condiviso. Infatti te l’avevo chiesto proprio io e immaginavo perfettamente l’efficienza che avresti riportato.  Interessante è anche la call che ho scovato per ARTISTS- IN-RESIDENCE AT TANZQUARTIER di Vienna dell’anno scorso rivolto a performer provenienti dall’Eastern and Southeastern Europe, ovvero da Albania, Bosnia- Herzegowina, Bulgaria, Croatia, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Russia, Serbiae Ukraine. Sicuramente più bandi Ue lavorati trasversalmente, con un interesse privilegiato ai paesi con low capacity production: insomma signori, bandi dell’Ue, fortemente competitivi! E questo l’ho trovato casualmente…chissà quanti altri ne avranno attivati: sarà forse che nemmeno i mega fondi statali bastano più? Eppure navigano nell’oro da quanto abbiamo scoperto. Sarà forse per il dimezzamento subito a seguito della crisi (come Lia ha ipotizzato nel suo report): magari potessimo noi usufruire anche solo della metà di quel dimezzamento! Ma evidentemente si sono resi attivi per integrare quello che lo Stato non è riuscito a dare: grande impulso imprenditoriale! Mentre qui psicanalizziamo ancora il mistero tra privato e pubblico…

Ma a me, devo ammettere, piace psicanalizzare ed è per questo che continuo a sostenere che aspettare o auspicare a tutti i costi l’intervento dello Stato, dandogli tutte le colpe per l’impoverimento degli artisti italiani, determina il proliferarsi di infelici contesti dove colleghi (!!) organizzano festival a zero soldi e invitano a danzare praticamente senza nemmeno pagarti il minimo sindacale. Dicono: &quot;non è colpa mia se lo stato non mi dà i soldi. Io voglio danzare e lo faccio. Anzi organizzo, ma non solo: organizzo consapevole di non riuscire a pagare gli artisti che invito&quot;  cavalcando l’onda accreditata che non ci sono soldi statali.  E questo è un altro mistero che nemmeno tra colleghi si riesce ancora a risolvere. Il mistero per metà è risolto: è vero che lo stato non dà i soldi giusti. E l’altra metà del problema? Cioè Il mistero si potrebbe in parte risolvere domandandoci: cosa posso fare io? È evidente che c’entra poco lo Stato qui come pure le ideologie sia di destra che di sinistra. (al massimo sarebbe auspicabile uno spirito ‘grillino’, ovvero azzeriamo e ricominciamo da capo.)

Vi riporto un link che adoro:  http://evasori.info/. Come vorrei fare un sito del genere per riportare le illegalità della danza italiana! Slurp!: l’avrò ‘mimato’ bene graficamente? Hehehehe..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Scala era un esempio: ho anche specificato che non ce l’ho con la Scala. Un esempio per spiegare il sistema di osteoporosi mentale che ha creato insieme ai clan affini.  Ovviamente non sto qui a sottolineare più di tanto come il corrispondente teatro dell’Opera austriaco, non ha intaccato nessun altro settore. Se poi devo difenderla perché dà lavoro, allora devo difendere anche il call center: ma vogliamo andare avanti con questo modo di ragionare? Non so…quando incitavo a vedere gli esempi di fuori come funzionanti anche perchè nutriti di un QUID in più, era appunto di iniziare a ragionare su un altro livello: esortazione ovviamente rivolta a tutti coloro che leggono e che partecipano al blog.</p>
<p>L’esempio austriaco è ottimo: grazie per averlo condiviso. Infatti te l’avevo chiesto proprio io e immaginavo perfettamente l’efficienza che avresti riportato.  Interessante è anche la call che ho scovato per ARTISTS- IN-RESIDENCE AT TANZQUARTIER di Vienna dell’anno scorso rivolto a performer provenienti dall’Eastern and Southeastern Europe, ovvero da Albania, Bosnia- Herzegowina, Bulgaria, Croatia, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Russia, Serbiae Ukraine. Sicuramente più bandi Ue lavorati trasversalmente, con un interesse privilegiato ai paesi con low capacity production: insomma signori, bandi dell’Ue, fortemente competitivi! E questo l’ho trovato casualmente…chissà quanti altri ne avranno attivati: sarà forse che nemmeno i mega fondi statali bastano più? Eppure navigano nell’oro da quanto abbiamo scoperto. Sarà forse per il dimezzamento subito a seguito della crisi (come Lia ha ipotizzato nel suo report): magari potessimo noi usufruire anche solo della metà di quel dimezzamento! Ma evidentemente si sono resi attivi per integrare quello che lo Stato non è riuscito a dare: grande impulso imprenditoriale! Mentre qui psicanalizziamo ancora il mistero tra privato e pubblico…</p>
<p>Ma a me, devo ammettere, piace psicanalizzare ed è per questo che continuo a sostenere che aspettare o auspicare a tutti i costi l’intervento dello Stato, dandogli tutte le colpe per l’impoverimento degli artisti italiani, determina il proliferarsi di infelici contesti dove colleghi (!!) organizzano festival a zero soldi e invitano a danzare praticamente senza nemmeno pagarti il minimo sindacale. Dicono: &#8220;non è colpa mia se lo stato non mi dà i soldi. Io voglio danzare e lo faccio. Anzi organizzo, ma non solo: organizzo consapevole di non riuscire a pagare gli artisti che invito&#8221;  cavalcando l’onda accreditata che non ci sono soldi statali.  E questo è un altro mistero che nemmeno tra colleghi si riesce ancora a risolvere. Il mistero per metà è risolto: è vero che lo stato non dà i soldi giusti. E l’altra metà del problema? Cioè Il mistero si potrebbe in parte risolvere domandandoci: cosa posso fare io? È evidente che c’entra poco lo Stato qui come pure le ideologie sia di destra che di sinistra. (al massimo sarebbe auspicabile uno spirito ‘grillino’, ovvero azzeriamo e ricominciamo da capo.)</p>
<p>Vi riporto un link che adoro:  <a href="http://evasori.info/" rel="nofollow">http://evasori.info/</a>. Come vorrei fare un sito del genere per riportare le illegalità della danza italiana! Slurp!: l’avrò ‘mimato’ bene graficamente? Hehehehe..</p>
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	<item>
		<title>Di: lia courrier</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-157</link>
		<dc:creator>lia courrier</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:28:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-157</guid>
		<description>Ciao Giovanni, condivido a pieno quello che hai scritto. Anche io credo che più che inventarci chissà quale novità sarebbe molto meglio prendere come guida  un sistema che sia già collaudato e che funziona. 
Credo che guardare all&#039;estero sia la strada giusta per andare verso un giusto equilibrio tra Stato e sovvenzione privata. Anche su quello che dici sulla faccenda Stato-Regione mi trovo assolutamente d&#039;accordo. Infatti sarebbe auspicabile farla finita con questa gestione romano-centrica delle risorse, perchè alla fine una buona parte rimane nel Lazio.

Mi ripeto, ma sono d&#039;accordo anche sulla tua chiusa: più soldi e meno Caste.

Per tutte le obiezioni scritte da Giuseppe, io sono perfettamente consapevole che la situazione austriaca non è replicabile in Italia. Voi avevate chiesto se potevo raccogliere informazioni ed è quello che ho fatto, le mie considerazioni erano solo per dire che non posso che essere ammirata per la loro gestione in fatto di cultura, e che per me questa è una situazione ideale alla quale si può protendere. 
Sinceramente, avendo fatto sia il lavoro in call center che il lavoro di mimo, posso sicuramente dire che preferisco fare il lavoro di mimo alla Scala. E ti spiego anche perchè: lavorare nelle opere liriche mi ha permesso di imparare moltissime cose sulla musica e sulla gestione della scena, io lo trovo un lavoro davvero interessante e dignitoso, e non vedo nulla di incorente a lavorare in teatro. Io lavoro, vengo retribuita, e molto spesso capita di fare lavori interessanti anche registicamente. Senza contare che questi lavori mi consentono di avere un pò di tranquillità economica per dare più tempo ed energia ai miei progetti. 
Non capisco perchè demonizzate tutti il Teatro alla Scala, che avrà anche i suoi problemi, ma sembra diventato il nemico pubblico numero uno. Loro fanno tradizione, e noi facciamo danza contemporanea. Punto. sono cose diverse.
E non è vero che tutti i soldi se li ciucciano loro: andate a guardare il link che vi avevo inserito sulle sovvenzioni per la danza nel 2009, e vedrete che c&#039;è tutta una costellazione di sovvenzioni attorno a Roma, e poi anche Aldes, Sosta Palmizi, Abbondanza Bertoni, Micha Van Hoecke .... certo non si può dire che prendano tantissimo, ma  comunque le sovvenzioni ci sono.
Il teatro alla Scala muove tantissimi lavoratori, come ad esempio i macchinisti, che sono bravissimi, i tecnici, la sartoria e tutte le maestranze. Un teatro non è fatto solo da chi sta sul palcoscenico. Conosco i problemi di quel teatro, e capisco anche che sia facile dire che è un teatro inutile che mette in scena solo pezzi di antiquariato, ma alla fine ci sono moltissimi bravi professionisti che lavorano lì dentro e di cui nessuno quasi si accorge ... 
...anche in Austria esiste il teatro dell&#039;Opera, che fa balletto esattamente come il teatro alla Scala, Opere liriche e concerti della filarmonica.
Solo che -come dice Giovanni- ci sono più soldi anche per gli altri, e allora nella stessa città convivono forme diverse di spettacolo senza problemi.

Credo che nessuno di noi stia fermo ad aspettare che succeda qualcosa dall&#039;alto ... non abbiamo mica le fette di prosciutto sugli occhi!!! Ma se dobbiamo fare una discussione su una legge nazionale per lo spettacolo dal vivo allora credo sia necessario prendere una posizione anche sull&#039;argomento sovvenzioni statali.  Nel frattempo ognuno di noi si sbatte per cercare di realizzare i propri progetti come può, nelle sue disponibilità di denaro e di tempo, come abbiamo sempre fatto. A volte va bene e altre va male, ma queste sono le regole del gioco!
un saluto

il mimo (eheheheheheh)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Giovanni, condivido a pieno quello che hai scritto. Anche io credo che più che inventarci chissà quale novità sarebbe molto meglio prendere come guida  un sistema che sia già collaudato e che funziona.<br />
Credo che guardare all&#8217;estero sia la strada giusta per andare verso un giusto equilibrio tra Stato e sovvenzione privata. Anche su quello che dici sulla faccenda Stato-Regione mi trovo assolutamente d&#8217;accordo. Infatti sarebbe auspicabile farla finita con questa gestione romano-centrica delle risorse, perchè alla fine una buona parte rimane nel Lazio.</p>
<p>Mi ripeto, ma sono d&#8217;accordo anche sulla tua chiusa: più soldi e meno Caste.</p>
<p>Per tutte le obiezioni scritte da Giuseppe, io sono perfettamente consapevole che la situazione austriaca non è replicabile in Italia. Voi avevate chiesto se potevo raccogliere informazioni ed è quello che ho fatto, le mie considerazioni erano solo per dire che non posso che essere ammirata per la loro gestione in fatto di cultura, e che per me questa è una situazione ideale alla quale si può protendere.<br />
Sinceramente, avendo fatto sia il lavoro in call center che il lavoro di mimo, posso sicuramente dire che preferisco fare il lavoro di mimo alla Scala. E ti spiego anche perchè: lavorare nelle opere liriche mi ha permesso di imparare moltissime cose sulla musica e sulla gestione della scena, io lo trovo un lavoro davvero interessante e dignitoso, e non vedo nulla di incorente a lavorare in teatro. Io lavoro, vengo retribuita, e molto spesso capita di fare lavori interessanti anche registicamente. Senza contare che questi lavori mi consentono di avere un pò di tranquillità economica per dare più tempo ed energia ai miei progetti.<br />
Non capisco perchè demonizzate tutti il Teatro alla Scala, che avrà anche i suoi problemi, ma sembra diventato il nemico pubblico numero uno. Loro fanno tradizione, e noi facciamo danza contemporanea. Punto. sono cose diverse.<br />
E non è vero che tutti i soldi se li ciucciano loro: andate a guardare il link che vi avevo inserito sulle sovvenzioni per la danza nel 2009, e vedrete che c&#8217;è tutta una costellazione di sovvenzioni attorno a Roma, e poi anche Aldes, Sosta Palmizi, Abbondanza Bertoni, Micha Van Hoecke &#8230;. certo non si può dire che prendano tantissimo, ma  comunque le sovvenzioni ci sono.<br />
Il teatro alla Scala muove tantissimi lavoratori, come ad esempio i macchinisti, che sono bravissimi, i tecnici, la sartoria e tutte le maestranze. Un teatro non è fatto solo da chi sta sul palcoscenico. Conosco i problemi di quel teatro, e capisco anche che sia facile dire che è un teatro inutile che mette in scena solo pezzi di antiquariato, ma alla fine ci sono moltissimi bravi professionisti che lavorano lì dentro e di cui nessuno quasi si accorge &#8230;<br />
&#8230;anche in Austria esiste il teatro dell&#8217;Opera, che fa balletto esattamente come il teatro alla Scala, Opere liriche e concerti della filarmonica.<br />
Solo che -come dice Giovanni- ci sono più soldi anche per gli altri, e allora nella stessa città convivono forme diverse di spettacolo senza problemi.</p>
<p>Credo che nessuno di noi stia fermo ad aspettare che succeda qualcosa dall&#8217;alto &#8230; non abbiamo mica le fette di prosciutto sugli occhi!!! Ma se dobbiamo fare una discussione su una legge nazionale per lo spettacolo dal vivo allora credo sia necessario prendere una posizione anche sull&#8217;argomento sovvenzioni statali.  Nel frattempo ognuno di noi si sbatte per cercare di realizzare i propri progetti come può, nelle sue disponibilità di denaro e di tempo, come abbiamo sempre fatto. A volte va bene e altre va male, ma queste sono le regole del gioco!<br />
un saluto</p>
<p>il mimo (eheheheheheh)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-156</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:07:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-156</guid>
		<description>Carina la proposta di Giovanni sull’esplorare le varie situazioni di compagnie in Europa!
Mi è venuto allora in mente di una pazzesca compagnia spagnola di danza che si chiama EL CURRO: termine gergale per riferirsi simpaticamente al ‘trabajo’, ovvero il ‘lavoro’.  Conosciuti nel lontano 2000 durante una permanenza a Madrid durata un annetto, ho iniziato a frequentare i loro corsi. Praticamente una compagnia a tutti gli effetti,  che da soli sono riusciti a prendere in affitto uno spazio in centro (Chueca) e autofinanziarsi perfettamente attraverso corsi e percorsi di formazione (non ricordo sinceramente altre attività a latere), quasi come se fosse un’accademia a tutti gli effetti. Dallo stesso spazio, sono riusciti a ricavare anche la zona teatro, dove presentavano le proprie produzioni convogliando anche alcuni dei loro studenti (REMUNERANDOLI!), dunque sistema di compagnia aperta. Inoltre creavano una rassegna ricchissima e molto di avanguardia, biglietto d’ingresso competitivo agli standard di prezzi, pienone a tutti gli spettacoli, circuitazione variegata di gente. Erano strepitosi proprio nel loro essere organismo AUTONOMO, ben strutturato e professionale. Sempre aperti come spazio, erano infaticabili, delle macchine da guerra: non li ho mai sentiti lamentarsi di fondi e quant’altro perché il problema non sussisteva per loro. Erano seguitissimi dalla stampa, pur non essendo un teatro ufficialmente riconosciuto. 

Allora quando parlavo della favola della danza italiana mi riferivo al solito immobilismo in attesa della benedizione dall’alto. Io, il mio rapporto edipico dipendente con la Stato-famiglia, l’ho superato: appunto non credo più alle favole. 

Qui è chiaro che l’urgenza del momento è essere realisti. In un paese come il nostro dove per ‘patrimonio’ s’intende ad esempio una Scala - con tutto il dannoso sistema di menti annesso – ora, direi di stare molto attenti nel definirlo ‘patrimonio di tutti’. (Altrettanto starei attento a scegliere di lavorare come mimo: più dignitoso un call center insomma!). Per carità, io non ce l’ho con la Scala.  Ma è lo stesso discorso già fatto sulla Melato, per dire. Allora proseguo alla Marzullo con una domanda: perché tutto a loro e a noi niente? Risposta:  perché loro dicono, noi siamo la vera danza, noi siamo il vero  teatro (era questo il sistema di menti dannoso a cui mi riferivo sopra).  Allora in Austria non hanno di certo il fardello tradizionalista culturale da ‘Bel Paesone’ come il nostro. (E’ vero: siamo sfigati pure storicamente, che dobbiamo fà??! Ci abbiamo pure il Vaticano!!!) Sicuramente la speranza è l’ultima a morire: ma non ho il tempo di star dietro allo Stato!

Commissione di selezione composta da critici? In Italia? Direbbero gli americani: “please, get real!”,  ovvero siamo realisti! Da un po’ di tempo stiamo raccogliendo su alcune testate (non facciamo pubblicità) gli articoli di recensione su spettacoli di danza (volevamo fare un video post su questo): praticamente  vanno a vedere le stesse cose di sempre! Addirittura in un articolo in particolare la Ottolenghi sosteneva che andava a vedere Bejart perché non c’era nient’altro di bello in giro!  Vogliamo parlare della Guatterini? No comment! Ora dovremmo anche occuparci di un cambio generazionale di critici, è evidente! Ma  attualmente rabbrividisco all’idea di essere selezionato dai soliti 4-5 critici italiani. In Austria è chiaro che vi è un altro  ed un più alto numero di professionisti del settore anche più curioso.  Per la par condicio bisognerebbe anche intervistare una compagnia austriaca che non riceve i finanziamenti statali. Tuttavia tanto di cappello all’Austria: ma se voglio assomigliare all’Austria, non posso però andare a fare il mimo alla Scala (eh arridaje!!). 

Ribadisco dunque che essere europei è tutt’altra cosa che rispolverare la solita argenteria di sistema. Leggiamoci tutti il trattato di Lisbona.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carina la proposta di Giovanni sull’esplorare le varie situazioni di compagnie in Europa!<br />
Mi è venuto allora in mente di una pazzesca compagnia spagnola di danza che si chiama EL CURRO: termine gergale per riferirsi simpaticamente al ‘trabajo’, ovvero il ‘lavoro’.  Conosciuti nel lontano 2000 durante una permanenza a Madrid durata un annetto, ho iniziato a frequentare i loro corsi. Praticamente una compagnia a tutti gli effetti,  che da soli sono riusciti a prendere in affitto uno spazio in centro (Chueca) e autofinanziarsi perfettamente attraverso corsi e percorsi di formazione (non ricordo sinceramente altre attività a latere), quasi come se fosse un’accademia a tutti gli effetti. Dallo stesso spazio, sono riusciti a ricavare anche la zona teatro, dove presentavano le proprie produzioni convogliando anche alcuni dei loro studenti (REMUNERANDOLI!), dunque sistema di compagnia aperta. Inoltre creavano una rassegna ricchissima e molto di avanguardia, biglietto d’ingresso competitivo agli standard di prezzi, pienone a tutti gli spettacoli, circuitazione variegata di gente. Erano strepitosi proprio nel loro essere organismo AUTONOMO, ben strutturato e professionale. Sempre aperti come spazio, erano infaticabili, delle macchine da guerra: non li ho mai sentiti lamentarsi di fondi e quant’altro perché il problema non sussisteva per loro. Erano seguitissimi dalla stampa, pur non essendo un teatro ufficialmente riconosciuto. </p>
<p>Allora quando parlavo della favola della danza italiana mi riferivo al solito immobilismo in attesa della benedizione dall’alto. Io, il mio rapporto edipico dipendente con la Stato-famiglia, l’ho superato: appunto non credo più alle favole. </p>
<p>Qui è chiaro che l’urgenza del momento è essere realisti. In un paese come il nostro dove per ‘patrimonio’ s’intende ad esempio una Scala &#8211; con tutto il dannoso sistema di menti annesso – ora, direi di stare molto attenti nel definirlo ‘patrimonio di tutti’. (Altrettanto starei attento a scegliere di lavorare come mimo: più dignitoso un call center insomma!). Per carità, io non ce l’ho con la Scala.  Ma è lo stesso discorso già fatto sulla Melato, per dire. Allora proseguo alla Marzullo con una domanda: perché tutto a loro e a noi niente? Risposta:  perché loro dicono, noi siamo la vera danza, noi siamo il vero  teatro (era questo il sistema di menti dannoso a cui mi riferivo sopra).  Allora in Austria non hanno di certo il fardello tradizionalista culturale da ‘Bel Paesone’ come il nostro. (E’ vero: siamo sfigati pure storicamente, che dobbiamo fà??! Ci abbiamo pure il Vaticano!!!) Sicuramente la speranza è l’ultima a morire: ma non ho il tempo di star dietro allo Stato!</p>
<p>Commissione di selezione composta da critici? In Italia? Direbbero gli americani: “please, get real!”,  ovvero siamo realisti! Da un po’ di tempo stiamo raccogliendo su alcune testate (non facciamo pubblicità) gli articoli di recensione su spettacoli di danza (volevamo fare un video post su questo): praticamente  vanno a vedere le stesse cose di sempre! Addirittura in un articolo in particolare la Ottolenghi sosteneva che andava a vedere Bejart perché non c’era nient’altro di bello in giro!  Vogliamo parlare della Guatterini? No comment! Ora dovremmo anche occuparci di un cambio generazionale di critici, è evidente! Ma  attualmente rabbrividisco all’idea di essere selezionato dai soliti 4-5 critici italiani. In Austria è chiaro che vi è un altro  ed un più alto numero di professionisti del settore anche più curioso.  Per la par condicio bisognerebbe anche intervistare una compagnia austriaca che non riceve i finanziamenti statali. Tuttavia tanto di cappello all’Austria: ma se voglio assomigliare all’Austria, non posso però andare a fare il mimo alla Scala (eh arridaje!!). </p>
<p>Ribadisco dunque che essere europei è tutt’altra cosa che rispolverare la solita argenteria di sistema. Leggiamoci tutti il trattato di Lisbona.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-155</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 22:38:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-155</guid>
		<description>Caspita sarebbe interessante fare un&#039;indagine su come gli altri paesi europei sostengono la cultura (poi certamente dipenderà anche dall&#039;orientamento politico di chi sta al governo..). Forse potremmo sentire i vari direttori degli istituti culturali stranieri in Italia.
Vi riporto un breve articolo trovato sul Corriere della Sera sul caso della Germania dove, invece, sembra che i privati contribuiscano parecchio alla cultura, oltre allo stato, che però è federale quindi ogni regione (Land) ha piena autonomia. In Italia invece si vuole mantenere una distribuzione dal centro alla periferia, a mio avviso con pessimi risultati di distribuzione territoriale -  e quindi qui si introduce un&#039;ulteriore variabile: non più solo pubblico-privato, ma anche stato-regione.
http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/26/Sponsor_Privati_alla_Cultura_Modello_co_8_090826010.shtml

Comunque il modello austriaco mi ricorda molto quello italiano con due differenze: più soldi, meno Casta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caspita sarebbe interessante fare un&#8217;indagine su come gli altri paesi europei sostengono la cultura (poi certamente dipenderà anche dall&#8217;orientamento politico di chi sta al governo..). Forse potremmo sentire i vari direttori degli istituti culturali stranieri in Italia.<br />
Vi riporto un breve articolo trovato sul Corriere della Sera sul caso della Germania dove, invece, sembra che i privati contribuiscano parecchio alla cultura, oltre allo stato, che però è federale quindi ogni regione (Land) ha piena autonomia. In Italia invece si vuole mantenere una distribuzione dal centro alla periferia, a mio avviso con pessimi risultati di distribuzione territoriale &#8211;  e quindi qui si introduce un&#8217;ulteriore variabile: non più solo pubblico-privato, ma anche stato-regione.<br />
<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/26/Sponsor_Privati_alla_Cultura_Modello_co_8_090826010.shtml" rel="nofollow">http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/26/Sponsor_Privati_alla_Cultura_Modello_co_8_090826010.shtml</a></p>
<p>Comunque il modello austriaco mi ricorda molto quello italiano con due differenze: più soldi, meno Casta.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lia courrier</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-154</link>
		<dc:creator>lia courrier</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:49:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-154</guid>
		<description>AAAAhhh!!! Dimenticavo!
Le sovvenzioni vengono date in tre formule: per due anni, per un anno oppure a progetto. Quindi ce n&#039;è davvero per tutti i gusti e per tutte le necessità.
Una volta davano anche le sovvenzioni per quattro anni, ma poi hanno preferito darle per due al massimo.
Anche loro sentono la crisi, infatti hanno dovuto abbassare un pò le cifre, ma la loro politica resta sempre dare meno ma dare a tutti senza abbandonare nessuno.

Sogni d&#039;oro a tutti
Questo secondo me è un esempio virtuoso da seguire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>AAAAhhh!!! Dimenticavo!<br />
Le sovvenzioni vengono date in tre formule: per due anni, per un anno oppure a progetto. Quindi ce n&#8217;è davvero per tutti i gusti e per tutte le necessità.<br />
Una volta davano anche le sovvenzioni per quattro anni, ma poi hanno preferito darle per due al massimo.<br />
Anche loro sentono la crisi, infatti hanno dovuto abbassare un pò le cifre, ma la loro politica resta sempre dare meno ma dare a tutti senza abbandonare nessuno.</p>
<p>Sogni d&#8217;oro a tutti<br />
Questo secondo me è un esempio virtuoso da seguire.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lia courrier</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-153</link>
		<dc:creator>lia courrier</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:46:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-153</guid>
		<description>Buonasera.
Ho sentito la persona di cui vi parlavo, che vive e lavora nella città di Vienna da più di vent&#039;anni. Ha una compagnia sovvenzionata con la quale produce spettacoli di danza contemporanea, con un organico che varia dalle tre alle otto persone che danzano più tecnici e collaboratori che lo seguono, ed una collaboratrice che si occupa dell&#039;amministrazione.

Mi ha raccontato come funzionano un pò le cose in Austria, nello specifico nella citta di Vienna, dove lui opera. 

1) Tipologia di sovvenzione:
E&#039; lo Stato che sostiene la cultura, su più livelli, l&#039;intervento del privato avviene solo in caso di sponsorizzazioni o donazioni, ma comunque nell&#039;organizzazione di questo paese rappresentano solo una parte marginale. 

2) chi da le sovvenzioni
Partono dal ministero centrale delle arti e della cultura, che al suo interno ha uno specifico settore danza, dove opera una commissione che decide come distribuire le risorse economiche. Questa commissione prima era formata da cinque persone, qualche anno fa, mentre adesso è formata da tre personalità del settore che sono  giornalisti e critici, profondi conoscitori della danza e di chiara fama internazionale. So che alla parola critico arruzzerete il pelo ma questo consente di evitare conflitti di interesse ed è fatto esclusivamente per avere una certa trasparenza nelle operazioni.
Una delle componenti della commissione è Andrea Amort, che scrive anche su ballettanz international da anni.
Queste tre persone della commissione (e dico sono solo tre) vanno SEMPRE a vedere tutte le performance e gli spettacoli delle compagnie che vengono sovvenzionate. Ci vanno perchè è il loro lavoro, ma ci vanno anche perchè il regolamento lo richiede. Anche se non sono sempre tutti almeno uno dei tre è presente. Dopo la visione dell&#039;opera formulano una relazione che viene inviata al coreografo della compagnia e al Ministero.

3) come vengono distribuite  le sovvenzioni
Le sovvenzioni vengono distribuite su tutto il territorio austriaco per circa (questo lui ci ha detto) 30-35 gruppi e compagnie, stiamo parlando solo delle compagnie di danza contemporanea, per una cifra totale che si aggira attorno ai 2 milioni e mezzo all&#039;anno di euro, sempre solo per il settore danza contemporanea, quindi escludendo il balletto dell&#039;Opera o comunque compagnie di balletto.
A questa compagnia in specifico con la quale sono in contatto i fondi sono stati erogati su due fronti: il 70% è stato dato dalla città di Vienna, mentre il 30% dalla regione di Vienna. Vi riporto così esattamente come lui mi ha riferito, perchè non so come si chiamanno le amministrazioni in tedesco.

Chiaramente stiamo parlando di una parte d&#039;Europa molto ricca, ma è anche vero che storicamente l&#039;Austria ha sempre investito nell&#039;arte in generale e non solo nella danza, pur essendo una piccola nazione. Voi mi chiederete: serviranno tutti questi soldi in Austria? Beh, basta guardare i video su youtube di performance Viennesi per rendersi conto della qualità di quello che si sta guardando, una qualità che prescinde dal gusto personale, ma dalla quale traspare una professionalità inequivocabile. Chi ha avuto la fortuna di visitare questa piccola città, e il suo Tanz Quartier, o vedere gli spettacoli dell&#039;impulsTanz avrà un&#039;idea di quello di cui sto parlando. Io ho fatto un calcolo sommario partendo dal PDF che vi ho linkato qualche commento fa sulla distribuzione delle sovvenzioni per la danza in Italia. Ho sommato le cifre relative solo alle compagnie di danza contemporanea, e ho ottenuto una cifra APPROSSIMATIVA attorno a 1 milione e 700 mila euro ... non ci sono ovviamente parole.
Cioè ci sarebbero anche, visto che la popolazione austriaca è meno di un quinto di quella Italiana, e contando anche che l&#039;Italia è conosciuta nel mondo proprio come un paese d&#039;arte e di cultura. Viene da pensare, no?
Poi possiamo raccontarci tutto quello che vogliamo, che i privati possono aiutarci a salvare l&#039;arte, e tutto può andare bene, ma le nostre radici europee sono queste, questa è la nostra natura e la nostra storia. Sono assolutamente aperta a qualsiasi novità possa sostenere i nostri sforzi, ma visto che questa nostra tradizione di sostenere l&#039;arte come patrimonio di tutti è lodevole, ci penserei davvero prima di osannare la privatizzazione.

Meditiamo, gente ... meditiamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera.<br />
Ho sentito la persona di cui vi parlavo, che vive e lavora nella città di Vienna da più di vent&#8217;anni. Ha una compagnia sovvenzionata con la quale produce spettacoli di danza contemporanea, con un organico che varia dalle tre alle otto persone che danzano più tecnici e collaboratori che lo seguono, ed una collaboratrice che si occupa dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Mi ha raccontato come funzionano un pò le cose in Austria, nello specifico nella citta di Vienna, dove lui opera. </p>
<p>1) Tipologia di sovvenzione:<br />
E&#8217; lo Stato che sostiene la cultura, su più livelli, l&#8217;intervento del privato avviene solo in caso di sponsorizzazioni o donazioni, ma comunque nell&#8217;organizzazione di questo paese rappresentano solo una parte marginale. </p>
<p>2) chi da le sovvenzioni<br />
Partono dal ministero centrale delle arti e della cultura, che al suo interno ha uno specifico settore danza, dove opera una commissione che decide come distribuire le risorse economiche. Questa commissione prima era formata da cinque persone, qualche anno fa, mentre adesso è formata da tre personalità del settore che sono  giornalisti e critici, profondi conoscitori della danza e di chiara fama internazionale. So che alla parola critico arruzzerete il pelo ma questo consente di evitare conflitti di interesse ed è fatto esclusivamente per avere una certa trasparenza nelle operazioni.<br />
Una delle componenti della commissione è Andrea Amort, che scrive anche su ballettanz international da anni.<br />
Queste tre persone della commissione (e dico sono solo tre) vanno SEMPRE a vedere tutte le performance e gli spettacoli delle compagnie che vengono sovvenzionate. Ci vanno perchè è il loro lavoro, ma ci vanno anche perchè il regolamento lo richiede. Anche se non sono sempre tutti almeno uno dei tre è presente. Dopo la visione dell&#8217;opera formulano una relazione che viene inviata al coreografo della compagnia e al Ministero.</p>
<p>3) come vengono distribuite  le sovvenzioni<br />
Le sovvenzioni vengono distribuite su tutto il territorio austriaco per circa (questo lui ci ha detto) 30-35 gruppi e compagnie, stiamo parlando solo delle compagnie di danza contemporanea, per una cifra totale che si aggira attorno ai 2 milioni e mezzo all&#8217;anno di euro, sempre solo per il settore danza contemporanea, quindi escludendo il balletto dell&#8217;Opera o comunque compagnie di balletto.<br />
A questa compagnia in specifico con la quale sono in contatto i fondi sono stati erogati su due fronti: il 70% è stato dato dalla città di Vienna, mentre il 30% dalla regione di Vienna. Vi riporto così esattamente come lui mi ha riferito, perchè non so come si chiamanno le amministrazioni in tedesco.</p>
<p>Chiaramente stiamo parlando di una parte d&#8217;Europa molto ricca, ma è anche vero che storicamente l&#8217;Austria ha sempre investito nell&#8217;arte in generale e non solo nella danza, pur essendo una piccola nazione. Voi mi chiederete: serviranno tutti questi soldi in Austria? Beh, basta guardare i video su youtube di performance Viennesi per rendersi conto della qualità di quello che si sta guardando, una qualità che prescinde dal gusto personale, ma dalla quale traspare una professionalità inequivocabile. Chi ha avuto la fortuna di visitare questa piccola città, e il suo Tanz Quartier, o vedere gli spettacoli dell&#8217;impulsTanz avrà un&#8217;idea di quello di cui sto parlando. Io ho fatto un calcolo sommario partendo dal PDF che vi ho linkato qualche commento fa sulla distribuzione delle sovvenzioni per la danza in Italia. Ho sommato le cifre relative solo alle compagnie di danza contemporanea, e ho ottenuto una cifra APPROSSIMATIVA attorno a 1 milione e 700 mila euro &#8230; non ci sono ovviamente parole.<br />
Cioè ci sarebbero anche, visto che la popolazione austriaca è meno di un quinto di quella Italiana, e contando anche che l&#8217;Italia è conosciuta nel mondo proprio come un paese d&#8217;arte e di cultura. Viene da pensare, no?<br />
Poi possiamo raccontarci tutto quello che vogliamo, che i privati possono aiutarci a salvare l&#8217;arte, e tutto può andare bene, ma le nostre radici europee sono queste, questa è la nostra natura e la nostra storia. Sono assolutamente aperta a qualsiasi novità possa sostenere i nostri sforzi, ma visto che questa nostra tradizione di sostenere l&#8217;arte come patrimonio di tutti è lodevole, ci penserei davvero prima di osannare la privatizzazione.</p>
<p>Meditiamo, gente &#8230; meditiamo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lia courrier</title>
		<link>http://www.studio28.tv/temi/politica/una-legge-che-aspetta-da-9-anni/comment-page-1/#comment-150</link>
		<dc:creator>lia courrier</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:44:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studio28.tv/?p=124#comment-150</guid>
		<description>well ... credo che alla fine stiamo dicendo un pò le stesse cose. 
Comunque io non ho cambiato idea sullalegge. Fin dall&#039;inizio ho espresso perplessità sull&#039;assenza di ammortizatori sociali e sulla composizione delle commissioni (di cui la legge non dice nulla). Non ho mai salutato questa legge con felicità. Avevo solo detto che era un primo mattoncino, non che ci avevano scaricato tre tonnellate di materiale edile fuori dalla porta di casa! Forse, credo, il tono della Carlucci mi ha scoperto un pò il canino, lo ammetto, ma non ho mai espresso pareri nettamente positivi su questa bozza. Ma forse su questo punto non ero stata abbastanza chiara ... mamma mia com&#039;è difficile scrivere sui blog!!
Comunque resta importante poi come sarà reintrpretata dalle regioni, penso che questo farà davvero la differenza  alla fine, quindi il lavoro è ancora tutto da fare.
beh, però adesso vi lascio, che mi aspettano in classe.
Ciao!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>well &#8230; credo che alla fine stiamo dicendo un pò le stesse cose.<br />
Comunque io non ho cambiato idea sullalegge. Fin dall&#8217;inizio ho espresso perplessità sull&#8217;assenza di ammortizatori sociali e sulla composizione delle commissioni (di cui la legge non dice nulla). Non ho mai salutato questa legge con felicità. Avevo solo detto che era un primo mattoncino, non che ci avevano scaricato tre tonnellate di materiale edile fuori dalla porta di casa! Forse, credo, il tono della Carlucci mi ha scoperto un pò il canino, lo ammetto, ma non ho mai espresso pareri nettamente positivi su questa bozza. Ma forse su questo punto non ero stata abbastanza chiara &#8230; mamma mia com&#8217;è difficile scrivere sui blog!!<br />
Comunque resta importante poi come sarà reintrpretata dalle regioni, penso che questo farà davvero la differenza  alla fine, quindi il lavoro è ancora tutto da fare.<br />
beh, però adesso vi lascio, che mi aspettano in classe.<br />
Ciao!</p>
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