21 luglio 2017

Rev, senza fiducia si muore.

Silvia Gribaudi presenta il coordinamento Rev, che riunisce tante realtà della danza veneta.

Comments

  1. é molto positivo l’intervento di Silvia Gribaudi. Sono d’accordo con molto di quello che ha detto. E’ bella anche questa apertura che c’è all’interno di REV, e condivido pienamente anche il concetto che una persona che fa danza a livello amatoriale possa anche avere una potenza comunicativa innata che gli permetta di realizzare delle opere d’arte. Ma si tratta comunque di casi rarissimi. Io credo che per cominciare a parlare di categoria lavorativa bisogna davvero fare un distunguo tra chi vive e lavora di danza, cioè chi ha studiato a lungo per poter fare della danza la propria quotidianità, a più livelli; e chi invece dedica alla danza solo una parte della sua giornata. La professionalità in fatto di movimento ha delle caratteristiche ben precise, non ci si può improvvisare danzatori. Non è una questione di snobismo, ma di riconoscere la realtà delle cose, una realtà presente in qualsiasi altro “mestiere”, nel quale i professionisti sono professionisti e gli amatori lo fanno solo per hobby.

  2. “studiare a lungo” è un pò vago, difficilmente quantificabile per poter definire la categoria di danzatore, soprattutto perchè “non si finisce mai di imparare” e “gli esami non finiscono mai”. Magari è l’esperienza – forse – che fa la differenza: ma anche questa filosofia è oramai traballante nel 2010. Per non parlare della parola ‘maestro’: mi viene di già una colica. Sono d’accordo che “i professionisti sono professionisti e gli amatori lo fanno solo per hobby”, ma ci sono big la cui vita biografica ribalta quest’affermazione: bisogna prenderne atto. Insomma, you never know…

  3. ahahah!!! Hai ragione Gius. Devo ancora acquisire la stessa capacità di sintesi che hai tu. Avevi osservato la migliore incisività dei commenti brevi, ed io mi sto sforzando di accontentarti, ma non avendo proprietà di sintesi a volte per non essere prolissa divento superficiale.
    Io personalmente credo ancora ai “Maestri”, e non credo che sia negativo seguirne gli insegnamenti. Chiaro che per me nel concetto di Maestro non c’è nessuna mitizzazione, ma solo il semplice e fortunato incontro che una persona può fare nel momento giusto, nella stagione della vita nella quale si è predisposti a capire e accettare quello che gli viene proposto.
    E’ ovvio che “studiare a lungo” è vaghissimo, ma penso che tu sappia a cosa mi riferisco, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.
    Un buon professionista è fatto di studio e anche di esperienza, ma anche di qualcosa d’altro che nessuno può insegnare, e che è il risultato di umanità, intelligenza, creatività e talento.
    Mettila come vuoi, a me non me ne frega niente dei “big” con una deprimente vita biografica, quelli non esistono neanche, ma resta il fatto che qualche certezza la si deve anche avere perchè io con il “vale tutto” non mi sento molto a mio agio. E visto che la fama non fa di una persona una persona migliore non è da quello che si dovrebbero scegliere i Maestri.
    Beh, adesso scusate, ma devo andare ad una lezione di Brian & Garrison…ahahahahah!!!!!
    (ma da dove è partita questa discussione sui maestri??? BBBOH!!)

  4. Il senso della parola ‘big’ non era per parlare della vita (interessante o non) del big in sè, ma della differenza amateur-professionisti spesso resa inutile dai fatti di quella vita: che interessi o meno, è un altro discorso. E’ tempo, secondo me, di mettere da parte un pò troppe differenze italiote. Che tutti abbiamo spazio senza troppe differenze.

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