26 luglio 2017

Privati, non avrete più scuse: sostenete la cultura!

Questa prima parte dell’intervista con Alberto Bentoglio, professore di Organizzazione ed Economia dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Milano, ci illumina sul ruolo che i privati stanno sempre più assumendo nel sostegno economico e finanziario dello spettacolo dal vivo. Stando all’ultima bozza disponibile, questo ruolo sarà (probabilmente) sancito definitivamente dalla tanto agognata Legge Quadro, di prossima promulgazione. Ecco perchè, cari visitatori, sarà sempre più importante che ci dotiamo di validi strumenti di fund raising!

Comments

  1. Beh, interessante questo intervento.
    Confermo la struttura romano-centrica di cui parla in questo video: tempo fa ho visto le distribuzioni dei fondi, e mi aveva davvero colpita la disuguaglianza che c’era tra la percentuale di FUS che rimaneva nel Lazio e quella che invece veniva distribuita nel resto d’Italia. Quindi assolutamente sarebbe da riequilibrare questa situazione.
    A questo punto diventa sempre più impellente formulare una legge regionale che funga proprio da strumento per poter utilizzare al meglio le linee guida della legge quadro di cui si sta tanto parlando. Ho letto il link che è stato postato qualche giorno fa. Certo che è strano vedere la legge regionale per lo spettacolo firmata da Formigoni, ma lasciamo perdere…si tratta di un testo assolutamente insufficiente e che non regolamenta granchè. Per la danza non ci sono che due righe o poco più: non parla nè di come distribuire i fondi per lo spettacolo, nè chi deve decidere in questo senso, tantomeno parla di formazione!!! Insomma….è praticamente inservibile.Tante belle parole sull’importanza dell’arte e dello spettacolo nella società, ma poi, come si dice…strigne strigne…di sostanza ce n’è poca!

    Per quanto riguarda le sovvenzioni da privati, beh, ovviamente gli esempi delle fondazioni sono delle eccellenze di garanzia, solo per degli enti così grandiosi e importanti proprio per la storia di quella parte d’Italia -nel caso del Piccolo e della Scala, ma anche Sferisterio di Macerata, Arena di Verona etc.- che secondo me non ci riguardano poi un granchè. Nel senso che il vero cambiamento ci sarà quando le aziende si interesseranno anche alla ricerca, ai piccoli progetti, alle compagnie emergenti.
    Bisogna sovvertire questo luogo comune che l’arte non crea ricchezza. Basti pensare che quando la gente va a teatro esce di casa, usa i mezzi, usa la propria macchina, fa l’aperitivo, mangia fuori….insomma….senza neanche calcolare l’effettivo movimento di denaro dell’evento in sè, il teatro crea un indotto che non è da sottovalutare. Quindi credo che finanziare il teatro sia invece qualcosa che crea una ricchezza tangibile, oltre alla ricchezza interiore e al nutrimento della mente, che ha un valore inestimabile che non puà essere quantificato, ma che davvero ha un’importanza enorme in un paese ‘civilizzato’

    Anche sulla questione “situazione danza meglio di quella della prosa” non so se sono molto d’accordo. Alla danza, del FUS , arriva davvero una percentuale ridicola. Credo di sapere una cifra ma non voglio scriverla perchè non ho una fonte certa, ma davvero per la danza non si spendono che una manciata di euro rispetto a quello che viene dedicato alla prosa, ma soprattutto alla musica!!

    Comunque io spero che davvero il finanziamento privato possa aiutare la ricerca ed il teatro, anche se sinceramente non mi appassiona il modello americano. Secondo me la cultura, e soprattuto la ricerca, devono essere sostenute dallo Stato, perchè un investimento sul futuro della cultura non può che essere di sua pertinenza!

    Mah…c’è davvero così tanto da fare….
    Buonanotte ragazzi miei, a presto!
    L

  2. Ecco a voi gli stanziamenti FUS del 2009, in ordine di quantità con variazione percentuale rispetto al 2008:
    TOTALE: 458 milioni (-6,77%)
    Enti lirici: 223 milioni (-4,25%)
    Cinema: 94 milioni (+1,02%)
    Prosa: 67 milioni (-20%)
    Musica: 57 milioni (-10%)
    Danza: 9 milioni (-3%)
    Circhi: 6 milioni (-13%)
    Osservatorio spettacolo: 680 mila
    Fondo ministro: 300 mila
    Commissioni: 113 mila
    Rilevante la quantità di soldi ‘succhiata’ dai 13 enti lirici, come dice Bentoglio nella interview, pari al 50% di tutto il FUS. Enti che, a quanto dice il Ministero, stanno per essere riformati. Ma dubito che gli stessi Enti se ne stiano in silenzio ad aspettare la riforma…

  3. Grazie Giovanni, sei l’internauta più veloce del mondo…
    Avevo ragione, anche se io ricordavo -1,7%….invece è peggio ancora!!!!
    Per gli enti lirici, direi che già la dicitura è errata, visto che non esistono più dal momento che sono tutte fondazioni.
    Credo, da un lato, che sia anche giusto mantenere la nostra tradizione teatrale e musicale, quella dell’Opera lirica. Ovviamente una produzione operistica ha dei costi che non sono paragonabili ad una di ricerca indipendente. Le scenografie e i costumi sono mastodontici, il numero di persone coinvolte è esponenziale, e anche i cachet degli artisti farebbe impallidire chiunque. Ma sono mastodontici anche gli intrioti, visto che – per esempio- la Scala ha sempre la platea piena. Vengono davvero da tutte le parti del mondo per assistere ad una rappresentazione scaligera, proprio perchè il melodramma è una creazione tutta italiana che attira molta attenzione (nonostante non ci siano delle produzioni molto innovative).
    Senza contare che il teatro alla Scala crea un certo numero di posti di lavoro non solo ai ballerini del corpo di ballo, ma anche ad alcuni danzatori in qualità di mimo danzatore.
    Certo che, con tutto questo movimento di ricchezze, forse si auspicherebbe che questi teatri, ex enti lirici ora fondazioni- creino delle piattaforme esterne all’organico per sostenere le produzioni di ricerca. In questo modo i teatri più abbienti potrebbero essi stessi investire e sostenere le compagnie e i gruppi che non hanno queste difficoltà.

    Resta comunque il fatto che la cifra destinata al FUS non è assolutamente sufficiente a coprire le esigenze dello spettacolo dal vivo italiano.
    Forse l’internauta più veloce del mondo potrebbe essere in possesso della cifra che gli altri governi europei assegnano allo spettacolo dal vivo!!Sarebbe interessante fare un confronto.

    Buon week end a tutti!!!!

  4. cristine says:

    giusto per rimanere in tema vi copio una notizia che mi giunge da Bruxelles:anche i nostri cugini Belgi,che in fatto di danza sono moolto pìù avanti di noi si interrogano in questi giorni su come trovare nuove modalità di produzione di arti performative oggi,quelle che non rientrano nei classici metodi istituzionali:
    é in francese,spero non sia un problema….

    Scènes de Méninges #3
    Petites formes et réflexion chorégraphique à La Raffinerie

    Nouveau rendez-vous à la Raffinerie réunissant petites formes chorégraphiques ou performatives et réflexion sur la danse, avec le concours de témoins de haut vol. Les soirées alternent spectacles et témoignages, et se clôturent au salon par une discussion ouverte. Petite restauration sur place.

    A nouvelles formes scéniques, nouveaux modes de production?

    Ces dernières années, de nouvelles formes artistiques, à la lisière entre les genres, et prenant souvent leurs distances avec la notion de « spectacle » voient le jour. Les temps (urgence de la réalisation, processus par étapes, temps même de la « représentation ») et les conditions de production (besoins technologiques, espaces de travail…) en sont différents. Les moyens et les espaces nécessaires diffèrent également de productions « classiques ». Les institutions et les structures culturelles, telles qu’elles sont modélisées, répondent mal à ces nouveaux besoins qui trouvent pourtant leur public (un public souvent réticent aux institutions plus classiques). Qu’inventer, au niveau institutionnel, dans les structures de présentation et de production, pour mieux répondre à ce désir des artistes, sans pour autant les repousser dans une « case » d’émergences sous-financée et paternaliste ?

  5. Il Visitatore (di Musei) says:

    Bentoglio una volta a lezione sosteneva che una soluzione per ovviare alla mancanza di finanziamenti statali al teatro di prosa fosse quella di incentivare il gioco d’azzardo (slot machines etc). La cultura che Bentoglio intende sostenere è una cultura maggioritaria e basata sul mero guadagno immediato. Di certo non è uno che ha a cuore un tipo di teatro basato sull’innovazione e anche di persona dimostra di essere un tantino fascistello, utilizzando a manetta la PNL coi suoi studenti (ricalco e GESTIONE!). Un “professore” che dice che il teatro veniva usato dal regime come mezzo di propaganda è un peracottaro. Una marionetta totale. Un italico vampiro psichico che la serie True Blood invidierebbe. Da evitare come la peste. Ma quale cultura vuoi sostenere con le tue boiate?

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