20 ottobre 2017

Io voglio essere pagato. E tu?

What happens in your country about artists’ payment?

Qu’est-ce qui passe dans ton pays sur la question du salaire des artistes?

Qué pasa en tu paìs por lo que se refiere el pago de los artistas?

Was ist los in deinem Land im Rahmen des Arbeitslohn?

Testo del video:

Buongiorno a tutti,

In questi giorni di festa del teatro, ci piacerebbe portare una riflessione e conoscere il vostro punto di vista.

L’argomento è il C-dap e il problema del lavoro non retribuito, con conseguente evasione fiscali, previdenziale, e con conseguente azzeramento della pensione di chi, con le arti performative, vorrebbe vivere. Che cos’è il C-dap? Il C-dap è il Coordinamento Lombardo per le Arti Performative e, come indicato nel sito di riferimento, nasce dalla forte necessità di ottenere migliori condizioni professionali, sociali ed economiche per i lavoratori dello spettacolo.

Qualche giorno fa il C-dap ha inviato una mail aperta anche ai non soci, promuovendo un’assemblea aperta a tutti per poter condividere i temi prevalenti del loro operare.

Non abbiamo potuto non notare l’assenza di un problema focale nell’ordine del giorno e cioè il problema del lavoro non retribuito nell’ambito della danza.

Come mai ancora una volta il C-dap rimanda o non affronta affatto un problema così serio e diffuso?

Sappiamo ad esempio che altri coordinamenti regionali sono molto sensibili a questo problema. Qual è invece la visione del direttivo C-dap in merito?

Il C-dap si e’ voluto aprire all’esterno e adesso l’esterno vuole conoscere il perchè di una serie di evidenti contraddizioni! Come può un organismo nato per tutelare i diritti degli artisti, non aver mai preso seriamente in considerazione il problema che stiamo affrontando? Ricordiamo che il C-dap chiede ogni anno una quota d’iscrizione. Ci domandiamo, a maggior ragione in termini economici, come mai non voglia affrontare una questione così tristemente attuale come quella del mancato riconoscimento del valore economico del lavoro artistico.

Ci piacerebbe conoscere l’opinione degli altri coordinamenti regionali su questo problema, capire se anche per loro non risulta essere una questione prioritaria. Naturalmente è fondamentale sapere il punto di vista di tutti i performer che sicuramente conoscono il problema di cui stiamo parlando.

Buona festa del teatro a tutti!

For translation, please e-mail us!

Comments

  1. Ciao Giovanni.
    Interessante discussione, su un argomento cruciale direi. Io non sono andata alla riunione, sebbene fossi stata avvertita di questo appuntamento. Sulla mail che introduceva questo incontro in effetti c’era scritto un ordine del giorno che si sviluppava su quattro punti, all’interno dei quali NON c’era la questione della retribuzione di performer e danzatori.
    Forse, dato che la mail è arrivata giorni prima dell’incontro, si sarebbe potuto richiedere al direttivo del C-dap che venisse introdotto anche questo argomento, ed in caso di rifiuto chiederne il perchè. Questo sarebbe utile per capire quali sono le priorità del C-dap.
    Io posso solo dire che parlare di questo tema vuol dire cominciare a fare una discussione che va al nocciolo della questione, perchè prevede che cominciamo a farci delle domande importanti, domande che vengono prima di tutto il resto,, prima del lavoro stesso, per quanto mi riguarda. Si tratta di mettersi nell’ottica di riconoscere che spesso le scelte personali a volte influiscono sul lavoro di tutti, e quindi sono d’accordo sull’importanza di trovare dei punti da cui ripartire per costruire una situazione sostenibile. Ma questo dipenderà solo dal senso di responsabilità che ognuno di noi deciderà di assumersi sul lavoro.
    Ce ne sarebbero tante da dire, e credo che parlare attarverso il web sia difficile nonchè rischioso, perchè sicuramente nascerebbero tanti fraintendimenti tra chi commenta…l’argomento è very hot!!!. Un incontro di persona, al quale invitare il Direttivo del C-dap, sarebbe l’ideale, magari scegliendo già dei punti specifici da mettere all’ordine del giorno dell’incontro.
    Buona festa del teatro a tutti!!!!! Quella di quest’anno è proprio bella bella :-)))

  2. Nemmeno io sono andato alla riunione e, quando ho ricevuto la mail, sono andato a controllare immediatamente l’ordine del giorno e… voilà! Sempre le solite cazzate! Del problema più grosso, quello che attanaglia di più la nostra professione, che ha creato più di una discussione accesa su facebook e soprattutto che sta creando un mercato nero spaventoso, nemmeno l’ombra.
    Ma dove vivono questi del cdap? Trovo vergognosa questa totale indifferenza!

  3. salve, ciò che dite è sul sito, ma in verità lo statuto del c-dap non parla di questo e il c-dap non è un sindacato, ma un’associazione e i soci decidono liberamente di occuparsi di ciò che reputano necessario. Se si desidera che il c-dap si occupi dell’argomento in questione bisogna iscriversi e porre la questione all’interno, ottenere una maggioranza e capire come si potrà ottenere questo obiettivo. Voi sapete che già due anni fa era stata proposta questa questione (del pagamento) e che c’erano anche stati incontri da voi e non si è arrivati a molto, ma anche non tutti i soci erano d’accordo. Vi stampo qui la parte dello Statuto “scopi del c-dap” in modo che tutti possano leggerlo. Come presidente è allo statuto che mi devo attenere e non a ciò che viene detto sul sito o a ciò che penso io.
    Al momento ci occupiamo di cose che noi riteniamo importanti e che speriamo di riuscire a portare avanti. Tra poco su facebook uscirà il report dell’assemblea.
    Ma penso proprio che nessun membro del c-dap si opporrebbe a affrontare l’argomento in una prossima assemblea. E anzi prendo questi interventi in modo molto positivo e spero siano l’inizio di una riunione di tutti, non importa se non tutti nel c-dap, ma tutti collaborativi per il miglioramento della situazione della danza e quindi di tutti noi. Franca Ferrari

    Art. 4: SCOPI
    Possono far parte del c-DAP LOMBARDIA, singoli soggetti, le associazioni e compagnie che vogliono unirsi,nel rappresentare la danza contemporanea e le arti performative in Lombardia.
    Scopo dell’Associazione è sostenere, coordinare e favorire la produzione, la distribuzione, la formazione, la fruizione e, comunque, lo sviluppo di tutte le attività legate alla danza ed alle arti performative contemporanee nel territorio lombardo con particolare riferimento a quelle zone insufficientemente dotate di strutture e di mezzi.
    La sua attività sarà svolta non esclusivamente a favore degli associati ma di tutto il movimento della danza e delle arti performative contemporanee.
    L’Associazione, pertanto, perseguirà lo scopo, fra le altre cose, di creare in ogni luogo occasioni di
    conoscenza, approfondimento ed evoluzione del pensiero attraverso cui si manifestano le varie forme di espressione della danza e dei linguaggi contemporanei del corpo.
    In questo senso c-DAP LOMBARDIA si pone come punto di riferimento di tutte le realtà operanti in
    Lombardia in questo campo, quelle già esistenti e quelle che nasceranno. Intende anche costituire quel necessario punto di riferimento per i giovani artisti ed operatori dello spettacolo che si affacciano a tali carriere professionali.
    c-DAP LOMBARDIA si costituisce come parte attiva di un più vasto movimento nazionale, nato in questi anni
    per affrontare con determinazione la questione della danza e delle arti performative contemporanee in Italia,per dare voce e corpo a quei propositi di trasformazione e adeguamento espressi con chiarezza da almeno tre generazioni di artisti. Con…

  4. Marina Burdinskaya says:

    Questa tema è stata discussa un anno fa è ci abbiamo provato anche a parlare ad un assamblea di C-Dap su questa tema ma è stato poi interrotto non finito poi completamente dimenticato il discorso. Ho cercato di sensibilizzare altri danzatori verso questo problema ma sono silenziosi non ce stata nessuna reazione da parte loro. E poi in realtà a parte di non essere pagati per lavoro del danzatore o un coreografo che è un problema grave si, la problema ancora più grave che il lavoro non ce !!! Io ultima data che ho fatto era Festa dei teatri di anno scorso!
    Si ho rifiutato di lavorare gratis e per sopravvivere faccio un altro lavoro peccato pero che così è già da un anno che non danzo… sono fuori forma e fra un po’ non esisterò più come danzatrice. professionista.

  5. Ricordo della discussione di tempo fa, di cui fummo proprio i principali animatori (non a caso le riunioni si svolsero nella nostra cucina!), e ricordo come furono proprio i “vertici” di allora a non essere d’accordo con l’impostazione che volevamo dare, cioè quella di creare qualcosa di simile a un codice etico della danza.
    E’ vero Marina, non c’è lavoro. Ma se quel poco che c’è lo prende uno che lo fa gratis, e rovina il mercato, allora preferisco cambiare mestiere. Credo che sia il caso di guardare la Big Picture. Come sarà il mondo che stiamo lasciando, se non vogliamo minimamente migliorarlo? Questo krumiraggio di chi fa danza nei confronti dei propri colleghi si sta ormai istituzionalizzando.
    E’ vero anche che il C-Dap non è un sindacato, ma quando si pone nei confronti delle istituzioni per ‘rivendicare’ maggiore attenzione non lo fa forse per avere più opportunità di lavoro? Non è forse uno scopo tacito del C-dap quello di dimostrare all’esterno che la danza è un lavoro?

  6. – Franca, mi fai morire! Non si capisce il problema di comunicazione sito-statuto: cioè quello che è scritto sul sito non è necessariamente vero perchè nello statuto c’è scritto altro. Ma perchè sul sito è riportata quella dicitura allora?

    – Inoltre: “Se si desidera che il c-dap si occupi dell’argomento in questione bisogna iscriversi e porre la questione all’interno, ottenere una maggioranza” questo dimostra e conferma a pieno che il problema del danzare gratis non è stata finora una priorità dell’attuale direttivo: sindacato o non sindacato, secondo me questo è grave soprattutto alla luce di quanto sta succedendo in giro. Cioè non devo essere per forza un sindacato per cercare di fare qualcosa.
    Poi far passare ora il cdap come ‘ente promotore della danza’ mi sembra una bella paraculata ( un po’ come la giustificazione sito versus statuto) proprio perchè ricordo – quando io e Giò eravamo iscritti – i toni fortemente politici delle riunioni e dunque riunioni rivolte moltissimo a discutere questioni di questo tipo. Questo vuol dire allora che il c-dap è addirittura peggiorato?

  7. Io penso che per sostenere e promuovere la danza Lombarda e diventare un interlocutore con le istituzioni, il C-dap debba mettersi nell’ottica di fare un’analisi globale della situazione lavorativa attuale che vada al di là del gruppo che effettivamente fa parte dell’associazione. Cioè non è che deve essere un sindacato per fare questo…anche se non ci sarebbe niente di male ad agire in un’ottica di questo tipo, secondo me. Io ho sempre immaginato un coordinamento come un organismo che si occupa di far girare le notizie e creare coesione non solo tra i membri ma all’interno della categoria, attraverso la diffusione di informazioni e iniziative,. Non so neanche se l’ A.C. è la formula giusta per un coordinamento, perchè in una A.C. c’è chi sta fuori e c’è chi sta dentro, mentre io me lo immagino più come una comunità aperta….ma così a suo tempo ha deciso la maggioranza, e quindi è giusto che si sia andati avanti rispettando questo desiderio.
    Ma attenzione a non correre il rischio di occuparsi solo degli interessi dei soci, perchè in questo modo, ovviamente, non si ha molta possibilità di coinvolgere sempre più persone e di avere così un “peso” maggiore. Penso che sarebbe opportuno trovare un collegamento all’esterno, dell’associazione, proprio per raccogliere impressioni, atmosfere e necessità anche su una fetta di persone un pò più ampia.
    Altrimenti non si può dire di rappresentare la danza contemporanea in Lombardia, ma solo una piccola parte di essa, mi pare.

  8. Io credo che “io voglio essere pagato e tu?” sia importante anche all’interno del c-dap e credo che anche se non è emerso dll’ordine del giorno sia un argomento che ha fatto e senza dubbia fa muovere diverse persone al suo interno. Se la cultura Tremonti se la mangia nel suo panino, dall’altro credo che sia una delle poche realtà che ancora può fare ragionare ed avere un’anima, ma che è un sacrosanto mestiere come tutti gli altri, il problema è che forse in Italia non è proprio così al momento. Dico che delle cose sono state fatte e si stanno facendo all’inetrno del C-Dap, vedi anche creare una relazione con gli altri coordinamenti regionali su questioni comne analizzare legge attuale sulla danza che forse non sappiamo “utilizzare” al meglio o contattare politici per sensibilizzare sulla condizione della danza in Italia ed a Milano (perchè secondo me nella altre regioni non sono messi male come qui in Lombardia)e della disparità tra le varie realtà che difficilmente possono convivere (ovvero che si passa da realtà di scantinati agli Arcimboldi senza essere differenziati in modo equo).Credo anche che bisognerebbe essere più uniti e decisi ad affrontare il nemico comune e che il Cdap non è certo perfetto, ma potrebbe essere un inizio senza dietrologie (spero!). Insomma si certo rivendicare lavoro, ma per tutti, non vedo un dentro e un fuori

  9. Sono d’accordo con Maria quando dice che dovremmo essere uniti per salvaguardare il nostro lavoro, sarebbe bello se fosse così facile.
    Io sarei contenta se tutte le energie confluissero sotto lo stesso cappello, perchè già un piccolo cambiamento è cominciato,, è nell’aria, e potremmo attuarlo meglio insieme.
    Purtroppo le cose non sono così facili. Io stessa sono uscita dal coordinamento proprio nel momento in cui si volle fondare questa associazione, e finora non ho trovato una forte motivazione per rientrare, sebbene continui ad osservarne l’operato.
    In confronto ai siti degli altri coordinamenti, quello del C-dap è poco aggiornato, e questo sicuramente non facilita la diffusione di quanto il coordinamento sta facendo in questo momento. Io lo so perchè magari parlo con qualcuno che sta all’interno, ma altrimenti non è facile arrivare a sapere…la discussione sulla legge per lo spettacolo, per fare un esempio, l’ho seguita attraverso questa web tv, e non per aver ricevuto aggiornamenti dal C.dap…. quindi non è che basta istituire un coordinamento perchè automaticamente tutti i danzatori del territorio si iscrivano, ma bisogna sentirsi coinvolti da un progetto, essere informati…lo statuto è solo l’inizio, ma non basta da solo!
    Per la mia esperienza il C-dap è sempre stato in qualche modo restio ad affrontare discussioni su argomenti che io considero fondamentali per capire chi siamo e cosa vogliamo, ed il fatto che la discussione non porti a niente non vuol dire che non sia stata importante.Certe questioni non si risolvono subito, ma è comuncque importante farle.
    Detto questo ribadisco il mio interesse a partecipare ad un incontro in cui si parli di questo argomento, come già scritto nel primo commento, con la voglia e la curiosità di ascoltare e proporre.

  10. Lia parla della necessità di un’analisi globale della situazione lavorativa attuale. Ci sono realtà europee molto strutturate, come Culture Action Europe o Ietm (vi consiglio di dare un’occhiata e, se il caso, di iscrivervi: gli italiani iscritti sono pochissimi!), che fanno un servizio di pubblica utilità, propongono studi, scrivono ‘position paper’ che mandano alle istituzioni, promuovono campagne di sensibilizzazione, studiano il loro settore. Anche andare alle loro assemblee è sempre interessante perchè si capisce che cercano di abbracciare un ampio settore attraverso un’analisi teorica (sociologica-economica-culturale-ecc.). Secondo me questo deve essere il senso di un organizzazione che voglia rappresentare un settore. Prima di tutto: conoscere il settore e farlo conoscere, non solo attraverso performance di danza, ma anche attraverso una produzione ‘altra’.
    Per questo ci auguriamo che il sondaggio che abbiamo promosso – anche insieme a Franca Ferrari- abbia, una volta ultimato, una risonanza anche all’interno dei coordinamenti, che lo usino come strumento di pressione nei confronti dei politici. Altrimenti, ripeto, fare solo da centro di raccolta delle agibilità mi sembra una magra consolazione, oltretutto che farà dipendere tante piccole realtà da una più grande, senza permettere loro di emanciparsi.

  11. A mio avviso il punto focale è: darsi una priorità!
    Se non ci si occupa di un problema serio come questo, ma davvero e seriamente, con una presa di posizione CHIARA e DURA, persistendo in un tempo indeterminato, non solo Tremonti se la mangia nel suo panino ma ti dico, Maria, che al banchetto dei panini, oltre a Tremonti, ci sono già da un bel pò anche tanti fantomatici colleghi del contemporaneo che si ingozzano, facendoti credere che ci sia solo Tremonti ad ingozzarsi! E questo banchetto si sta sempre di più affollando!
    Qui c’è da aprire gli occhi: il problema non è scantinato o Arcimboldi! Nella Vetrina di Milano Oltre, all’Elfo Puccini, gli artisti off invitati, hanno dovuto pagarsi spese viaggio (oltre al poco pubblico), e trattati malissimo, peggio di una realtà da scantinato. Non c’è più differenza!
    Perchè non chiedete ai ragazzi del GDA cosa hanno dovuto patire??
    Ma ti sei chiesta perchè trattano così il contemporaneo mentre invece mai si sognerebbero di trattare allo stesso modo il balletto?
    La priorità è sanare la categoria del contemporaneo! Urge da parte del cdap:
    1 un’analisi capillare delle realtà performative nella città e sul territorio per capire quali sono marce
    2 sensibilizzare gli artisti a non compromettersi.
    3 sensibilizzare gli artisti a strutturarsi per emanciparsi.
    Come si può utopisticamente pensare di “analizzare legge attuale sulla danza che forse non sappiamo utilizzare al meglio” o “contattare politici per sensibilizzare sulla condizione della danza in Italia”, se PRIMA non si risolve un problema di una categoria così sciatta e allo sbando! Con quale faccia ci si presenta? Queste parole sono le cazzate che vi ha raccontato Castello! Osservate il territorio e non il dito di Castello!!

  12. Ragazzi sono assolutamente d’accordo con entrambi, avete scritto esattamente quello che penso da tempo.
    Ovviamente, come tante volte ci siamo detti, i ragazzi che hanno partecipato a Milano Oltre non erano obbligati a farlo in queste condizioni!!! E’ proprio per questo che nei festival le presenze sono sempre più di giovanissimi e sempre meno di persone che lavorano nel settore da anni e che vent’anni non ce li hanno più (ahimè aggiungerei)….perchè le persone che hanno più esperienza non sempre sono disponibili a svendere così il proprio lavoro….o almeno le persone che conosco io non lo farebbero mai.
    Ma, come ha detto Marina, dato che le opportunità di lavoro sono sempre meno alla fine un’occasione come MilanoOltre era troppo allettante per rinunciarvi, e quindi ci si è buttati a capofitto….peccato che questo ha in qualche modo compromesso le possibili prossime partecipazioni della danza contemporanea a questo festival!!!!! A meno che non si sia disposti a lavorare gratis.
    Marina secondo me hai fatto bene a rinunciare a lavorare gratis, anche se non danzi da ormai un anno….certo, è un peccato, ma cosa ti avrebbe portato svendere la tua professionalità per una data con poco pubblico e con una assistenza tecnica non sempre adeguata??
    Il discorso proposto da me e altre persone all’interno del nascente coordinamento, che fu poi cambiato in sede di discussione al Tavolo Nazionale, perchè ritenuto argomento pruriginoso e di poco interesse, era proprio incentrato sul riconoscimento della categoria “danzatore contemporaneo” nella lista dei codici contributivi enpals, dal momento che esiste solo la dicitura “tersicoreo lirico” che si riferisce al dipendente del corpo di ballo. Secondo me era simbolico ma sostanziale riconoscere una diversa competenza, sebbene sempre nell’ambito coreutico, che prevede anche una differente modalità lavorativa. Era una provocazione che mirava proprio a mettere in luce il fatto che la danza contemporanea fosse praticamente inesistente all’interno di quello che si propone di essere il “nostro” Ente Previdenziale. Era un possibile inizio, un mettere un punto fermo per ribadire la nostra presenza.
    “sciatta e allo sbando” credo che sia la frase che più si adatta alla nostra categoria.

  13. > LIA: mettiamo per un attimo da parte il problema dicitura “tersicoreo lirico”, quando ci incontreremo ti spiego.
    Inoltre non ne posso più di riunioni dove ri-ri-ri-ri-discutere della stessa storia! Basta riunioni di questo genere! Lia, proprio insieme a te, noi la nostra parte l’abbiamo fatta, soprattutto attraverso internet e, come sai, continuiamo a farla in accordo, oltre che il tempo limitato di ciascuno, anche con il fatto di credere in una diffusione e condivisione di notizie ad un ampio raggio. Noi non siamo il cdap! Sono loro, membri del direttivo, che devono fare qualcosa: ADESSO! La nostra formula è: diffusione! La loro formula è organismo presente sul territorio: e che lo facciano! Noi, naturalmente, appoggeremo la loro azione: in sinergia d’azione sì, ma basta sinergie di chiacchiere da riunioni, almeno su questo tema che è chiarissimo!
    > C-DAP: perchè aspettare di essere sempre in tanti? Quei pochi che siete, AGITE! Cos’è questo atteggiamento bacchettone: “se entrate nel cdap, se ne parla”?! Inoltre non crogiolatevi troppo facendo la cricca che adesso va d’accordo o, come dice Giovanni, da centro di raccolta delle agibilità: che tristezza! Franca, recupera l’incazzatura nella quale ti preferisco. Ma davvero viviamo nell’ideale di una danza per la quale credere di darci un tono da fighi contemporanei?! siamo TUTTI SFIGATI! SFIGATI! Bisogna sanare la categoria!

    Quindi basta riunioni! Avviamo insieme piuttosto un brainstorming di azioni, di proposte, qui, sulla web tv: ma focalizziamoci sul territorio lombardo prima, perchè qui è diventata un’urgenza! Raccogliamo tutte queste proposte. Il cdap si riunisce per capire quale può concretamente realizzare e noi di studio28tv vi aiuteremo sicuramente! Poi, ad azione avviata e collaudata, ci interfacciamo con i politici locali. Successivamente capiremo come lavorare insieme agli coordinamenti (se risulterà anche una loro urgenza) sul territorio nazionale.

    Passando dunque alle proposte, per adesso io lancio un possibile nome di una possibile azione: “S.O.S. danza contemporanea.”

  14. Si, Gius…la storia della categoria è già roba vecchia, lo so, era solo per dare un esempio del fatto che spesso quando venivano proposte discussioni che andavano a scavare in profondità, che andavano a toccare argomenti importanti, veniva risposto che erano questioni troppo grandi e che non c’era tempo da perdere per parlarne. Poi di fatto mi è sempre sfuggito quali fossero le discussioni giuste da fare che invece avrebbero portato risultati a breve termine, ma probabilmente non ho colto gli aspetti migliori di tutta la vicenda.
    Ma basta parlare del passato, pensiamo al presente.
    Io condivido anche la tua idea di mettersi in azione. “S.O.S. danza contemporanea” è un bellissimo inizio. Ma la mia esigenza di incontrarsi personalmente è solo per il semplice fatto che faccia a faccia si evitano tantissimi fraintesi che fanno solo perdere tempo,ed inquinano la positività di tutta questa energia che si produce in questo luogo che chiamare virtuale sarebbe ingiusto. Si, perchè anche se siamo tutti incazzati per la situazione, questa volontà di fare qualcosa per rialzare la testa per me è un evento straordinario, un’occasione da non perdere. Se questi brainstorming li potessimo fare -non sempre ovviamente- di persona, secondo me sarebbe un bellissimo modo per procedere con il lavoro. Se non fosse possibile, comunque, si farà sul web, subito e belli incazzati.
    Io sono con voi.

  15. Ok Giuseppe, tu dici :
    La priorità è sanare la categoria del contemporaneo! Urge da parte del cdap:
    1 un’analisi capillare delle realtà performative nella città e sul territorio per capire quali sono marce Quali strumenti di giudizio e di ricerca utilizzeresti per questo punto?
    Inoltre sul fare, all’interno del Cdap, forse ci si aspetta troppo che sia il Direttivo a darsi una mossa, bisognerebbe fosse soprattutto un’esigenza dei Soci, ma la mia impressione è che se si aspetta troppo perdi anche l’urgenza del fare. Più volte mi sono proposta e mi propongo per fare, incontrare e disfare, ma bisogna sempre avere il benestare del direttivo.
    Altro punto :
    brainstorming di azioni, di proposte, qui, sulla web tv: ma focalizziamoci sul territorio lombardo
    Cosa? Come? Avete già delle idee in proposito, fate degli esempi di cosa potrebbe essere utile. e mettiamoci subito al lavoro.

  16. e vai Maria! Mi piace questa tua voglia di fare! Cdap e Studio28tv: uniamo le forze!
    Mentre il sondaggio sguinzagliato sedimenta, avviamo il brainstorming!

    p.s. hai ragione che può essere sconfortante che i soci non diano segnali di vitalità come è vero e legittimo da parte del direttivo rispettare le esigenze del soci ma è anche vero che tu di fatto sei un socio che crede in quest’urgenza e questo ha valore ed il direttivo davanti a una piaga così, può eccezionalmente proporre la questione agli altri soci spiegandone le ragioni che non credo proprio che ai soci risulteranno così astruse dato che questo problema riguarda tutti.

  17. Un paio di proposte per collaborazione studio28 tv e c-dap:
    1. Piu’ che fare un censimento per trovare il marcio, che è un ruolo un po’ troppo da watch-dog e non so se il c-dap ha la giusta aggressività per farlo, credo che potrebbe adottare una delle dieci idee per la cultura che abbiamo scritto nel forum (qualcuno le ha lette?) e cioè la seguente: proporre alle istituzioni di effettuare un controllo ‘etico’ dei contributi assegnati. I progetti finanziati con soldi pubblici servono davvero ancha a creare opportunita’ lavorative in ambito artistico? O servono solo a mantenere in vita le organizzazioni stesse e i loro gestori?
    2. Partendo dal sondaggio che e’ stato elaborato e revisionato da tutti i reporter di Studio28 TV, provare, una volta terminato e analizzato il sondaggio stesso, a instaurare un dialogo con le istituzioni che si basi su dati statistici reali e sensibilizzarle sui nostri reali bisogni, dati alla mano.

  18. Elisa Ferrari says:

    A me dispiace dirlo, ma credo che il problema del non essere pagati per le proprie prestazioni lavorative sia diventata ormai una consuetudine non per colpa delle istituzioni che non difendono i lavoratori, ma per colpa dei lavoratori stessi che non sanno far valere i propri diritti (e se di diritti non si può parlare perché non ce ne sono, se non altro un po’ di amor proprio e rispetto per se stessi).
    Mi spiego meglio: la situazione dei danzatori in Italia è critica, criticissima, ma il danzatore medio quando gli si chiede ‘beh, che stai facendo?’, piuttosto che rispondere ‘mah, guarda, sto a casa a fare la calza perché di lavoro non ce n’è’ ti dicono ‘si guarda sto facendo questo o quest’altro…’ ‘ma ti pagano?’ ‘beh no, ma sai, è sempre esperienza, fa curriculum’…
    Ecco, se la gente iniziasse a rifiutarsi di lavorare a gratis, forse la situazione cambierebbe. Vero è anche che ci sono anche molti non professionisti pronti a tutto per avere un lavoretto anche non pagato, per il puro piacere di dire ‘io c’ero’, e i datori di lavoro a volte (spesso) per risparmiare il più possibile, preferiscono assumere danzatori non professionisti, a scapito della qualità del lavoro.
    Ecco secondo me il problema andrebbe scalfito dall’interno. E poi, non si tratta più di piccole compagnie o piccole produzioni, il problema investe anche le compagnie (o meglio i danzatori che danzano in quelle compagnie) più conosciute, e le grandi produzioni. Proprio in questi giorni ho potuto assitere da vicino ad un caso abbastanza eclatante, che implica una grande produzione televisiva e nomi noti della danza contemporanea e del teatrodanza italiani (e danzatori al seguito).
    Ora, a me risulta che questi danzatori non abbiano nemmeno un contratto. Che dire?
    Cioè, si sta tanto a parlare del fatto che non siamo giustamente ricompensati per quello che facciamo e poi arriva il signor X e siccome è una ‘cosa grossa’, ci s-diamo via così?
    Secondo me manca un po’ un riconoscersi in una identità di classe, ma questo secondo me non può venire da fuori, è il lavoratore stesso che deve capire e riuscire a quantificare il proprio valore e decidere che questo deve essere rispettato.

  19. Elisa Ferrari says:

    ps. in conclusione io sono d’accordo col monitorare il territorio e denunciare il marcio.
    E’ tempo di fare nomi.

  20. sono d’accordissimo con Elisa!
    In economia si dice che “i mercati, di solito, sono efficienti”: in altre parole, se si venisse a sapere che un’università stipa i suoi studenti in aule troppo piccole, lasciando vuote quelle grandi, il numero di iscrizioni diminuirebbe, e gli amministratori rischierebbero il licenziamento. Il mercato universitario reagirebbe in modo da costringerli a gestire l’università in maniera efficiente. Ora mi chiedo: perchè nelle arti performative non succede questo? Anzi…nonostante si sappia che un determinato teatro e-o festival non garantisce cachet, comunque i danzatori si propongono!! A mio avviso è’ tempo forse di sanare la categoria e creare un mercato più serio, altro che fuoriuscire dalle logiche economiche come è stato scritto in alcuni commenti sul sito del Core! Osserviamo cosa succede nelle arti visive, anche quelle più concettuali ed iperbolicamente più complesse: eppure si riesce in quell’ambito a darsi un valore sia artistico che economico non indifferente!

  21. Bene ragazzi. Da quello che è stato scritto fino ad ora, ne esce il ritratto di una categoria dalla scarsa coscienza di sè, totalmente divisa al suo interno, dalla scarsa conoscenza di tutto quello che riguarda diritti contrattuali e leggi,. Il lavoro da fare è tanto, e io sono d’accordo con chi ha detto, non ricordo se qui o su FB, di cominciare a creare un gruppo di persone che condividano un “manifesto etico e sostenibile” per il lavoro del danzatore/performer.
    Questo manifesto secondo me dovrebbe prevedere non solo degli atteggiamenti visrtuosi nei confronti del lavoro, ma anche delle azioni “consigliate”, come la segnalazione di tutte le situazioni lavorative in cui le condizioni non sono sufficienti, in modo da condividere una banca dati su tutto il territorio nazionale che permetta di sapere dove inviare il materiale per proporre i propri lavori. Condivido la necessità espressa da Elisa di cominciare a fare i nomi, e del resto non ho mai avuto problemi a farlo, a costo di essere impopolare. Il boicottaggio ha sempre funzionato, è un’azione che comunica un messaggio chiaro con efficacia.
    All’inizio sarà difficile, e forse saremo in pochi, ma tramite la diffusione e la sensibilizzazione si può fare molto per risollevare le sorti di questa categoria lavorativa. Sono d’accordo con Giuseppe quando dice che altre categorie all’interno dell’arte e dello spettacolo riescono a far valere i loro diritti, quindi potenzialmente potremmo anche noi fare qualcosa di concreto….se fossimo meno frammentati e pensassimo ad un progetto comune a lungo termine.
    Ci sono molti meccanismi dannosi che bisogna scardinare, ma è giunto il momento di farlo, perchè molti di noi sono stanchi, e secondo me ci sarebbero molte persone che aderirebbero al “manifesto”.
    ….a proposito….come va il sondaggio? Com’è la partecipazione? Si sa già?

  22. Il sondaggio ha superato le 80 risposte. Va bene ma siamo ancora lontani dall’avere un segmento rappresentativo. Forza, dite ai vostri amici, allievi, colleghi, di compilarlo e far girare la voce!

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