23 novembre 2017

Ciessevi: ora non avete più scuse!

Sono usciti i bandi di Regione Lombardia per lo spettacolo: tante opportunità, ma solo per i più forti. Per la vostra progettazione c’è un nuovo strumento, sconosciuto ai più: il Ciessevi, un centro principalmente dedicato al volontariato ma che fa servizi a basso costo per la progettazione di tutti gli enti no-profit. Consulenza, formazione, aiuto alla progettazione: caro amico artista, allergico alle carte della burocrazia, rivolgiti al Ciessevi!

Regione Lombardia: le pagine culturali

Ciessevi

Comments

  1. Ciao a tutti, grazie Giovanni per tutte queste informazioni.
    Un’altra buona notizie dalla Provincia di Milano: l’esistenza di un centro, che forse molti di voi conosceranno, che si chiama Grow up, e che si occupa proprio di sostegno all’associazionismo: dalla stesura dello statuto alle consulenze di vario tipo, come ad esmepio la presenza di un commercialista, previo appuntamento telefonico.
    http://urp.provincia.milano.it/schede/grow_up?posizione=0
    Poi una cattiva notizia, ancora dalla Provincia di Milano, anzi, bruttissima: oggi su Repubblica (domani vi posto l’articolo, fino a domani non è disponibile gratuitamente) leggo la notizia di pesantissimi tagli alla cultura da parte della provincia. Qualche anticipazione: una percentuale di taglio che va dal 30-35% al (!!!) 50-60%. Cancellate per il 2010 -udite udite- la Milanesiana(11 anni di vita, ospiti internazionali) e anche “Cannes a Milano” (da 14 anni permette al pubblico milanese di vedere a Giugno tutti i film di Cannes, 17mila biglietti venduti in otto giorni nell’ultima edizione).
    Alcuni festival hanno rifiutato e rimandato indietro l’elemosina offerta dalla provincia per la realizzazione degli eventi.
    Il resto a domani.
    Buonanotte!

  2. sia Milanesiana, sia Cannes a Miano, sono sicuro che faranno marcia indietro: ci vuole poco a far la voce grossa e poi tutti ‘a disposizione’..
    nel frattempo, dopo l’intenzione di Walt Disney company di comprare la Grecia (http://www.businessweek.com/news/2010-04-27/selling-greece-to-disney-solves-europe-s-woes-alice-schroeder.html) , la giornalista Alice Schroeder anticipa un altro giro di shopping da parte di colossi statunitensi in territorio europeo! Speriamo che si fermino in Italia!!

  3. Anch’io credo che sia improbabile cancellare la milanesiana. Trovo molto più probabile che reintegrino i fondi alla Milanesiana e li tolgano a tutti gli enti minori che, anche se si lamentano, nessuno li cagherà mai… ma la mia è solo una profezia.

  4. Caro il mio profeta, spero che tu dica il vero.
    Ecco qui l’articolo di Anna Cirillo di Repubblica,come promesso, giusto per avere le idee un pò più chiare.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/28/la-provincia-taglia-fondi-saltano-festival-rassegne.html

  5. Grazie Lia, ho letto l’articolo: devo dire che sono sempre un po’ dubbioso su come vengono affrontati questi temi. Prima di tutto trovo ridicolo rifiutare un contributo, anche perché c’è sempre un margine di trattativa, anche con gli enti pubblici. La Provincia tra l’altro ha un bilancio e un campo di intervento molto limitato (anche ai tempi di Penati, ma Penati – e l’assessora Benelli – l’hanno sfruttato bene con iniziative improntate alla sostenibilità). Un programmatore intelligente sa che deve comunque chiedere a più fonti e non appoggiarsi solo su una. Comunque, anche ammettendo che non sia così, ci sorprendiamo ancora che un’amministrazione di destra tagli le spese per la cultura? Ma non riuscite a vedere i volti truci della destra italiana? E non potevamo pensarci prima e sostenere tutti apertamente il centro-sinistra? (Troppo difficile per una Elisabetta Sgarbi dire: io voto Penati…)
    Tra l’altro sarebbe bene che i giornalisti dessero tutte le informazioni del caso e si informassero meglio. Di quanto hanno tagliato la cultura? Quali manifestazioni? Qual è il programma culturale della Provincia 2009 – 2014 targata Podestà? E’ frustrante leggere articoli così poco informativi. E’ frustrante vedere che tutti si lagnano ex post ma quando si è in campagna elettorale nessuno ci mette la faccia. Il mondo della cultura si deve mobilitare, si deve sporcare le mani e, soprattutto, deve smettere di non andare alle urne.

  6. Ti do ragione sulla scarsa informazione che viene data in questi articoli. Non capisco se si danno trope cose per scontate o se effettivamente queste informazioni non sono a disposizione del giornalista. Io vi posto sempre gli articoli di Repubblica perchè, purtroppo, è l’unico giornale che tratta quotidianamente la cultura dandogli un discreto spazio, e quindi lo leggo spesso per sapere almeno cosa succede, poi di solito vado a controllare le fonti e a cercare altro materiale in rete.
    Sugli altri quotidiani di cultura non se ne parla proprio, e sulle riviste specializzate ci sono solo recensioni di spettacoli e belle fotografie.
    Non esiste davvero un organo d’informazione per la politica culturale di questo paese, e molto spesso si vengono a sapere le cose quando sono già successe da tempo…devo dire, però, che da quando abbiamo cominciato ad unire le informazioni a nostra disposizione va già un pò meglio.
    Per il resto continuo a pensare che l’astenersi dal voto sia un diritto, che le persone che lo esercitano avranno avuto le loro buone ragioni per farlo e io non me la sento di giudicare. L’astensionismo è solo uno dei problemi, ed il fatto che la politica non lo consideri un messaggio chiaro da parte di una fetta importante dell’elettorato, e che non corra a farsi delle domande la dice lunga. Ma capisco quello che dici, anche perchè più che alle politiche, è proprio alle regionali che si può fare la differenza, e quindi effettivamente scegliere di astenersi alle regionali (com’è successo l’ultima volta) può voler dire bruciarsi una buona occasione.
    pensieri a briglie sciolte…

  7. Su AnnoZero stasera parlano anche delle proteste delle Fondazioni Lirico Sinfoniche!

  8. Io sono un po’ talebano sul voto. Votare è un dovere civico, recita la nostra bellissima costituzione. Forse sbaglio, ma mi sento di giudicare la scelta di non votare come irriguardosa nei confronti della propria comunità. Ma, ripeto, sono un po’ estremista su questa cosa.

  9. Ciao a tutti. Napo ha firmato ancora…
    Qui sotto articolo dell’ANSA
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/04/30/visualizza_new.html_1787446604.html

    Attendiamo la pubblicazione del testo prima di parlare, ma le reazioni sono state forti e unanimi per tutte le fondazioni. Adesso che rischiano anche loro finalmente si muovono in difesa della “cultura”. Finora se ne erano sempre sciacquati le mani di tutto e di tutti….mah.

  10. So che i lavoratori della scala non hanno nulla a che vedere con il nostro lavoro, e che dai più la Scala è considerata solo una macchina mangiasoldi. Tuttavia io credo che questo decreto rappresenti un enorme passo indietro per tutti noi operatori culturali, e per l’arte in generale. Gli effetti di questa piccola grande catastrofe ricadranno a pioggia un pò su tutta la vita culturale del Paese.
    Basta leggere il decreto per rendersi conto che non si sta facendo un riforma utile alla ridistribuzione della ricchezza dedicata alla cultura, ma si sta facendo l’ennesimo sopruso ai lavoratori, infischiandosene della produzione artistica.
    Finora le fondazioni lirico sinfoniche erano praticamente intoccabili, mentre adesso sembra che anche queste siano qualcosa a cui si può rinunciare. E se i teatri come il teatro alla Scala non contano più niente, figurarsi quanto possiamo contare noi!
    Che sia un assaggino della legge di cui tanto si parla???

  11. Con la Scala non ho mai avuto a che fare: non capisco come tutte le nostre attivita’ svolte sinora, possano aver avuto un valore, anche indiretto, grazie alla sua esistenza! A maggior ragione non mi sento messo in pericolo come piccola realta’ a fronte delle nuove regolamentazioni perpetrate alla Scala e affini.

    Non e’ che magari potrebbe essere una nuova primavera per noi tutti? :))

  12. Beh, non ho proprio detto che il nostro lavoro abbia valore grazie alla Scala, ma vabbè… sarei curiosa invece di sapere come potrebbe cominciare una nuova primavera per noi in relazione a questo decreto. Forse crediamo davvero che i soldi tolti alle fondazioni verranno reivestiti per la ricerca? Non scherziamo nemmeno!
    Comunque si tratta sempre di lavoratori (ricordo sempre che non sono solo ballerini e cantanti ma soprattutto tecnici, macchnisti, sarti, attrezzisti ecc.) ai quali è stato tolto un diritto che era stato dato loro da un giudice del lavoro. Se vogliamo sbattercene anche di questo e pensare che tutto sommato è meglio così, allora vuol dire che non ce ne frega più niente neanche dei diritti dei lavoratori, ma so che non è così.

  13. Il senso di quanto espresso era riguardo a “se i teatri come il teatro alla Scala non contano più niente, figurarsi quanto possiamo contare noi!”

    Per l’interesse o meno della condizione dei lavoratori, hai già risposto tu oltre che la mia presenza qui. Riguardo allo ‘sbattersene’ allora, forse riguarda di più loro nei nostri confronti, piuttosto che il contrario.

    Infine è una questione di prospettive…più ampie. E dunque un desiderio di riuscire ad esportare qualcos’altro che non sia la solita ‘pizza’ o ‘opera’. Con o senza i soldi dello Stato. Un impegno a cui tutti siamo chiamati, come succede nella Ue.

  14. Credo ci sia un corto circuito, un classico quando ci si scrive davanti ad un monitor. Che la tradizione del melodramma, o “opera lirica” o “pizza” faccia parte del dna di questo paese è una cosa che dobbiamo accettare. Proprio come succede per la moda o per la formula uno e le scarpe. Dall’estero vogliono l’Opera lirica, vogliono Verdi e Puccini, perchè è in questo tipo di spettacolo che riconoscono la storia culturale di un paese. Quindi la creazione contemporanea non dovrebbe andare a sostituirsi alla lirica, ma piuttosto occupare uno spazio vuoto o quasi. Non capisco come l’annichilimento dell’ “azienda dell’Opera lirica” possa in qualche modo migliorare la situazione dell’arte contemporanea. Si tratta di una domanda completamente diversa.
    Comunque fino a che si vedrà il teatro d’Opera come se fosse Belzebu’ in carne e zolfo è proprio inutile affrontare una discussione. Però mi sento di ricordare che nel resto d’Europa i teatri lirico-sinfonici ricevono sovvenzioni ben maggiori di quelle date ai nostri teatri, senza che nessuno viva questo come una privazione.
    A questo punto inizio a pensare che forse qualcuno crede che l’Opera lirica non sia cultura…

  15. A settembre 2009 la protesta del cinema, ora quella delle fondazioni lirico-sinfoniche, tra qualche mese quella del teatro di prosa, poi quella dei musei… Ognuno avrà il suo piccolo contentino, e intanto il settore continuerà a vivere, frammentato, senza indirizzi e senza visioni.
    Pur solidarizzando con gli scaligeri, mi chiedo se non sia effettivamente il caso di riformare questi pachidermici enti e renderli responsabili delle loro scelte. Qui non stiamo parlando dell’importanza culturale dell’opera, ma della gestione economica fallimentare delle fondazioni lirico-sinfoniche!
    P.S. Le sovvenzioni all’opera in Europa sono maggiori in assoluto, ma minori in percentuale. Ecco alcune coperture pubbliche: Opera di Parigi: 59%, Staatsoper di Berlino: 66%, OPERA DI ROMA: 89%! Tutte le fondazioni tranne la Scala sono alle cozze. Perchè gli enti “viziosi” devono continuare a essere foraggiati a scapito degli enti “virtuosi”? E perchè esportare SOLO l’opera e non “tutto”, come fanno i nostri paesi occidentali di riferimento?

  16. Sono d’accordo con te Giovanni, quando dici che una riforma è necessaria. Infatti sono assolutamente cosciente che in questi teatri giganteschi ci sia una dispersione pazzesca e che ci sia una distribuzione della ricchezza assolutamente folle. Basti pensare ai cachet dei cantanti solisti o dei direttori d’orchestra. Non è un caso che tutti vogliano venire a cantare qui, perchè sanno che gli verrà probabilmente dato quello che chiedono. Occorrerebbe più trasparenza, più ricambio nelle alte sfere, direttori artistici che non hanno come obiettivo principale il profitto, ma lo spessore artistico e il valore delle opere che producono, persone pronte a rischiare pur di portare avanti una ricerca.
    Il problema di questo decreto in particolare, però, non è SOLO una questione di soldi in più o in meno. Questa non è una riforma che modernizza la gestione della lirica, che sarebbe necessaria soprattutto dal passaggio da Enti Lirici a Fondazioni Lirico Sinfoniche. No. Questo è un attacco frontale al diritto di un gruppo di lavoratori che, dopo aver vinto un contenzioso, si aspettavano di vedere rispettata la sentenza accedendo ad un contratto che gli spettava, e invece questo decreto manda alle ortiche tutto.
    Assunzioni bloccate per tutti, tranne che per i solisti e i primi ruoli…chiaro il disegno, no?
    Non so…secondo me questo esula dal fatto che le fondazioni ricevano più o meno soldi. Mi sembra una cosa grave. Mi sembra una delegittimazione del ruolo che un lavoratore ha all’interno di un’azienda. Capisco che agli occhi di qualcuno il posto fisso in un teatro non è roba interessante, ma mica tutti abbiamo velleità creative e autoriali, no? Uno avrà pure il diritto di lavorare in un teatro come stabile, se ne ha voglia e se gli spetta, no? Questo non c’entra nulla con l’entità delle sovvenzioni. Questo c’entra con un governo che vuole affossare la cultura in tutte le sue forme e che considera i lavoratori dello spettacolo come dei parassiti (parole di Brunetta), e sotto questo aspetto io sinceramente mi sento coinvolta.
    Togliere i diritti al lavoratore vuol dire togliere la dignità alla categoria.

  17. Allora vorrei distinguere chiaramente i due aspetti. Se si parla del caso specifico, allora è un conto e concordo sulle ingiustizie avvenute, come la sentenza non rispettata.
    In generale non vedo “la piccola grande catastrofe”, nè il “grande passo indietro per il paese” attraverso un decreto orribile di 9 articoli, di cui 2 sono sul cinema! E questo decreto determinerebbe l’annichilimento dell’Opera?
    O addirittura un shock culturale per il paese solo perchè, se pungono i ‘grandi’, allora chissà per noi ‘piccini’? Ci tengo a sottolineare questo perchè prima e dopo di un qualunque decreto o legge, noi si è sempre lavorato con lo stesso impegno, sempre contribuendo ad arricchire culturalmente questo Paese e magari chissà, con la speranza di far passare ai pochi fuori, che l’Italia non è solo Verdi o Puccini o il melodramma.

    Io rivendico solo coerenza: se protesta deve essere, che inglobi tutte le categorie (mai nessuno di quei teatri che spenda una parola sulla nostra condizione!).
    In ultimo: chi è che vedrebbe il teatro dell’Opera come il diavolo? E chi è che dice che l’Opera non è cultura? Non dimentichiamo il filo di tutti i post fatti finora: il problema per me è la distribuzione dei fondi. In questo senso io ho sempre parlato di riforma.
    Caspita! M’è pure venuta voglia di una bella pizza!Slurp!

  18. Effetto boomerang: Anna Bandettini su Repubblica di oggi (3-05-10) intervista un orchestrale di media anzianità del Santa Cecilia. L’intento è quello di evidenziare i soprusi cui i poveri orchestrali saranno sottoposti in seguito al decreto Bondi. 2000 € di stipendio x 28 ore di lavoro settimanali, un part-time praticamente. Ma l’orchestrale si lamenta perché è uno stipendio più basso rispetto alla media europea (evidentemente non sa che TUTTI gli stipendi italiani sono più bassi della media UE). Si lamenta pure per il suo condominio che non ne può più di sentirlo suonare il trombone. E si lamenta pure perché il decreto Bondi gli impedirà di lavorare come solista e impedirà all’orchestra di assumere nuovi membri con concorsi internazionali. Insomma, di tutto un po’. E i macchinisti? e tutti gli altri lavoratori precari (suoi colleghi ma non ‘splendidi’ artisti)? Nonostante l’apparenza, questo articolo mi sembra un boomerang che rema contro la causa che vuole difendere. In un’Italia dal miliardo di ore di cassa integrazione e dalla crescita disperata della disoccupazione (soprattutto giovanile), con la Grecia in ginocchio qui vicino a noi (e noi a un passo da lei), a chi possono veramente interessare i problemi di un artista privilegiato?

  19. Infatti occupiamoci del caso dei precari a cui non è stata riconosciuta la sentenza! E non delle ‘star’ che pur guadagnando, si lamentano! Tra l’altro guadagnano con i NOSTRI soldi (qui ritorna il senso della redistribuzione), diversamente dai loro colleghi della Chicago Sinphony (esempio citato dall’orchestrale di cui sopra): e che questa mia arrabbiatura non sia confusa, per favore, con l’odio tout court per le fondazioni lirico sinfoniche, che devono comunque essere riformate per evitare SPRECHI e che non vuol dire annichilirle come immagine.
    Nessuno pensa veramente ai lavori, pur dignitosi, ma esercitati da sarti, lavandai, macchinisti, cui questo decreto ha negato il diritto alla giustizia: questa è l’urgenza! Giulio Cavalli sta organizzando una serata di sensibilizzazione: l’ho trovate sul suo facebook o sul suo sito.

  20. …non farò confusione, sono d’accordo con il concentrare l’attenzione sul caso dell’addetta alla lavanderia, infatti anche su uno dei link che avevo inserito all’interno della sezione “da leggere” c’era un articolo che spiegava proprio la situazione di questa “pioniera del contenzioso”, che ha aperto la strada a molte altre persone che si trovavano nella sua stessa situazione, ma che purtroppo non hanno avuto il suo stesso perfetto tempismo.
    Però permettetemi di dire che la mansione della signora non è paragonabile a quella di un professore d’orchestra, che per arrivare a suonare in un’orchestra sinfonica studia per anni e anni in conservatorio. 2000 euro non mi sembra una cifra altissima sinceramente, e alle 28 ore di lavoro effettivo vanno comunque aggiunte tutte le ore di studio che si fanno individualmente al di fuori dell’orario di lavoro. In un paese allo sfascio, come giustamente Giovanni ci ricorda, ahimè, queste persone ci sembrano dei privilegiati, ma di fatto hanno semplicemente quello che gli spetta dopo una vita di studio, come un qualsiasi professionista.

  21. ah signora mia, come fummo profetici: hai visto che non hanno cancellato nè Cannes nè la Milanesiana? In compenso hanno tagliato gran parte dei fondi dei Festival di danza di questa città… Elefanti contro formicuzze. Propongo di spostare la nostra attenzione da Milanesiana-Cannes-Fondazioni Lirico-sinfoniche a situazioni minori, indifese e che fanno il sottobosco – il presente e il futuro – della cultura.

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