24 ottobre 2017

Capitali Europee della Cultura: quale economia, quale modello?

“Una giornata in diretto collegamento con RavelloLab. Il modello delle capitali europee della cultura dovrebbe diventare da straordinario a ordinario” dice Claudio Bocci, direttore di Federculture, in chiusura dell’evento di Salerno. “Inoltre siamo in un periodo in cui l’Europa è considerata matrigna, invece il modello delle capitali europee della cultura ci riavvicina all’Europa”.

Il 10 dicembre 2013 si è svolta all’Università degli Studi di Salerno la conferenza europea “The European Dimension of Cultural Capitals”. Per la prima volta si sono incontrate le sei città italiane rimaste in gara per essere Capitale Europea della Cultura nel 2019.

L’evento, organizzato dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi e dall’Università di Salerno, ha messo a confronto modelli, esperienze, analisi organizzati in 3 panel di discussione. L’obiettivo dell’incontro era cercare di capire come il metodo di lavoro che sostiene le candidature possa diventare un modello sostenibile per la valorizzazione della cultura in Italia. Pubblichiamo le brevi ed efficaci interviste realizzate da Creactivitas – Creative Economy Lab ad alcuni dei protagonisti della giornata.

Domenico De Masi, sociologo e ordinario di sociologia del lavoro a La Sapienza di Roma, dice che quella della Capitale Europea della Cultura 2019 è un’occasione preziosa, da non farsi sfuggire per “riflettere sul modello europeo, cosa ha ancora da dire, come dobbiamo modificarci per avere ancora qualche cosa da dire e per ascoltare gli altri”.

Mauro Manichetti, direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno: “tutte le sei città hanno fatto un percorso per arrivare a essere candidate, un percorso che ha significato una presa di coscienza del patrimonio culturale della città. Anche indipendentemente dalla vittoria finale questo è un patrimonio di risorse”.

Tra le interviste si trovano anche quelle ad alcuni dei membri dei comitati promotori delle città che sono nella short list di città italiane tra cui verrà scelta la Capitale Europea della Cultura 2019.

Per Siena Sara Formisano ha intervistato Pierluigi Sacco, ordinario di economia della cultura allo IULM di Milano e direttore della candidatura di Siena 2019.

“Dobbiamo offrire all’Europa di un progetto legato a una città di patrimonio che invece di celebrare il suo patrimonio lavora sul tema dell’innovazione sociale e sul modificare le dinamiche future delle città di patrimonio in senso innovativo”.

Chiude la carrellata di interviste Lucio Argano, project manager di Perugiai2019. “Il centro storico di queste città diventa molto spesso un non-luogo. Il nostro motto è fabbricare luoghi. Vogliamo rioccupare e ridare vita al centro storico, ad esempio abbiamo immaginato una riqualificazione dell’ex carcere per farlo diventare un incubatore per attività indirizzate alla massa di studenti dove possano restare”.

 

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