18 aprile 2014

Escape the surface I – “A matter of light”

Cos’è una recensione? Implica una revisione di un contenuto e una spiegazione di ciò che con esso si produce.
Sia la parola “critica” che “crisi” vengono dalla medesima radice greca – il verbo krino – che significa dividere, scegliere, decidere, separare.
Isobel Blank ha visto Picnic ad Hanging Rock molte volte nel tempo, e ha realizzato che questa visione causa una crisi – letteralmente – un momento di passaggio verso qualcosa di differente. Il film accompagna lo spettatore in una profonda sensazione di sospensione: descrive l’eterna lotta tra cultura e natura, tra regola e mistero, tra ciò che è consueto e ciò che è inusuale.
L’uso della luce nel film è uno degli elementi centrali per questa sospensione. La luce può mostrare cose differenti negli stessi elementi, può far svanire il proprio perimetro sullo sfondo, può mostrare i ritmi nascosti nella natura, o può far lottare contro una dimensione soggetta a regole.
Il modo di vedere è esclusivamente una scelta individuale.
Il momento in cui le lacrime riempiono gli occhi. Quell’istante, prima che il pianto le lasci andare.
Per lei, Picnic ad Hanging Rock è un modo per esplorare quel limite, oscillando su un filo.
Ha scelto di provare a mostrare il movimento che è scaturito da quella visione.

Scritto, interpretato e diretto da Isobel Blank.

Musica degli Oui Mais Non, dall’album ‘Mille Lires’ © Tandori Records (2012).

Con il supporto di:
Programma Cultura dell’Unione Europea
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Gestures of a candidacy – Prima puntata

E’ di questa settimana la notizia che Ravenna è nella short list delle città candidate a Capitale Europea della Cultura 2019, insieme a Cagliari, Lecce, Matera, Perugia e Siena.

Paola Ponti, coreografa e faentina doc, ha realizzato un reportage sulla candidatura di Ravenna. Questa è la prima puntata. Enjoy!

La danza, l’arte, la politica

 

Intervistiamo Eugenia Casini Ropa, critica, studiosa e storica della danza. Prima laureata del Dams di Bologna, nel 1988 scrive “La danza e l’agitprop”, che ha deciso di ripubblicare in formato digitale nel 2013.
Con lei parliamo della danza, del rapporto tra danza, digitale e sfera etico-politica.
Parliamo anche della petizione “La danza non è uno sport“, promossa da Federdanza – Agis.

Il video è frutto dell’incontro con Eugenia Casini Ropa per realizzare la rubrica BookMe di S28Mag.

Barokthegreat

Barokthegreat è una formazione che opera nel vasto bacino della performing art. Fondata nel 2008 dalla musicista Leila Gharib e dalla danzatrice-coreografa Sonia Brunelli, si muove ponendo un particolare accento verso la radice mentale del movimento, la fisicità e funzione rituale della musica e l’architettura dello spazio come dispositivo abitativo. Realizzano le seguenti produzioni: The Origin (2008), Barok (2009), Wrestling – intuizioni sul mondo in attesa che diventino una costruzione compiuta (2010), Russian Mountains (2011), Fidippide (2011), Indigenous – dramma sonoro (2012), L’attacco del clone (2013). Dal 2012 Barokthegreat propone un programma sperimentale a durata annuale per danzatori e performer nella città di Verona, dove il gruppo attualmente vive e lavora. Con il progetto editoriale Indigenous, Barokthegreat inaugura la produzione di piccoli formati su carta che, con la serie di stickers, contribuiscono a definire l’immaginario del gruppo attraverso la collaborazione con artisti, designer e scrittori.