19 maggio 2012

La Mia breve ed intensa esperienza al GdA (giovane danza D'autore) Lombardia | Vita d'artista | Forum

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La Mia breve ed intensa esperienza al GdA (giovane danza D'autore) Lombardia

UserPost

11:01
6 dicembre 2010


david

Member

posts 17

 

Io partirei dalle presunte parole del drammaturgo del GdA Lombardia
rivolte a Silvia Alfei al momento della presentazione del suo lavoro in forma
non definitiva:

"lasciamo che si suicidi"!…ci vorrebbero minuti e
minuti di silenzio dopo esternazioni di questa portata. Sono parole pesanti
come un macigno che mi hanno turbato.

Sarebbe interessante avere il punto di vista di colui che secondo Silvia ha
pronunciato tali parole.

O forse sono parole non commentabili… in ogni caso vista la gravità dell’esternazione saremo pronti ad accogliere l'eventuale replica del diretto interessato.

Poi passerei a ringraziare Silvia Alfei per la sua eloquente testimonianza.

Citando le giustissime parole dell’organizzatrice del GdA Lombardia mi
limito a non “avviare tediosa discussione” sul grado di sensatezza dei miei
post e sulla mia incomprensibile etica basata sulla trasparenza e l’autodenuncia.
Tutto questo perché si svierebbe dall’argomento principale ovvero l’attesa
delle risposte e delle testimonianze.

Ai lettori di questo Forum mi sento in dovere di dire che non ho nessuna
intenzione di ridurre ad una querelle privata una discussione che riguarda un
bacino d’utenza più ampio. Per questo non accetterò di partecipare a colloqui
privati di nessun tipo.

 

11:54
6 dicembre 2010


elisaferrari

Member

posts 5

Mi pare che i rumors siano venuti fuori…Oppure la cara Silvia (se non noi esclusi, che pare non contiamo) ha postato inutilmente i suoi pensieri chilometrici???

21:28
6 dicembre 2010


valentina

Milano

New Member

posts 2

Post edited 09:51 – 7 dicembre 2010 by Giovanni Perypezye


Sono Valentina Sordo, la vincitrice del GD'A Lombardia 2010 e mi sembra importante darvi la mia testimonianza.

Mi sono presentata alla selezione di questo premio perchè è arrivato nel momento giusto di un mio percorso artistico in cui cercavo di trovare la mia personale poetica dopo aver lavorato per diversi anni in compagnia come interprete.

Avevo già sperimentato quanto fosse faticoso lavorare ad un progetto coreografico senza essere inserita in un progetto più grande o in una rete o insomma senza aver partecipato a nessun bando ma muovendomi completamente autonomamente, infatti avevo preparato una coreografia nel 2009 "La cavalla del Che…era una mula" che ha fatto solo due repliche e che mi ero resa conto fosse difficilissimo vendere non solo perchè era ancora acerba ma soprattutto perchè nessuno mi conosceva e nessuno mi avrebbe presentato a nessuno.

Ho capito che ci voleva un bando, un concorso, qualcosa che era riconosciuto e che serviva a darmi visibilità e farmi conoscere. Ho partecipato anche perchè era l'ultimo anno in cui avrei potuto farlo sono nata nel 74 e quindi quando mi hanno selezionata avevo 35 anni. Per quanto riguarda il tema dell'età che mi sembra Davide abbia sollevato, ritengo che a 35 anni uno si debba ritenere ancora giovane, ma anche a 45 anni o 50, insomma non scherziamo dai per ritenersi vecchi bisogna almeno arrivare ai 70.

Rispetto ai selezionatori avevo molta paura perchè sapevo di presentare un progetto comico, non finemente ironico, ma proprio comico e sapevo che tra i membri della giuria non c'era nessuno particolarmente legato a questo tipo di poetica. In più il Teatrodanza, per rispondere a Silvia, è ormai considerato qualcosa di antico, gira pochissimo. Adesso c'è molto più interesse verso il concettuale e  verso una danza che valorizza i nuovi media, soprattutto in Lombardia. Comunque tornando al percorso di accompagnamento mi sono sentita molto fortunata e ho cercato di investire tra ottobre e aprile la maggior parte del mio tempo.

Ho apprezzato il drammaturgo come idea. Il ruolo del drammaturgo nello spettacolo non centra con nulla con il concetto di narrazione sono due cose diverse, in Olanda ma anche in Francia so che molte compagnie di danza hanno un drammaturgo perchè i confini di linguaggio si sono allargati e c'è bisogno spesso di qualcuno che tiri le fila del discorso. Io ho sempre pensato che un difetto della danza contemporanea fosse la mancanza di un occhio drammaturgico, che conoscendo le regole dello spettacolo sa come farsene beffa, o come renderle meno scontate, o come valorizzare un'idea dandone spessore o trovando riferimenti in altri campi artistici, o anche solo aiutandoti a non perderti dal tuo progetto iniziale durante il percorso. Ho apprezzato il drammaturgo reale cioè Luca Scarlini, intanto perchè ha una grandissima esperienza nel campo dello spettacolo e della danza, poi perchè mi ha suggerito testi, film, canzoni e video che potevano servirmi come riferimento per il mio lavoro. Naturalmente la sua presenza era solamente di suggerimento di alcune ipotesi di sviluppo del lavoro, lo abbiamo incontrato tre volte in tutto nella fase iniziale delle prove, ma poi ognuno di noi sie è gestito autonomamente la messa in scena della coreografia.

Ho apprezzato la possibilità di provare gratis in una sala perchè qui a Milano veramente se c'è una cosa che soffriamo più di ogni altra città d'Italia è il costo della vita e quindi anche delle sale di lavoro. Ho fatto fatica all'inizio a mettermi in gioco di fronte alle persone nuove che venivano a vedere il lavoro e ogni volta che ci chiedevano di mostrarlo, ma dopo la prima partecipazione ad una di queste prove aperte ho capito che era importantissimo farlo. Sperimenti subito se una cosa funziona oppure se c'è bisogno di cambiare un pò il tiro. Devi per forza trovare leggerezza e metterti in gioco anche quando non sei pronto perchè poi è quello che ti succederà sempre anche più avanti. Tutti vogliono vederti all'opera e anche se vorresti chiuderti in sala da solo per un pò ti tocca mostrare. E' un pò stressante ma con il tempo diventa fonte di spunti incredibili, almeno per me, io di fronte al pubblico ho un'energia più intensa che in sala e molti dei testi che utilizzo nello spettacolo gli ho improvvisati in queste prove aperte.

Ho avuto una defaiance quando ci hanno chiesto di farci agibilità da soli per la partecipazione a Purosangue (prima tappa di visibilità del lavoro in corso il 19 dicembre 2009) dove però non ricevevamo compensi. Ho subito detto che io non pagavo se loro non mi pagavano, ho fatto un rebelot, avvisato Beltrami che ha parlato con Annamaria e Annamaria ha detto che in effetti era giusto e che avrebbe pagato Artedanzae20, insomma parlandone abbiamo risolto.

Poi è arrivata una presentazione all'Out off c'era massimo Carosi, Ariella Vidach, Saul Beretta (di Musicamorfosi), Franca Ferrari e qualche altro. Di questo ha parlato anche Silvia. E' stato quando ha nevicato tantissimo, il 22-23 dicembre scorsi, io ero stremata su e già a piedi da dove faccio lezione, alla sala prove, all'out off. Una fatica bestia, nessuno di noi sapeva bene cosa presentare dopo due mesi di lavoro in più durante il giorno abbiamo avuto delle lezioni sull'uso dei fari con due tecnici del teatro che poverini erano stati avvisati all'ultimo….anche qui piccolo mal contento, tra di noi ci diciamo ma perchè…..poi andiamo in scena. Io faccio un'improvvisazione su alcuni spunti che avevo trovato in sala, credevo sarebbe stato un disastro invece quello che ne è venuto fuori è poi rimasto come base di tutto il lavoro successivo. Insomma per fortuna e meno male che c'è stata questa presentazione e che nonostante i due tecnici un pò nervosi e io anche, ho sperimentato il pezzo e ho trovato spunti e ho avuto feedback.

In più ci hanno fatto, Artedanzae20, delle riprese molto belle con cui poi ho potuto analizzare il lavoro, inoltre lo stesso video l'ho sfruttato per la selezione alla vetrina di Ravenna ( che è stata a marzo 2010) dove sono stata presa. Bene nella difficoltà ne è uscito ancora qualcosa di positivo.

Poi abbiamo avuto delle lezioni con Mario Nuzzo sull'organizzazione di una compagnia, enpals, associazionismo, ecc. che sono state molto utili.

Di nuovo un vero e proprio incontro/lezione di illuminotecnica con Paolo Casati che ci ha illuminato su come fare una scheda tecnica, una pianta luci, una conversazione con un teatro per prevedere un allestimento e poi ci ha dato consigli personali per ogni performance. Bene. Sulla formazione purtroppo non abbiamo avuto grandi occasioni, un laboratorio di tre giorni con Tiziana Arnabolti, molto molto utile, io non c'ero ma tutti gli altri hanno detto che è stato molto importante per il loro percorso e poi Tiziana è veramente una persona competente e bella.

Poi un breve incontro con Melanie Demers dal Canada che ci ha dedicato due giorni, davvero troppo poco per noi e per lei per poter fare qualcosa di profondo. Da questo punto di vista sicuramente c'è da migliorare. E’ vero che in Veneto sono meglio organizzati, ma il lavoro sul territorio Roberto Casarotto lo fa da più tempo, e sicuramente con più fondi che quelli della Lombardia.

Ecco poi la questione dei vestiti a Brera……che dire, il rischio che non funzionassero era grosso perchè le allieve a Brera lo fanno come esperimento in più non c'è una costumista sola ma un team di 4-5 persone coordinate poi dalla docente Paola Giorgi. Io mi sono trovata bene, ma non per fortuna, un pò me la sono cercata questa fortuna, ho visto il mio vestito dieci giorni prima del debutto ancora in fase di lavorazione e rispetto al bozzetto che avevo visto il mese prima erano cambiate molte cose….ho chiesto qualche modifica e poi ho detto che andava bene perchè perchè c'erano quattro ragazze che ci stavano lavorando da due mesi e io dovevo essere super felice! Il vestito poteva essere migliore ma così già andava bene, anche questa una fortuna, un vestito da 400 euro (poi ho voluto fare i conti perchè ne volevo una seconda copia di sicurezza ma poi non avevo i soldi e non l'ho più fatta) che mi regalavano gratis. Io non ci sputerei sopra. Neanche così pubblicamente come ha fatto Davide. Troppo facile. Detto ciò ho avuto il vestito finito il giorno prima del debutto e questo mi ha messo dell'ansia, ma mio fratello mi ha raccontato che gli è successa la stessa cosa per un suo progetto autoprodotto, nel senso che è quasi la norma, capita spesso. O ti adegui o fai da te o hai le carte per pretendere che il vestito (o la musica…o il video) ti venga dato almeno due settimne prima.

Ecco non so che dire di più, nel senso che la mia esperienza del premio è molto positiva nonostante le difficoltà che sono emerse a volte.

Il dopo premio per me non è proprio tutto rosa e fiori, la mia replica a Ravenna non è stata eccezionale lo ammetto, nonostante io abbia analizzato perfettamente i problemi che aveva avuto la serata e che dipendevano in parte da me e in parte dalle condizioni tecniche, durante il feedback ho sentito che i 12 rappresentanti regionali non avevano fiducia in questo progetto, così, nonostante io fossi già stata premiata da una giuria internazionale non sono entrata nella lista anticorpi. La mia circuitazione futura dipenderà solo da come io riuscirò a vendermi e a farmi apprezzare da sola.

In questo senso la mia esperienza regionale è migliore di quella a livello nazionale.

Ambirei naturalmente a che in questa regione succedessero più cose legate alla danza contemporanea e che le persone che se ne occupano aprissero la loro visione a qualcosa di più strutturato e ampio, ma penso che si stiano mettendo le basi per questo. Non miniamole, voglio dire discutiamo pure ma mantenendo un certo riguardo nei confronti di chi ha messo energia in questo progetto, esattamente come vorremmo che fosse rispettato il nostro lavoro.

Il 26 aprile al debutto al Puccini erano presenti molti programmatori da tutt'Italia, questa per un giovane coreografo lombardo è una grandissima opportunità, facciamo di tutto perchè continui ad esistere.

Anche mettendo da parte acidità che ci vengono da anni e anni di fatica e porte chiuse in faccia. L'acidità corrode solo il nostro stomaco, non quello degli altri.

…E' vero che aspetto ancora una parte del premio, esattamente la metà, la Cariplo non eroga. Cosa devo fare, mando tutti a quel paese, si a casa ogni tanto con gli amici mi sfogo, dico anche cose tremende, mi lamento, e questo mi aiuta ma poi sdrammatizzo…. il virus della depressione e del rancore si insinua velocemente cerco di non farmi sopraffare, penso che è meglio spostare l’attenzione piuttosto che stare male.

Vista la situazione da due mesi ho accettato un lavoro part-time al mattino, e aspetto che le cose cambino facendomi in 4 per tenere tutti i pezzi insieme. Non credo di essere la prima e neanche l’ultima.

Valentina

P.S. Mi prendo un tempo per rispondere anche alla questione sul lavorare gratis o farsi pagare, questione che è stata sollevata anche durante una riunione tra finalisti e organizzatori del GDA Lombardia e che ha suscitato un po’ di malcontento, mi sembra troppo complesso e fuorviante parlarne qui.

09:40
7 dicembre 2010


david

Member

posts 17

Post edited 09:57 – 7 dicembre 2010 by Giovanni Perypezye


Gentilissima Valentina

Ti ringrazio per aver partecipato alla discussione.

Mi conforta sapere che una giovane coreografa 35 enne sia uscita da questa esperienza biennale durata meno di un anno, con tutta questa serenità e positività.

Hai fatto benissimo a raccontare la versione ufficiale della tua esperienza in modo da non creare altri fastidiosi rumors.

Era esattamente quello che mi aspettavo da un concorso che ha fatto delle promesse e che, come sostieni tu, nel tuo caso le ha mantenute sino infondo. Non va minimizzato il bel lavoro dell’organizzazione, hai ragione. Ma non va minimizzato il mio dolore di fronte all’ingiustizia nell’assistere ad una selezione dove le regole del bando sono andate a farsi friggere! Dove i lavori inediti erano rarissimi in fase di selezione come anche nella fase

finale del concorso. È mio diritto parlare si o no? Ti ricordo che mi sono auto ritirato dal premio per una questione di correttezza e credo che se l’avessero fatto anche molti miei colleghi il concorso non si sarebbe potuto fare per scarsità di adesioni.

Io ero in sala,il giorno della finale e ho votato il tuo lavoro per una questione di gusto personale, perché affezionato al tuo linguaggio sin dai tempi di “Giacomo Giacomo” di Barbara Toma, sono sempre stato un tuo sostenitore e puoi chiederlo a Barbara.

Trovo tuttavia poco sensibile da parte tua ridurre ad una questione di Acidità il mio intervento. Non è nemmeno rispettoso nei confronti di Silvia ed Elisa. Sei sicura di aver a che fare con tre depressi acidi e rancorosi? Valentina, tu al mio posto che avresti fatto? E al posto di Silvia? Io ti credo se dici che per te è stata un’esperienza memorabile. Ti rispetto,

e te lo devo da artista questo rispetto. Ma tu trovi così inconcepibile rispettare una versione dei fatti differente? Ma è così difficile mostrare solidarietà tra artisti Valentina? Si può evitare di ridurre il dolore di una persona ad una questione di capriccio isterico? È davvero avvilente! Io sono felice per te, davvero Valentina anche perché col mio voto ho contribuito alla tua felicità. Se deciderai di fare la coreografa quando diventerai grande io

continuerò a seguirti e a tifare per te come ho fatto finora. Ma a parte questa meravigliosa esperienza che hai meritato di vivere grazie anche alla bravura degli organizzatori milanesi, ti chiedo: hai mai provato ad immedesimarti in chi la tua fortunabravura non l’ha avuta?

È si o no mio diritto sapere perché durante la selezione c’è chi è andato avanti senza mostrare dal VIVO il proprio lavoro?

È mio diritto dubitare sulla giustezza di quest’infrazione al regolamento?

È mio diritto sapere se sono stati rispettati gli standard qualitativi di cui si vantano i nostri giovani colleghi del veneto e dell’emilia?

È mio diritto sapere come mai sono passati avanti lavori non inediti?

È mio diritto esprimere le mie perplessità sulla qualità dei costumi?

È mio diritto si o no sapere se i soldini del premio sono arrivati alla vincitrice e se il suo Solo sia passato ad una fase di sviluppo?

È mio diritto sapere se esiste o no questa rete e perché il tuo lavoro Valentina non circola?</p>

Ecco, io capisco che i miei toni focosi nei forum possano dare adito a qualche perplessità, ma nonostante la mia irruenza, mantengo una dose di lucidità utile a rispettare idee che non mi appartengono…per questo mi aspetto da una mente lucida e serena come la tua Valentina, lo stesso atteggiamento di apertura, se non addirittura maggiore disponibilità rispetto a quella che potrei avere io. Nel tuo intervento mi ha rattristato questa bassa attenzione rispetto a problematiche che a me, a Silvia e ad Elisa sembrano invece

importanti. Nel senso, va bene il tuo entusiasmo, ma mi sarei aspettato almeno una parolina di conforto.

Ma capisco il tuo punto di vista, io ti rispetto e ti ringrazio infinitamente per essere intervenuta.

david

09:43
7 dicembre 2010


luna

Member

posts 40

Ciao Valentina,

l'altro ieri durante la tavola rotonda al Did studio ho avuto l'occasione di ascoltare delle cose, e anche un tuo intervento.

Su alcune cose sono d'accordo con te; mi sono resa conto, nell'ambito di un progetto di formazione e stando dalla parte dell'organizzazione, che alcune cose sono veramente difficili da fare, che lo stato ostacola, che se non arrivano i soldi all'artista è perché non arrivano dall'alto e chi ti propone una data non è ricco abbastanza da anticiparli…eccetera.

Su questo anch'io proporrei un pò più di tolleranza reciproca, perché siamo in un paese disastrato. Magari un pò più di dialogo reciproco, così da capire le proprie difficoltà.

Quello su cui non sono d'accordo è sul fatto che confrontarsi dopo un mese di sala con delle presenze estranee sia salutare.

Dipende.

Magari tu sei già adulta artisticamente, già pronta a farlo.

E' vero che il confronto obbliga ad alleggerire, ma così, tra un pò, gireranno solo lavori leggeri.

Ognuno ha la propria identità, ed è giusto che venga rispettata; se un'artista vuole fare un lavoro non leggero (che non vuol dire pesante) è giusto che abbia l'opportunità di realizzarlo. Sottoporlo a delle condizioni di stress non adatte ad un tipo di lavoro più introspettivo, vorrebbe dire snaturarlo, non farlo crescere, per infine dire che il lavoro non è adatto al pubblico…Ma non lo è perché non si sono rispettati i giusti tempi e modi di produzione.

Come se volessi cuocere una torta con gli stessi tempi di una lasagna (forse la metafora culinaria funziona!)

Questa non è una cosa scontata, per questo la faccio presente.

Io viaggio in Italia, conosco molti artisti, mi confronto, e devo dire che concettuale, (nuove tecnologie non so) anche se in Italia un vero e proprio concettuale non c'è ma credo di aver capito cosa intendi, non mi sembra se la passi molto bene. Ma questi sono punti di vista…

Un altro problema, collegato a quello precedente, è la modalità di produzione. In Italia, si sa, vanno le mode. Vengono sparati nomi di artisti giovanissimi che si esauriscono nel giro di qualche anno. Non dico che questo sia fatto in malafede, io sono convinta che tantissimi programmatori siano animati dalle migliori intenzioni, ma invece di investire tutti questi soldi (non moltissimi magari, ma un pò sì) per buttare sul mercato persone giovani e non in grado di reggere spesso a modalità produttive che ne violentano la poetica, si investissero in progetti di residenza con un occhio di riguardo maggiore nei confronti dei processi artistici?

In tutta Europa è da anni e anni che si parla di passaggio dal prodotto al processo nelle arti performative, in Italia siamo ancora al prodotto confezionato di dieci minuti (e spesso in dieci giorni).

11:30
7 dicembre 2010


lia courrier

Vigevano

Member

posts 23

Ciao Luna.

Condivido pienamente quello che dici quando parli della necessità di rispettare i tempi di ognuno nella fase iniziale del progetto. Non è una questione di età, ma di peronsalità individuale. Io, che mi considero una veterana, non sarei in grado di affrontare una prova aperta quando sono ancora in fase embrionale del progetto, lo considererei una violenza vera e propria. Però è vero che il bando era impostato così, quindi chi ha deciso di partecipare sapeva benissimo a cosa andava incontro….certo…tutto dipende sempre da COME si fanno le cose…però comunque anche per me sarebbe un bello scoglio, che preferirei non trovarmi davanti. Anche per questo, una volta letto il bando, ho preferito non partecipare.

Per quanto riguarda invece l'essere comprensivi io la vedo in modo diverso. Io credo che non si debbano fare le cose per forza. Se un programmatore/direttore artistico non ha fondi disponibili per pagare le persone, sarebbe meglio che non facesse nulla, piuttosto che fare per forza a spese degli altri. Il fatto che Valentina ha detto riguardo al pagamento dell'agibilità secondo me è una cosa gravissima, tanto più che la data (a quanto ho capito) non era retribuita! valentina non avrebbe neanche dovuto chiedere che le fosse pagata l'agibilità, ma doveva essere un pensiero automatico. Trovo assurdo che una vincitrice di un bando si trovi davanti delle date non retribuite.

Questo non vuol dire che non capisca le difficoltà affrontate da Annamaria e Mario, perchè posso solo immaginare come sia difficile portare avanti un bando con i propositi del Gda, ma non capisco perchè farlo se non ci sono le certezze di poter garantire i requisiti minimi alle persone che partecipano….nonchè alla vincitrice!

Quindi la mia tolleranza in questo senso non è disponibile, non pervenuta, assente. 

Se non ci sono le condizioni minime non si danza. Per me tolleranza zero per chi pretende il nostro lavoro gratuitamente. Non ci sono scuse.

Parlo in generale e non solo in relazione a questo evento in particolare.

14:21
7 dicembre 2010


luna

Member

posts 40

Colgo l'occasione del post di Lia solo per chiarire un aspetto formale della questione, che forse non è chiarissimo ad alcuni.

Questo blog è uno spazio libero, e perypezye svolge solo un lavoro di amministrazione. Gli artisti che scrivono non sono fomentati da nessuno, e ognuno si prende la responsabilità di ciò che scrive. A volte, come in questo caso io con Lia, non siamo d'accordo tra di noi, abbiamo pensieri diversi, li esprimiamo e ci rispettiamo. Chiunque può scrivere sul blog, se è interessato ad un confronto su temi specifici…

Poi mi viene da fare una piccola considerazione, molto pacata ma onesta.

Gli artisti che hanno scritto e si sono esposti sono giovani, non famosi né possiedono alcuna posizione di potere all'interno di un sistema. Sono i deboli, gli ultimi anelli della catena. Ed è questo che siamo, noi artisti.

I problemi che gli organizzatori devono affrontare sono incredibili, e io rispetto molto questa categoria di persone che fa il proprio lavoro con onestà, per passione, con pochi soldi, e in uno stato che non sostiene nulla.

In mezzo a questo però noi artisti ci troviamo anche quotidianamente ad avere a che fare con persone che fanno progetti finti di promozione dei giovani, solo per fare degli scambi o ottenere privilegi, mettono in cartellone dei progetti che essi stessi non stimano sempre per fare degli scambi e ottenere privilegi, pagano i grandi artisti tanto e poi fanno le serate giovanili al massimo a rimborso spese, se va bene, e mai con la scheda tecnica richiesta, non fanno il proprio lavoro di promozione perché comunque i soldi li prendono lo stesso e l'artista in sala si trova 15 persone e nessun operatore, eccetera. Con questo abbiamo quotidianamente a che fare, forse per questo a volte non si riesce a restare calmi.

Ma io penso, e in questo sono d'accordo con Valentina, che se si comprendessero un pò di più le difficoltà reciproche, sarebbe un bell'incontro. E che chi fa il proprio lavoro con mille difficoltà, ma seriamente e trasparentemente, dovrebbe essere insieme, fare fronte comune.

17:03
7 dicembre 2010


Mario Nuzzo

Member

posts 5

Post edited 17:06 – 7 dicembre 2010 by Mario Nuzzo


Ciao David, apprezzo la tua dialettica ma credo che tu abbia travisato il senso dei miei interventi. Non ho alcun interesse a fare incontri privati con te, mi stavo semplicemente chiedendo se non fosse più opportuno, vista la gravità delle tue accuse, parlarne. Parlare, alle volte, come ti ha scritto anche Valentina, rende più semplice spiegare e rispondere. Non ho invece per nulla apprezzato il ribaltamento operato sul post di Valentina: nessuno (nemmeno lei, naturalmente) si è permesso di dire che le tue/vostre critiche siano banali o il frutto di un "capriccio", ma tu hai voluto per forza vedere nel suo racconto una mancanza di solidarietà o l'assolutizzazione di un punto di vista.

Come potrai capire, in questa maniera, con questa continua condanna e polemica da parte tua, è molto difficile proseguire un dialogo senza pensare che si tratti di un processo il cui esito sia già stato definito da chi ha voluto iniziare la discussione. Ma continueremo a farlo con la speranza che questo serva a capire, come ho già detto, che di marcio non ce n'è per nulla.

Domenica c'è stato un incontro da Ariella Vidach e sono intervenuti alcuni organizzatori e molti artisti (giovani e meno). La discussione è stata proficua (o almeno così mi è sembrato) e ci sono stati parecchi momenti di dialogo e confronto esperienziale, umano e artistico. In questo forum ci sono alcune persone che erano presenti e che hanno parlato durante quell'appuntamento e potranno confermarti o meno le mie parole.

Grazie

Mario

18:08
7 dicembre 2010


lia courrier

Vigevano

Member

posts 23

COMUNICO UFFICIALMENTE DI ESSERE D'ACCORDO CON LUNA PAESE! :-)

19:53
7 dicembre 2010


Sara

New Member

posts 1

Ciao a tutti, 

siamo Sara e Francesca di opera_di_polvere, e vorremmo condividere la nostra esperienza su GDA Lombardia, siccome il nostro gruppo era uno dei finalisti del 2010.

La testimonianza di Silvia rispecchia la maggioranza delle nostre impressioni sulle modalità di svolgimento del Premio.

Confermiamo tutto ciò che Silvia ha riportato e vorremmo aggiungere solo qualche contributo (perdonate la schematicità ma non siamo avvezze a scrivere sui blog, ma questa volta ci sembrava importante partecipare).

1. Il collettivo opera_di_polvere nasce praticamente con GDA. Il Premio, con la sua durata, il suo percorso e le sue scadenze ci ha spinto a lavorare sulla nostra prima vera produzione, e ci ha fatto sentire la necessità di mantenere una continuità e un' identità  come gruppo creativo. 

2. SALE PROVA: importante avere la possibilità di usufruire di spazi gratuiti altrimenti introvabili a Milano, pur dovendo sempre sottostare a una programmazione che comprendeva le necessità di 5 gruppi diversi in spazi già occupati anche da altre attività. Nella consapevolezza di queste condizioni, dobbiamo dire di aver sempre trovato da parte degli organizzatori la massima disponibilità nel venire incontro alle nostre esigenze di orari.

3. DRAMMATURGO Luca ci ha consigliato molto materiale che poi non è entrato nella drammaturgia dello spettacolo finito, ma sicuramente la sua presenza ci ha fatto riflettere più a fondo su come far evolvere la performance. Diciamo che più che contributi, ha fatto sì che ci ponessimo delle domande, il ché non è da sottovalutare.

Nota di demerito: oltre a non esserci alla presentazione di dicembre, per motivi di lavoro (perdonato), la cosa che ci è parsa grave è stata che all'incontro di fine gennaio (ultimo col drammaturgo) non avesse ancora visto o avuto modo di vedere i video degli studi.

4. BRERA Incipit/tipicN1 non si sarebbe potuto fare senza il contributo dell'equipe di Brera. Abbiamo visto lavorare le ragazze fino a orari impensabili, con la massima disponibilità. Noi, un pò preoccupate per le nostre necessità scenografiche, abbiamo iniziato a sollecitarle per una collaborazione sin da subito, e abbiamo avuto il primo prototipo del vestito-scenografia-proiettabile già per la presentazione di dicembre. Anche noi abbiamo deciso di non indossare per la finale i vestiti realizzati da loro che ci erano arrivati pochi giorni prima, in quanto non rispecchiavano la nostra idea. Senza nulla togliere al loro lavoro, avevamo un'idea diversa che forse non siamo riuscite a spiegare. Questo può succedere quando si collabora con persone fino a poco prima sconosciute, con cui non si ha avuto modo di sviluppare un gusto comune..

5. PRESENTAZIONI DEL WORK-IN-PROGRESS Per motivi di salute, nel periodo di presentazione degli studi, noi non abbiamo potuto partecipare nè a Purosangue nè alla data di Bergamo. Crediamo che sia bene proporre queste possibilità ma non renderle obbligatorie. E' una cosa delicata e ogni creativo sceglierà per sè. Abbiamo presentato una forma di studio allo Spazio Mil in un evento non legato al GDA e ci è stato molto utile perchè le riprese fatte in quell'occasione ci hanno permesso di creare un trailer fondamentale per presentare lo spettacolo. Della serata di dicembre noi non abbiamo ricevuto alcun video valido per tirarne fuori un trailer. Il video in pessima risoluzione e a camera fissa è arrivato dopo circa un mese da Silvia che si è operata per farcelo avere.

6. COMPETENZE ACQUISITE Buona la formazione sull'illuminotecnica. Grazie a Casati (disponibilissimo) e ai ragazzi del outoff (cari ma presi alla sprovvista) abbiamo imparato a fare scheda e piano luci e a spiegarla in poco tempo. 

Inoltre è stato utile poter vedere che tipo di progetti cartacei e multimediali arrivano in una casa di produzione, per imparare a presentare al meglio il proprio lavoro.

7. FORMAZIONE E MANTENIMENTO Buoni i workshop, siamo d'accordo con Vale e Silvia. Carente l'offerta di lezioni proposte dalle strutture partner. Solo il cimd di Franca Ferrari ha offerto open classes senza obbligo di prenotazione o massimo di persone iscritte. Insomma, una formula open, l'unica che poteva davvero essere conciliata con i cambiamenti di orari di sala prove e gli impegni lavorativi professionali che abbiamo dovuto continuare a mantenere, ovviamente.  

8. DISTRIBUZIONE All'inizio sono stati chiesti video di studi o progetti precedenti per mandarli 'all'Estero'. Non sappiamo se questi video sono stati mandati e rifiutati o se non sono davvero stati distribuiti, ma comunque a metà del percorso ci è stato detto che non era interesse di ArtedanzaE20 nè produrci nè promuoverci. Insomma, non c è stato promesso nulla, anche se ovviamente noi ci speravamo..Delle 15 date al di fuori del Premio che ha fatto Incipit/tipicN1, 2 sono state organizzate da GDA, una a rimborso spese e una a cachet. In tutte le date tranne quelle dell'OutOff e della finale, l' Enpals l'abbiamo pagata noi sia per i performer che per gli eventuali tecnici.

 

Direi che è tutto… Queste cose sono comunque già state riferite in una riunione post-finale con Anna e Mario e tutti i finalisti che hanno esposto i loro feed-back, in modo che le prossime edizioni, che ci auguriamo ci siano, possano migliorarsi.

A presto, magari anche live, in giro per Milano fra teatri e manifestazioni contro tagli.. :)

Sara e Franci

12:14
8 dicembre 2010


david

Member

posts 17

Gentile Mario,

Rispetto a quella che sembrerebbe una citazione presa dal repertorio del
nostro stimatissimo presidente del consiglio:

“…molto difficile proseguire un dialogo senza pensare che si tratti di un
processo il cui esito sia già stato definito da chi ha voluto iniziare la
discussione.”

…vorrei ricordarle che (come ha giustamente scritto Luna) io non sono nelle
condizioni e non ho il potere per fare un processo mediatico a chicchessia. Non
conto nulla di più di chiunque altro e la mia parola vale come quella di tutti.
Io ci rido su se lei mi da tutta quest’importanza, e guardi, Mario ci rida su
anche lei, suvvia, non deve temere me perché, come più volte lei ha ribadito,
io (per essermi autodenunciato e ritirato dal premio) non merito stima e
tantomeno risposte.

Prova ne è che le risposte alle mie domande, ai miei dubbi, non sono ancora
arrivate. Proprio perché forse con me non vale la pena sprecare fiato. Non so
come spiegarmi questa reticenza. Ma le dirò, io ho fiducia, chissà un giorno le
risposte arriveranno.

Un processo mediatico lo può fare chi detiene il potere, non un artigiano
della danza che per eccesso di entusiasmo crede ancora fermamente che valga la
pena partecipare a premi e vetrine perché l’unione fa la forza, e che per sostenere
un progetto culturale valga la pena sempre correre il rischio.

Sono un artista e come tale so di non contare nulla dal punto di vista di
chi si occupa di politiche culturali, tant’è che alla tavola rotonda alla quale
lei fa riferimento io non sono stato né invitato e ne potevo saperne dell’esistenza
vista la scarsa circolazione di informazioni.

Sono un lavoratore fragile si, ma non acido e depresso. Mi reputo
discretamente capace tanto che la stessa organizzatrice regionale del premio,
colei che ora trova tedioso rivolgermi la parola, mi chiamò alla notizia del
mio ritiro cercando di convincermi a rientrare perché il mio lavoro poteva
forse passare. Ma decisi di non farlo, nonostante tutte queste conferme, e lo
feci per correttezza e onestà intellettuale e poi per quella che secondo me era
una oggettiva presenza di irregolarità al momento della selezione.

Mario, dovevo far finta di niente? I tentativi di farmi cambiare idea da
parte dell’organizzatrice confermano che forse potevo comunque andare avanti
nella gara, ma il mio rifiuto come se lo spiega? La mia è stata una presa di
distanza da una modalità di selezione che non stava, a mio parere, avvenendo in
modo impeccabile.

E visto che, dalle sue parole ho colto che, come organizzatori volete
puntare all’eccellenza (viva iddio!) mi è sembrato giusto continuare a
riflettere se sia il caso o meno di apportare qualche modifica e qualche
accorgimento alle modalità di selezione per assicurare al progetto una qualità
in tutte le sue fasi.

Perché dovrei dubitare della sua buona fede? Io non la conosco come non
conosco a fondo la signora organizzatrice, per cui, quando decido di palesare
dei dubbi lo faccio aspettandomi da parte vostra serenità e voglia di
migliorare un progetto che merita di essere migliorato, perché poi sarò io il
primo a tentare di farne parte il prossimo anno. Parteciperò e se noterò ancora
anomalie continuerò a dire la mia sino alla morte!

Nessun processo mediatico se non al fatto che dopo il mio ritiro abbia
optato per sfogare la frustrazione in un mc Donald’s! Mi sento in colpa solo ed
esclusivamente per aver mangiato un happy meal!

Quando qualcuno mi fa notare qualcosa del mio lavoro che potrebbe essere
migliorato, io sono abituato ad ascoltare, fare tesoro. I miei punti deboli, le
mie fragilità d’artista non sono cose da nascondere ma aree di miglioramento
che danno un senso profondo alla tanto anelata maturità professionale.

Che razza di processo mediatico potrei fare io se sono stato il primo a
denunciare il mio ERRORE nell’aver mandato un progettino nato 6 mesi prima
della selezione?

Cosa potrei mai giudicare io se sono stato il primo a dire che quando si è
giovani, colti da insicurezza e voglia di far bella figura, quando non si hanno
soldi per una sala prove, certi errori si fanno?

Mi risulta strano concepire un processo mediatico che nasce da chi per primo
si fa portavoce di una fragilità. Da quando uno che vuole fare un processo
mediatico a qualcun’altro mette il suo nome e cognome alla gogna rischiando di
passare per un disonesto? Ma no, Mario, ci rifletta su.

Pertanto la prego, mi dia delle risposte su questo Forum rispetto a quello
che chiedo, così mi mette a tacere una volta per tutte, io ritorno a fare il
mio lavoro di ricerca intellettuale e lei porterà avanti con orgoglio il suo
progetto.

Su una cosa siamo d’accordo Mario: il dialogo! Quindi sono tutto orecchie…io
ho parlato troppo, ora voglio ascoltare e accogliere tutte le eventuali
risposte inerenti ai fatti!

Non trovo nulla di tedioso nell’ascoltare e nel rispondere, anzi sarebbe un modo
per venirci incontro attraverso una piazza democratica chiamata Forum!

Buona giornata

davide

13:17
8 dicembre 2010


luna

Member

posts 40

Poi me ne vado, che non c'entro nulla…

Rispondo a Mario rispetto all'incontro tra giovani e operatori; è vero, è stato molto interessante, e vorrei che ci fossero più occasioni di incontro del genere, pubbliche e in cui ci si possa confrontare su dei temi, e sempre più frequentate da artisti e operatori. è difficile trovare delle occasioni di dialogo, in questo momento mi sembra necessario e utile farlo sempre di più.

Quindi maggior dialogo e confronto, su blog, dal vivo in tavole rotonde, in discussioni.

Personalmente non amo molto il mezzo scritto perché lo trovo più ambiguo che l'incontro di persona, ma anch'io nel tempo mi sto adeguando, perché è giusto che su temi di interesse generale ci sia un bacino più ampio. Personalmente non amo le polemiche troppo accese, perché non è la mia modalità di confronto preferita, ma credo che anche dalla polemica si possa trarre un ottimo spunto per un dialogo. Se il tappo è saltato su questa questione, forse è perché è stato troppo a lungo compresso, mi viene da pensare. Allora questa occasione potrebbe essere un buon inizio per ricominciare a parlarsi e dirsi le cose che non vanno, come abitudine, e serenamente, senza contenimenti e scoppi improvvisi. Spesso gli artisti si lamentano tra loro senza il coraggio di parlare pubblicamente, e questa è un'abitudine che dovremmo sradicare. Mi sembra un buon inizio.

13:20
8 dicembre 2010


gius_perypezye

Admin

posts 273

ciao Mario, non sono intervenuto e non intervengo sulla questione gda. Ma quando scrivi "è molto difficile proseguire un dialogo senza pensare che si tratti di un processo il cui esito sia già stato definito", ti chiedo: davvero ti senti sotto processo in questo forum?

Giuseppe

21:49
8 dicembre 2010


Franca Ferrari

Member

posts 7

ciao a tutti,
sono Franca Ferrari e ho fatto parte della giuria del gda e avendone seguito almeno in parte il percorso naturalmente mi sono fatta un’opinione. Premetto che dico ciò che ho capito e penso io e non pretendo che sia la verità. A me sembra sempre ovvio e anche giusto che ognuno parli a titolo personale ma vedo che non sempre viene preso bene, credo che senza ciò non sia mai possibile aprire una discussione e che invece le discussioni siano sempre proficue. Ci troviamo in questa situazione perché per anni non abbiamo mai comunicato e il nostro modo di pensare e lavorare è stato limitato proprio dall’isolamento.

Iniziamo dalla presentazione dei lavori alla giuria, che è forse il fatto che più ha colpito Davide. Devo subito dire che molto ci sarebbe da fare e anche tra giurati e organizzatori ce lo siamo detti già dopo le prime giornate:

-i criteri non erano molto chiari perché da un lato c’era l’età, ma poi c’era il fatto che il lavoro né mi sembra la compagnia doveva avere già un’esperienza del tutto comprovata e definita perché si trattava anche di un progetto di tutor e infatti alcuni lavori più chiari, definiti e maturi sono stati esclusi per questo motivo, e altri erano davvero neanche dei lavori, e la presentazione a volte pessima, insomma devo dire che abbiamo fatto davvero un grande sforzo per sceglierne 5, e mi sembra che nelle altre regioni non si siano scelti lavori così inesperti (vedi Silvia Gribaudi e altri). Si è visto che manca anche l’esperienza di presentarsi. Alla fine anche qui negli “inesperti” ha vinto la più esperta comunque e forse qualcuno ha pensato che la gara fosse un po’ impari. Certo che il lavoro di Valentina quando l’ha presentato alla selezione praticamente non c’era, c’era solo l’idea così come gli altri. Personalmente non ho capito se era il rispetto del bando Cariplo che ha portato a questo. Comunque diciamo che per il prossimo GDA secondo me si dovrebbero chiarire i criteri e anche fare una preselezione più accurata.
Vi assicuro che guardare tutti i lavori di seguito ha dato davvero l’idea della difficoltà della nostra regione, ma d’altro canto ha anche messo in chiaro come ci sia bisogno di tutto e quindi di cercare di costruire a ogni costo.
Come giuria abbiamo proprio cercato di essere costruttivi. Tra parentesi posso testimoniare che Susanna Beltrami non ha sostenuto i suoi e spero di non averlo fatto nemmeno io, Elisa Vaccarino aveva sollevato la questione che noi eravamo insegnanti in città, d’altro canto però anche Vidach e Guatterini erano state invitate ma non hanno voluto partecipare, a quel che so, comunque anche su questo si può discutere, penso anche che la giuria iniziale debba anche essere quella finale e a quel punto nessuno della giuria dovrebbe fare formazione per rimanere più neutrale, per esmpio. Ma la cosa essenziale è avere criteri chiari, poi un criterio è sempre una scelta.

-opere inedite: come ho detto prima, se erano già edite non erano di sicuro già definite. e dobbiamo pensare che a volte si presentano i lavori in occasioni dove non si chiede molto e che anche qui non è colpa del GDA se nella nostra regione le difficoltà sono davvero altissime, credo davvero peggiori che nelle altre regioni. Capisco Davide, ma d’altro canto nella situazione in cui siamo e con le difficoltà di lavoro che ci sono a me sembra che non dovrebbe esserci il criterio dell’inedito e forse la sua è stata una scelta apprezzabile e giusta ma forse un po' eccessiva, forse troppo intransigente con se stesso.

-la formazione dei partecipanti: anche questa decisione dipende dai criteri di ammissibilità.
Anche riguardo a ciò che ho offerto: qualcuno abbia apprezzato la possibilità che ho dato di partecipare alle lezioni del CIMD liberamente,  ma certo se non si faceva la scelta dell’inesperienza e del tutoraggio forse non avrei fatto questa offerta perché forse ci voleva qualcosa di specifico, studiato apposta per quelle compagnie, anche qui bisogna vedere e decidere. E non mi sembra che tutti siano stati contenti, mi sembra che desiderassero qualcosa di diverso.
-secondo me sarebbe importante che tutti poi facciano lo stesso percorso perché è un concorso e se si chiedono delle regole chiare bisogna anche essere disposti a avere dei doveri chiari, che a volte sono difficili per un artista. Per esempio: non ha senso che qualcuno si faccia fare i costumi e che qualcuno scelga di andare con altri costumi e che qualcun altro non faccia a tempo a averli. Se si sceglie l'accademia di brera per i costumi, tutti devono avere i costumi dell'accademia senza eccezioni.Da un lato ci vuole equità e dall’altro non ostacolare l’organizzazione con richieste troppo personali.

A questo punto passiamo alla parte costruttiva: le critiche è logico che ci siano perché alla fine delle mancanze ci sono però è stato anche il primo tentativo e iniziare le cose è davvero difficile, penso che il primo “vero” gda dovrebbe essere il prossimo e chiederei piuttosto di fare in modo che si faccia qusto prossimo gda e che ci sia modo perché tutti siano collaborativi e per fare sì che ciò avvenga secondo me è necessario che si faccia tesoro  dell’esperienza per prendere atto delle mancanze ancora più che di ciò che è andato bene, quindi al di là delle critiche, direi di cominciare a analizzare le mancanze e chiederei  anche a Mario e Annamaria di farlo insieme a tutti.
Mi sembra che dai commenti secondo me alcune “mancanze” possono cominciare a definirsi, le metto qui e spero che questo elenco si allunghi e che si possa ripartire da lì, la mia speranza è che il concetto di “mancanza” ci faccia uscire da quello di critica, accusa, colpa, merito ecc ecc:

PRIME MANCANZE
-criteri chiari di ammissibilità
-le prospettive di circuitazione per il vincitore
-le prospettive di circuitazione per gli altri selezionati
-la formazione dei partecipanti:  dipenderà dai criteri di ammissibilità ma vorrei sapere senza peli sulla lingua se è sentita come necessità nell’ambito del concorso
-stabilire lo stesso percorso per tutti i partecipanti

Bisogna comprendere che un concorso  non è veramente il momento in cui un artista si esprime al suo meglio e che l’artista non sarà mai completamente libero, già il fatto della “gara” è un concetto antiartistico.

Io penso che l’artista dovrebbe essere supportato in quanto elemento necessario alla società, ma non è certo un concorso l’occasione per questo ideale. Un concorso fa parte delle cose che si fanno per fare in modo che quest’arte possa vivere, fa parte degli atti di mediazione per mettersi in contatto con la vita “normale” e credo che dovremmo fare tantissimi di questi atti, nei paesi dove la danza vive queste cose sono all’ordine del giorno: anche in Francia se lo stato finanzia una compagnia, poi c’è un’ispettore che ne controlla l’immagine per esempio, quindi anche la scelta dei costumi ecc. Infatti i concorsi e altre cose si chiedono perché sono o ci sembrano necessari alla sopravvivenza e alla diffusione dell’arte e d’altro canto da sempre gli artisti hanno avuto a che fare con la mediazione, da quando c’erano i mecenati che comunque chiedevano sempre qualcosa agli artisti e se la loro opera non piaceva al mecenate venivano sostituiti con altri, la totale libertà non è possibile e diventa subito abbandono e dimenticanza.

Penso anche che l’organizzazione del GDA riguarda in modo diretto il rapporto con il territorio e che è molto importante che venga accettato, che si viva come una vera occasione: non è come organizzare un festival, e portare compagnie già più o meno note.
Per questo penso che questo forum sia una vera opportunità e spero che Annamaria non pensi più alla diffamazione  ma sono certa che è stato solo un momento di disorientamento (che capita a ognuno nel momento delle critiche) e che coglierà questa occasione. Questo forum dimostra che c’è un ambiente ricettivo, che un territorio esiste anche qui e che si avvicina il momento in cui dobbiamo proprio fare forza comune.
Spero di avere detto qualcosa di utile
Franca

22:04
8 dicembre 2010


Giovanni Perypezye

Milano

Admin

posts 41

Ciao a tutti e grazie a Franca per la bella disamina che, nonostante la lunghezza, offre una sintesi interessante della questione.

Anch'io avrei una domanda, che però propone uno sguardo un po' più di insieme sulla situazione e si ricollega a quanto Franca stessa ha scritto sul tema del rapporto tra GdA e territorio. Riguarda quella 'galassia' di progettualità che chiamerò Anticorpi (insomma, per capirci, tutto ciò che muove GdA, Explo, Anticorpi, le vetrine varie, Ammutinamenti, ecc.). 

Il fatto che Anticorpi abbia un referente unico in ogni regione, rappresenta oggi un modello che funziona o ha dei limiti?

E' una domanda che rivolgo sia a Mario e Annamaria, sia ai responsabili nazionali di Anticorpi.

Grazie.

23:22
8 dicembre 2010


Franca Ferrari

Member

posts 7

sono d'accordo con la domanda che si pone Giovanni, tieni tu un resoconto delle mancanze?

aggiungerei già la tua osservazione, manca una rete dell'organizzazione lombarda mi sembra. Credo che ogni regione dovrebbe aggiungere la sua rete alle reti delle altre regioni e così diventerebbe più importante.

E' un po' tardi, sono chiara?

13:43
9 dicembre 2010


Giovanni Perypezye

Milano

Admin

posts 41

Credo che già il forum sia un registro più che efficiente di tutta la discussione (non solo delle mancanze ma, non dimentichiamolo, dei punti di forza del GdA). Ne' io ne' Giuseppe riusciamo a tenere il diario di tutte le discussioni che accadono qui dentro. E poi credo che gli stessi diretti interessati stiano seguendo e tenendo traccia di tutto.
Buon proseguimento!

17:21
9 dicembre 2010


luna

Member

posts 40

Grazie Franca,

è stata molto bella, al di là della questione in sé, la tua riflessione. Me ne fa venire in mente un'altra, che forse potrebbe essere uno spunto per un'altra discussione, non relativa a questo premio in particolare.

Mi riferisco alla questione dell'artista e della committenza; ovunque l'artista è in contatto con la comunità, sarebbe impensabile nel 2010 pensare a delle produzioni senza tempi, step e confronto con il pubblico. Penso però a qualcosa che al pensiero sembra paradossale: pensiamo se tutti i mecenati avessero lo stesso gusto, o molto affine, o che si possa mettere in due o tre tipologie…sarebbe un disastro per chi propone un tipo di lavoro diverso. E fin qui, tutto bene, rimarrebbe un problema individuale.

Però io mi chiedo se l'uniformità di pensiero e gusto che sta colpendo l'Italia, su tutti i livelli, e tanto più pericolosa quanto più impercettibile, non sia dovuta per esempio a uno stato politico presente, per esempio, alla mancanza di senso critico che viene insegnata a tutti noi, per esempio, e a cui ci abituiamo lentamente, fino a non distinguere quasi niente e a non riuscire più a mettere in discussione niente.

Io penso che ogni tanto, se tutti, in primis gli artisti, ci fermassimo un secondo e ci interrogassimo sui meccanismi di potere e politici di cui siamo parte per il solo fatto di essere in una società, qualcosa cambierebbe…E la resistenza a questo disastro dovrebbe partire dal basso e da ciò che abbiamo intorno.

No?

Forse si potrebbe aprire una discussione su questo argomento….

18:04
9 dicembre 2010


Franca Ferrari

Member

posts 7

sì Luna, si potrebbe senz'altro aprire questa discussione e anche molte altre che riguardano l'artista e la sua relazione con la società, il suo ruolo importantissimo nella società, in ogni tempo e luogo. Credo che sia comunque importante che noi cerchiamo di essere chiari con noi stessi per capire in ogni momento dove siamo e cosa stiamo facendo e distinguere una questione dall'altra (cosa che sappiamo fare così bene da quando abbiamo cominciato a danzare).

Credo anche che le occasioni in cui dobbiamo mediare siano occasioni di creatività, anzi forse il momento in cui dobbiamo più acuire l'ingegno per non far soffocare l'arte, poi è tutta una questione di dosaggi: una discussione è ottima, un ostacolo interessante, un po' di piccante è buono, il sale giusto è ottimo, anche un po' di amaro non è male, ma se si esagera…

franca

18:12
9 dicembre 2010


luna

Member

posts 40

Sono d'accordo, e la metafora è bella.

Infatti questa è proprio un'altra questione…:)


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