19 maggio 2012

10 piccole idee per la cultura in città - the real one | Circolo d'idee | Forum

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10 piccole idee per la cultura in città – the real one

UserPost

16:00
20 settembre 2010


Giovanni Perypezye

Milano

Admin

posts 41

In vista delle elezioni amministrative del 2011 abbiamo pensato potesse essere bello proporre ai candidati un decalogo sulla cultura. Queste sono alcune idee che abbiamo buttato giù. Che ne pensate? Avete commenti, aggiustamenti, esperienze da condividere in merito? Possiamo farne un manifesto da proporre, ognuno, nella propria città? Scatenatevi.

1. Creare una pianificazione culturale triennale. Quali sono le linee guida della politica culturale della nostra città? Le realtà – organizzazioni, fondazioni, artisti – che operano sul territorio hanno bisogno di orientare la loro attività e le loro progettualità (nonchè il loro fund raising!). Procedendo a vista non riusciamo a dare continuità a progetti meritevoli, nè organizzare nuove iniziative. C’è sempre l’incognita: potrà interessare al comune?

2. Fare un piano di investimenti infrastrutturali per la cultura (stabilire una percentuale degli spazi da assegnare tramite bando a progetti culturali). Un pò sull'esempio dei Teatri Abitati in Puglia: destinare degli spazi a progetti culturali che siano in grado di aggregare più realtà in cluster o in rete, per essere sostenibili e inserirsi in reti transnazionali.

3. Fare investimenti di tipo immateriale sulla competitività delle realtà culturali che operano sul territorio (corsi di formazione, consulenze, incubatori, incentivazioni all'imprenditorialità). Questo aiuterebbe immensamente artisti e operatori a strutturarsi sul territorio, a non dipendere totalmente da finanziamenti comunali o pubblici, ma a trovare modi innovativi di esistere e creare. Questo tipo di investimento si rivela sempre il migliore, perché dura nel tempo e aiuta il territorio a crescere con le sue forze. Le organizzazioni e gli artisti si emancipano.

4. Attivare un registro on-line delle realtà culturali cittadine, da strutturare secondo ambiti e sotto-ambiti di azione (es. spettacolo dal vivo > teatro; spettacolo dal vivo > danza > danza contemporanea; arte > arti visive > mutimedia arts). Il registro sarà compilabile e aggiornabile direttamente dagli operatori, nell'ottica del crowdsourcing. Conoscere il proprio territorio è utile sia agli operatori che agli amministratori. Esistono già pratiche avviate in questo senso, a livello regionale, in Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto, finanziate dalle regioni ma attivate da organizzazioni private. 

5. Incentivi ai privati (imprese, aziende, persone fisiche) che sostengono progetti culturali di organizzazioni private. Attualmente i meccanismi di incentivi fiscali nazionali sono complessi e così macchinosi che nessun privato è incentivato a sostenere la cultura e gli operatori culturali non sanno neanche in base a quale legge o codicillo le erogazioni che ricevono sono detraibili dalle tasse. Occorre fare un sistema di incentivi comunali, semplice e diretto. Dovrebbe diventare più semplice con il federalismo fiscale. In questo modo le campagne di fund raising sarebbero più efficaci, coinvolgerebbero direttamente imprenditori locali, sgraverebbero l'assessorato alla cultura di numerose spese di gestione amministrativa e di contributi diretti. L'effetto moltiplicatore sarebbe notevole. Bisogna solo trovare lo strumento migliore.

6. Controllo etico sui progetti finanziati: stabilire un basilare codice etico a cui tutti gli operatori che ricevono fondi comunali debbano uniformarsi. Il codice regolerebbe un uso responsabile che viene fatto dei soldi pubblici e dovrebbe garantire che tutti gli artisti coinvolti siano retribuiti, cosa che al momento non avviene in tutti i casi. I controlli avverrebbero in fase di rendicontazione dei progetti che ricevono contributi comunali. 

7. Creare un fondo interassessorile di sostegno alla cultura. Questo sgraverebbe di molto il peso sull'assessorato alla cultura e incentiverebbe i progetti culturali di confine, l'interdiscilplinarieta' e la cross-fertilizzazione, sosterrebbe tutti quei progetti culturali che si intersecano con il sociale, la salute, il design, gli spazi pubblici. Verrebbero valutati da una commissione congiunta.

8. Creare un apposito fondo all'interno dell'assessorato alla cultura che sostenga progetti in linea con i temi di ciascun anno europeo (es. 2009 anno dell’innovazione; 2010 anno dell’inclusione sociale; 2011 anno del volontariato; 2012 anno del dialogo intergenerazionale). Questo incentiverebbe gli operatori a confrontarsi con le tematiche che vengono trattate in Europa e li aiuterebbe poi a proporre gli stessi progetti su programmi Europei, in partenariati allargati, facendo della nostra città uno snodo chiave per progetti culturali internazionali.

9. Cambiare modulistica di presentazione dei progetti e uniformarla alla modulistica europea, strutturata attorno ai concetti di scopo generale-obiettivi-azioni-impatto-disseminazione. Va da sé che questo abituerebbe gli operatori a strutturare i propri progetti in maniera tale da poterli poi facilmente presentare in Europa. 

10. Sostenere la produzione di nuova cultura (artisti, collettivi, compagnie di teatro e danza, musicisti, registi), finanziando direttamente i loro progetti produttivi. In tante città all'estero gli enti locali o distacchi territoriali del ministero (v. la Francia) intervengono direttamente per "far produrre" cultura agli artisti che risiedono sul loro territorio. La produzione di nuova cultura fa delle città ambienti più vivibili, più ricchi, con un maggiore "valore intrinseco".

17:48
20 settembre 2010


lia courrier

Vigevano

Member

posts 23

Bene. Ricominciamo daccapo.

Ho letto attentamente i punti che avete scritto e sono d'accordo con tutto.

Direi che il punto numero 4, relativo alla creazione di un registro delle realtà presenti, è un pò propedeutico a tutto il resto. Penso che attraverso questo lavoro di auto-registrazione, basandosi sull'esperienza di quelle regioni che lo hanno già fatto (possibilmente migliorandolo anche), le istituzioni comunali sarebbero costrette a fare i conti con una realtà che attualmente è a loro sconosciuta. E' un passo importantissimo, ma questo ce lo siamo detti tante volte.

Prima di tutto dobbiamo esistere. Credo che in Comune non abbiano idea di quanto effettivamente siamo, e siamo tanti! Questo censimento è un primo passo per dire: noi ci siamo, siamo qui e siamo pronti a partecipare, con la faccia e tutto il resto.

Anche il punto 6 mi trova assolutamente d'accordo. Dopo l'erogazione del finanziamento ci deve essere un monitoraggio sul lavoro svolto. Non necessariamente a livello artistico (cosa che comunque in altri paesi d'Europa si fa), ma -come scrivete charamente- a livello di rendicontazione. Sarebbe anche utile spingere affinchè gli spazi che vengono dati in gestione a compagnie e associazioni, spazi comunali, intendo, venissero messi a disposizione per un tot di ore all'anno per progetti residenziali. Questo si potrebbe collegare anche al punto 10, che riguarda la politica del sostegno "ai progetti". In altre parole mi piacerebbe che i luoghi che vengono assegnati ai gruppi o alle associazioni non diventassero dei luoghi "chiusi" ad uso e consumo della compagnia residente, facendo in modo che si crei maggiore apertura, scambio e collaborazione.

Per il resto direi che tutto è scritto egregiamente, e penso che in molti saranno d'accordo con i contenuti di questo documento.

Sono adesso curiosa di sapere come intendete trasmettere questa proposta. Ci sarà un'altra tavola rotonda in Comune? Avete voi dei contatti che ci possono garantire che queste bellissime idee arrivino effettivamente a chi di dovere? Si farà una raccolta firme sul web per sottoscrivere?

 

18:24
21 settembre 2010


Giovanni Perypezye

Milano

Admin

posts 41

Ciao Lia,

grazie per il tuo apporto.

Sul come far passare queste idee, credo dipenda da chi, dove e a chi le si propone. Noi possiamo parlare per la nostra realtà di Milano.

- Ora come ora, un possibile grimaldello per far entrare queste idee sono le Primarie di coalizione. Ci sono delle piattaforme on line dei candidati su cui è possibile postare o intervenire. Ovviamente non tutti i candidati sono così lungimiranti da instaurare un dialogo con gli elettori. Per quanto riguarda Milano l'abbiamo messa sulla pagina facebook di Andiamo Oltre (PD) e della Fabbrica di Nichi, dove stanno facendo delle operazioni di costruzione del programma dal basso. Siamo per ora gli unici che si sono occupati di cultura.

- Una volta superate le primarie c'è la campagna elettorale vera e propria, in cui i candidati sono pronti a firmare qualsiasi documento programmatico pur di non apparire scortesi. 

- L'idea della petizione on line è buona. Si potrebbe fare su facebook, ma dovremmo raggiungere una buona massa critica. Ce la facciamo? Potremmo fare anche dei video per la web tv?

- Tavole rotonde del comune non ne vedo all'orizzonte, ma ovviamente è un appuntamento istituzionale su cui far convergere queste idee.

- Nei comuni minori ovviamente è molto più semplice, essendo i rapporti personali più veloci da instaurare.

- Altre persone/istituzioni/cose cui chiedere?

 


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