27 maggio 2017

Cristina Rizzo

Cristina Rizzo è la coreografa italiana che più sperimenta su formati differenti e in mutazione a seconda delle esigenze del momento. Sembra che la sua necessità sia quella di rigenerare continuamente un interesse, dunque piuttosto che concentrarsi su una sola produzione da «repertorio» di volta in volta sembra concentrarsi sull’atto di creazione stesso, senza tregua.

Da Pasodoble, duo con video, in cui un’improvvisazione di tre minuti viene trasformata in composizione coreografica, a Dance N°3 in cui Cristina invita tre coreografi differenti a creare tre soli diversi a partire dalla stessa partitura, alle conferenze Ex-porno, Loveee alle Microdanze con un cane addestrato in cui la coreografa lavora con Gaia, un cane addestrato e in lontananza con Michele Di Stefano invitato a scegliere una playlist di brani musicali, i lavori di Cristina Rizzo sono collocabili in una continua invenzione, con grazia, senza tracce ingombranti. Sembra non avere un grande attaccamento agli « oggetti », ma piuttosto una continua mobilità e una disponibilità nell’attraversare percorsi non consequenziali.

Con lei parliamo di Pasodoble, produzione del 2004, di Microdanze con un cane addestrato (2011) e Loveee (2012) e del suo approccio alla produzione, con alcune riflessioni sull’arte, il mercato, le comunità e la grazia nel rapporto con il potere.

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