24 ottobre 2017

Christine De Smedt

Christine De Smedt è un’artista belga. Dopo gli studi in criminologia, si avvicina alle tecniche di ricerca sul movimento. Il suo lavoro si colloca tra la danza, la performance, la coreografia, il coordinamento, l’organizzazione e la cura di progetti artistici. E’ co-fondatrice della compagnia Les Ballets C de la B, che ha prodotto il suo lavoro dal 1993 ad oggi: il solo La force fait l’union, fait la force, il progetto itinerante nei Balcani Escape Velocity (1998) e la performance su larga scala 9×9 (2000-2005). Ha collaborato con Meg Stuart/Damaged Goods, Mette Edvardsen, Mårten Spångberg, Xavier Le Roy, Philipp Gehmacher, Vladimir Miller, Myriam Van Imschoot. Dal 2005 crea con Eszter Salamon nvsbl, dance#1 dance#2, e il progetto Transformers. Al momento lavora al solo 4 Choreographic Portraits e cura la residenza per artisti SummerIntensive.

Con Christine parliamo del suo primo solo, La force fait l’union, fait la force (1993), del suo ultimo progetto 4 choreographic portraits (con il supporto artistico e la collaborazione di Kristien van den Brande per l’elaborazione del concept, e di Bojana Cvejic, Vladimir Miller e Ana Vujanovic) e del suo approccio alla produzione in quanto artista non legata ad un protocollo di azione identico e immutabile ma piuttosto ad un continuo lavoro di spostamento, relazione e negoziazione su diversi piani.

Christine De Smedt costituisce la prima intervista della serie. Sorprendentemente, ho scoperto in un momento successivo che ha ricercato molto sulle interviste come strumento per sondare l’identità, personale e coreografica.

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