11 Dicembre 2019

Sara Shelton Mann

Sara Shelton Mann è coreografa, performer e insegnante dal 1967.  È stata una protégé di Alwin Nikolais e Murray Louis a New York City prima di trasferirsi in Canada dove ha incontrato Andrew Harwood e si è appassionata di Contact Improvisation.

Nel 1979 si trasferisce a San Francisco per lavorare con Mangrove, ora Mixed Bag Productions, di cui diventa direttrice artistica. Una delle sue prime esperienze è stata la compagnia Contraband, nata come gruppo performativo e terreno di ricerca che unisce principi del contact, sistemi fisici e pratica spirituale in un sistema unificato di ricerca.

Tra i suoi premi ci sono una John Simon Guggenheim Fellowship, 7 Isadora Duncan Awards, tra cui un premio speciale per “Erasing time: celebrating 30 years a radical dance legend” (Sara Shelton Mann con David Szlasa e Norman Rutherford), Djerassi Artist in Residence Awards, Headlands Center for the Arts Residency 2016, Lifetime Achievement Bay Guardian Award, 10 Women Who Made a Difference, Bay Guardian “Goldie” Award, Foundation for Contemporary Arts Grants to Artists award (2016).

La sua formazione Movement Alchemy è un progetto di insegnamento continuo ed è influenzata dai suoi studi su tradizioni metafisiche e curative. Il lavoro performativo di Sara è una piattaforma per la collaborazione e la ricerca nella coscienza.

Con Sara parliamo del suo lavoro di ricerca e in particolare un lavoro di CONTRABAND, Religare (1986;1989) con le musiche di Rinde Eckert, Gwen Jones, Richard Klein, Norman Rutherford; il set design di Lauren Elder. Le luci di Julian Neff. E con i performer e collaboratori Jess Curtis, Lauren Elder, Gwen Jones, Nina Hart, Keith Hennessy, Richard Klein, Sara Shelton Mann, Jules Beckman, Brenda Munnell, Norman Rutherford

Davide Valrosso – la danza, un amore a prima vista

 

Iniziamo l’anno 2019 con un’intervista molto intima con Davide Valriosso che ci racconta di come per lui la danza sia stato “amore a prima vista” e ci fa riflettere su tutti i possibili segreti che un corpo nasconde mentre si muove: cosa si cela dietro uno sguardo o dietro una postura?

Lo spazio coreografico di Daniele Ninarello

Daniele Ninnarello emoziona da tempo con la sua ricerca e in questa intervista condivide con noi la sua poetica dello spazio.

 

Marco D’Agostin – per una poetica della stanchezza

In un’atmosfera magica Marco D’Agostin ci parla di come sono nati due sue lavori, Everything is Okay e Avalanche.

Cosa significa essere stanchi? Quali scoperte ci permette di compiere la stanchezza?

E cosa significa archiviare?

In ultimo, Marco affronta un problema molto delicato: la danza ha, o può avere, un ruolo etico?

 

I due testi che Marco D’Agostin cita nel video sono:

Byung-Chul Han, La società della stanchezza

Peter Handke, Saggio sulla Stanchezza