17 dicembre 2017

Wam! Compagnie si uniscono.

Con Paola Ponti, della Compagnia Iris di Faenza, parliamo del loro progetto di Festival WAM, che ha coinvolto come organizzatori tre compagnie faentine (Iris, InOcula e Menoventi) e ha intessuto relazioni con molte altre realtà culturali della città, nell’ottica della sostenibilità e dell’unione. Un esempio virtuoso di rete, e una testimonianza dell’utilità che, per una compagnia di produzione, può avere vestire i panni di organizzatore.

Pagina FB di Wam

Sito di Iris

Comments

  1. Cara Paola…. chapeau!
    Sulla linea della non competizione ma della creazione di una proposta alternativa che sia alla pari delle altre realtà esistenti.
    Esplode la necessità di mostrare il processo e il risultato di una ricerca che coinvolga più arti in continuo dialogo tra loro.
    Dar forma concreta al bisogno di cimentarsi nell’organizzazione di un evento di ampia risonanza, creare una rete che respiri e che si faccia capofila di un progetto guida che sia in grado di contagiare con entusiasmo compagnie isolate nel labirinto dell’autoproduzione, trovare uno spazio fiero di ospitare un festival alla sua prima edizione.
    Intraprendere la strada del rischio investendo energia e tempo e passione.
    Qualcuno insegna che ‎”La felicità ha natura paradossale proprio perché è costitutivamente relazionale: una ‘vita buona’ non può essere vissuta se non con e grazie agli altri”. Solo attraverso griglie, relazioni, rapporti, scambi, incontri, si può accedere all’essenza esperienziale di progetti che altrimenti rimangono chiusi nelle nostre menti o tutt’al più appannaggio di pochi a cui concediamo l’accesso.
    Si viaggia ad alta velocità quando l’intento comune è il dono di parte di noi al mondo intero.

  2. Cara Annalì, davvero hai colto il senso più profondo di questa nostra iniziativa in una maniera sensibilissima…grazie.
    Dal nostro punto di vista, in tempi come questi, la competizione và sostituita dalla cooperazione, cercando di creare lo spazio per far emergere peculiarità, linguaggi, espressioni, spesso sotterranee o isolate, come dici tu.
    Dal mio punto di vista, la rete rafforza l’individuo, il singolo, i piccoli gruppi, diventa sostegno.
    Non è semplice passare da “creatori di performances” a “organizzatori di un evento” a livello concreto, ma sicuramente per noi che per primi ci confrontiamo con queste situazioni di isolamento e la difficoltà di fare rete, alla fine è stata una spinta quasi necessaria quella di correre il rischio, e di provare a creare noi stessi per primi lo spazio per l’intreccio, la griglia.
    Speriamo che questa griglia si possa consolidare, e intrecciare con altre.

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